R014 – Skellig

gennaio 31, 2011 § Lascia un commento

Autore: David Almond
Titolo: Skellig
(Tit. Or.: Skellig)
Edizione: Salani, 2009
(Ed. Or.: Hodder Children’s Books, 1998)
Traduzione: P. A. Livorati
Pag. 151
ISBN: 9788862560429 

Skellig è un romanzo per ragazzi di cui ho sentito parlare per la prima volta da Nick Hornby, in una delle sue due raccolte di articoli. Racconta la storia di Michael, un ragazzino di dieci anni che si è appena trasferito con i suoi genitori e la sorellina neonata in una casa molto bisognosa di lavori di restauro. Michael non è contento perchè la nuova casa è brutta, è lontana dai suoi amici ed è anche lontana dalla sua scuola. Inoltre sia lui che i suoi genitori risentono fortemente dei probelmi di salute della piccola di famiglia, nata prematura.
Certo Michael ha perso molto nel cambio di casa, ma ha anche guadagnato qualcosa: la piccola adorabile Mina, vicina di casa che studia in casa con la madre che sostiene che la scuola blocchi la creatività, e lo strano uomo di nome Skellig, che risiede nel suo diroccato garage.

Skellig è un romanzo breve e si legge in poco tempo, ma vi consiglio di rifletterci sopra, perchè le tematiche che sono graziosamente sfiorate dalla trama sono molteplici. Io, personalmente, ho trovato avvincente la capacità dei due protagonisti di accettare la diversità come qualcosa di positivo piuttosto che di pauroso. E ritengo che la conclusione che traggono dalla mera esistenza di Skellig sia un’idea talmente poetica, talmente incoraggiante e confortante, da valere da sola tutto il libro.

Probabilmente scrivere una recensione di questo romanzo non è la cosa migliore da fare, poichè la trama non è complicatissima e si rischia di dire qualcosa di troppo. Forse è meglio parlare di quello a cui Skellig vi farà pensare se lo leggerete. Vi farà pensare alla vostra famiglia, a tutte le persone malati e ai piccoli bambini che lottano per guadagnarsi il diritto alla vita. Vi farà pensare all’amicizia, a come può cambiare la vita e a come a volte la stupidità ci faccia rischiare di perderla. Vi farà pensare alla natura, alla pace che si prova davanti a certi spettacoli e a come anche i particolari più crudi del mondo naturale abbiano un loro senso e una loro bellezza. Vi farà pensare alla religione, o forse solo alla fede, alla speranza, e alla consapevolezza che siamo su questa terra per un motivo, anche se forse non è dato sapere qual è. Vi farà pensare alla magia, ma soprattutto ai miracoli che ogni giorno ci circondano. Leggetelo.

Votazione: 5/5

Annunci

Nella mia wishlist [ week 04 ]

gennaio 31, 2011 § 2 commenti

Come avrete ormai capito, mi è alquanto difficile evitare di inserire milioni di libri nella mia wish list. A volte mi sento frustrata perchè so che, obiettivamente, non riuscirò mai a leggere tutto ciò che mi interessa! Ma mi passa presto, scoprire nuovi libri è troppo divertente! Debbie Macomber è un’autrice che ho scoperto per caso su BookMooch. Questo A Good Yarn è il secondo volume del ciclo di Blossom Street. Questi libri raccontano la vita di una donna sopravvissuta al cancro per ben due volte, che decide di mettersi in gioco aprendo un negozio di lana e organizzando corsi per chi vuole imparare a lavorare a maglia. Di solito i suoi corsi attirano donne dei più svariati generi che passando delle ore insieme diventano amiche e si aiutano con i reciproci guai. Casalinghitudine di Clara Sereni è un libro che mi attira, ma obiettivamente non so se riuscirò davvero a leggerlo. Si tratta di una specie di ricettario e libro di ricordi insieme, un po’ datato, ma questo non è un problema. Stelle di cannella di Helga Schneider è invece un libro che desidero davvero molto: si tratta di un romanzo per ragazzi ambientato in Germania proprio nel periodo di nascita del nazismo. E’ ambientato in un quartiere dove i vicini hanno rapporti molto stretti che verranno però messi in discussione proprio dall’avvento della Storia.

Questi tre sono accomunati dai rapporti di famiglia. Le luci nelle case degli altri di Chiara Gamberale mi ha davvero incuriosito: è la storia della piccola Mandorla che, rimasta orfana di madre, viene adottata da un intero condominio perchè nessuno sa chi è il padre naturale della bimba. The Weird Sisters racconta la storia di tre sorelle che tornano nella casa d’infanzia per aiutare la madre malata di cancro. In realtà ognuna di esse è spinta al ritorno in famiglia da un diverso tipo di fallimento. La lettrice bugiarda di Brunonia Barry parla di una donna costretta a tornare alla sua città natale da un lutto di famiglia. Qui dovrà affrontare il suo passato e anche un segreto terribile che coinvolge la sua famiglia.

Non ho ancora letto nessun libro di Eric Emmanuel-Schmitt, ma spero di rimediare presto, e magari proprio con questo Ulisse da Baghdad che narra la storia di Saad, ragazzo normale cresciuto però in un paese sconvolto, l’Iraq, e delle sue peripezie per realizzare i suoi sogni. Ian McEwan è invece ormai uno dei miei scrittori preferiti. In Solar, il protagonista è “Michael Beard: basso, grasso, inverosimile seduttore, fedifrago patentato e marito seriale al quinto matrimonio”. Direttore del Centro nazionale per le energie rinnovabili, nemmeno nel lavoro Beard riesce a trovare stimoli. Almeno fino a quando non nota il suo sottoposto Tom Aldous, uno scienziato tanto brillante quanto ingenuo ed idealista. Infine Lionel Shriver, di cui ho letto solo un romanzo (Dobbiamo parlare di Kevin), bellissimo. Questo Effetti sconvolgenti di un compleanno mi è stato consigliato da Claudia/Lightblue: il banale compleanno di un amico, festeggiato senza il compagno che è fuori città, è l’occasione per Irina per interrogarsi sulle sue scelte.

Infine, i romanzi di genere: Frank Schatzing scrive così veloce, e tomi così enormi, che non riuscirò mai a riprenderlo, eppure questo Il quinto giorno (il primo da lui scritto) mi ispira molto. In tutto il mondo avvengono cose assai bizzarre, unico comune denominatore: il mare. E un enigma che potrebbe mettere in pericolo il futuro della razza umana. Collen Gleason è l’autrice della fortunata saga dei Gardella. Come dico sempre, una volta superato lo scoglio del primo romanzo, davvero banalotto e insipido, la saga merita. Questo è il quinto volume, Il bacio del vampiro dove Victoria deve affrontare i demoni! E per fare questo, dovrà chiedere aiuto all’arcinemica Lilith, che però chiede un prezzo davvero alto. Infine, Camilla Lackberg. Il suo primo romanzo, La principessa di ghiaccio, per quel che mi riguarda è stato un flop. Ma poichè io sono masochista, e comunque di questo secondo capitolo hanno parlato assai bene, e in ogni caso anche il primo si faceva leggere anche se parecchio insulso, eccomi qua con Il predicatore in wish list!

Buone letture e buoni acquisti a tutti!

Recensione 013 – Il lercio

gennaio 30, 2011 § 13 commenti

Autore: Irvine Welsh
Titolo: Il lercio
(Titolo originale: Filth)
Edizione: Mondolibri su licenza Guanda, 2000
(Edizione originale: Vintage Press, 1998)
Traduzione: Massimo Bocchiola
Pag.: 383
ISBN: no

Irvine Welsh è un autore scozzese molto famoso. E’ diventato tale grazie al suo romanzo d’esordio, Trainspotting, 1992, da cui il famoso omonimo film di Danny Boyle del 1996. Non ho mai letto Trainspotting, nè visto il film (qualche spezzone sicuramente sì), ma sono consapevole del linguaggio crudo e delle tematiche brutali tipiche della produzione di Welsh. Nonostante questo genere di narrativa non sia decisamente tra i miei preferiti, ho sempre desiderato leggere qualcosa di questo autore, che è molto amato da tanti lettori.

Il lercio è un romanzo narrato in prima persona da Bruce Robertson, un poliziotto scozzese, la cui vita è governata dalla ricerca del sesso, da cui è ossessionato, e dall’odio profondo che nutre praticamente contro tutti e tutto. Inoltre un grande ruolo hanno i “giochetti”, perfidi complotti rivolti ai colleghi, alle colleghe e in generale a tutte le donne della sua vita. La trama del romanzo dovrebbe seguire le indagini su un omicidio probabilmente a sfondo razziale di un nero nel pieno centro di Edimburgo, indagini capitanate proprio da Bruce, ma in realtà segue esclusivamente la vita da psicotico del protagonista. Attraverso alcuni espedienti narrativi come dei brevi capitoli narrati in prima persona dalla moglie Carole, e spezzoni narrati in prima persona dalla tenia, un parassita di cui Bruce soffre, veniamo a conoscenza del passato di Bruce. Nel presente invece seguiamo le sue peripezie sessuali e il tentativo di ottenere la promozione a ispettore.

Il linguaggio utilizzato da Welsh è davvero offensivo e pesante da sopportare. E’ presente soprattutto nella prima parte del romanzo, dove vediamo un essere sudicio, con un orribile eczema nelle parti intime, una tenia che interrompe la sua narrazione per invogliarlo a mangiare (schifezze, per lo più) una moglie lontana che dovrebbe a momenti tornare ma che nel frattempo lo ha lasciato in balia di se stesso, di un’evidente antipatia per la doccia che non viene mai nominata per tutto il romanzo, e di un’altrettanta evidente incapacità di utilizzare una lavatrice (per non parlare poi di sottigliezze come pulire la casa).

Ma è moralmente che Bruce provoca la mia nausea: un uomo in balia di istinti sessuali malati, che va a letto con ogni tipo di donna (incluse innumerevoli prostitute e anche una minorenne che induce al sesso orale ricattandola nel corso del suo lavoro come poliziotto). E’ inoltre un grande estimatore dei film e delle pubblicazioni pornografiche. Bruce raramente lavora, in compenso si produce in innumerevoli complotti per eliminare gli altri pretendenti alla promozione a ispettore, ma anche semplicemente per ridurre alla miseria tutte le persone con cui ha a che fare.

Nella seconda parte del romanzo, il linguaggio diventa quasi normale e c’è anche una parvenza di trama. Robbo Bruce perde sempre più la testa, mentre la tenia che vive nel suo intestino ci rivela interessanti particolari relativi alla sua infanzia e adolescenza, che spiegano in parte quello che è diventato. E’ questa la parte che salva (relativamente) il romanzo.


Il lercio non è davvero un libro da buttare, ma di sicuro non mi invoglia a leggere altri romanzi di Welsh. Il protagonista è un uomo con cui è davvero impossibile simpatizzare, anche se talvolta emergono degli sprazzi di umanità nel suo comportamento e nei suoi pensieri. La trama del romanzo è quasi inesistente, si tratta infatti della parabola discendente di un uomo che già partiva da un livello davvero terribile, e per di più di una parabola raccontata con una buona dose di ripetizioni. Personalmente posso tollerare un altro grado di crudezza in un romanzo, a patto però che ci sia un senso: un romanzo di denuncia per esempio. Ne Il lercio invece la sostanza mi sembra davvero poca e per questo non posso che bocciarlo.

Votazione: 2/5

Recensione 012 – Dark Angel

gennaio 28, 2011 § Lascia un commento

English Version

Autore: Sally Beauman
Titolo: Dark Angel
Edizione: Bantam, 1991 (Ed. Italiana: Sperling & Kupfer, 2001)
Pag. 824
ISBN: 0-553-28739-7

Sally Beauman è l’autrice de Il segreto di Rebecca (2001), il seguito di Rebecca, la prima moglie di Daphne du Maurier. Ho amato molto entrambi questi romanzi e volevo leggere qualcosa di più della Beauman. Lo scorso novembre ho trovato questo romanzo su BookMooch e l’ho richiesto.

La trentottenne Victoria Cavendish si prende cura del vecchio e malato zio Steenie con l’aiuto del suo padrino – e vecchio amico di Steenie – il famoso poeta Wexton. Dopo la morte di Steenie, Wexton suggerisce un viaggio all’estero per superare il lutto. Una volta all’estero, però, Victoria si rende conto di aver bisogno di sapere di più relativamente alla sua famiglia per poter proseguire con la sua vita. Sfortunatamente, la sola persona che può risolvere alcuni dei misteri del passato è la madrina di Victoria Constance, che non ha più visto dopo una brutta lite otto anni prima, una lite relativa all’uomo che Victoria stava per sposare. Una lite che mise una fine sia alla relazione filiale con Constance sia alla relazione d’amore con il suo fidanzato.

Nonostante questo, il bisogno di sapere di più sui suoi genitori, uccisi in Germania quando lei aveva dieci anni, e sulla loro relazione rovinata con Constance, che si prese cura di lei dopo la loro morte, spinge Victoria a volare a New York. Una volta lì, Constance si rivela impossibile da trovare, e anche le conoscenze in comune  rifiutano gentilmente di dare informazioni su di lei. Quando la sua madrina riesce a farle recapitare un regalo (un cumulo di vecchi diari) senza farsi vedere, Victoria decide di arrendersi e torna a Winterscombe in Inghilterra, la proprietà dove è nata, dove ha vissuto con i suoi genitori, e che ora è sua, ereditata dallo zio Steenie. Qui, circondata da tutti i memorabilia della sua famiglia, Victoria inizialmente resiste, poi cede al fascino del suo regalo. Quando apre il primo diario, il diario del 1910 del padre di Costance, all’epoca a Winterscombe per la cometa di Halley, Victoria – e noi con lei – viene risucchiata in un altro mondo, svelando la storia della famiglia Cavendish e quella di Constance.

Dark Angel è un romanzo avvincente e affascinante. E’ una saga familiare, ma non solo, è anche una storia di formazione, se questo termine è adatto visto che stiamo parlando di una donna ben oltre i trenta anni. E’ la storia di Constance, una persona affascinante e inquietante, la storia di un epoca che cede il passo alla modernità, è un romanzo sulla guerra. Attraverso una struttura di “storia nella storia” e organizzato su tre piani temporali diversi, Dark Angel è anche un giallo, e una storia d’amore. Il suo unico difetto è una certa lentezza in alcuni momenti, ma è assolutamente un difetto minore. I personaggi sono squisitamente descritti, anche perchè la Beauman usa un apprezzatissimo accorgimento letterario: quando il romanzo torna indietro al 1910, il lettore conosce già un po’ l’infanzia di Victoria a Winterscombe e i suoi genitori, ma non abbastanza da capire quale dei fratelli Cavendish sarà suo padre, e se la futura madre è già presente. Così il lettore è costretto a fare di nuovo la conoscenza dei personaggi, senza pregiudizi. L’approfondimento psicologico e lo sviluppo dei personaggi è incredibile: è impossibile dividerli in personaggi piacevoli e non piacevoli perchè sono più veri della verità, troppo complessi. Con la sua trama coinvolgente e impressionante trama, Dark Angel è destinato a vincere il vostro cuore.


Votazione: 5/5

Recensione 011 – Chosen

gennaio 27, 2011 § 2 commenti

Autore: P.C. e Kristin Cast
Titolo: Chosen (Tit. Or.: Chosen)
Serie: House of Night #3
Edizione: Nord, 2010 (St. Martin’s Press, 2009)
Pag. 311
Traduzione: Elisa Villa
ISBN: 8842916102

Chosen è il terzo volume della serie House of Night, creata dalla scrittrice P.C. Cast insieme alla figlia Kristin. Racconta la storia della sedicenne Zoey Redbird, che scopre di essere destinata a diventare un vampiro e si trasferisce quindi nella Casa della Notte, una scuola per vampiri.

Elenco serie (in corsivo quelli non ancora tradotti)

1. Marked
2. Betrayed
3. Chosen
4. Untamed
5. Hunted
6. Tempted
7. Burned
8. Awakened

Chosen si apre con il compleanno di Zoey, ma la nostra protagonista non ha molta voglia di festeggiare: forse perchè deve escogitare un modo per aiutare la sua migliore amica Stevie Rae, trasformata in un essere mostruoso nel precedente volume, ma ancora in possesso di parte della sua umanità. Oppure perchè deve rompere con il ragazzo storico Heath, un umano con cui ha creato per errore un Imprinting. Non aiuta il fatto che il suo perfetto ragazzo vampiro, Erik, cominci a essere geloso, o che il poeta laureato Lauren la corteggi con il suo fascino adulto.

Questo sembra il classico romanzo di passaggio. Non c’è molta azione, succedono poche cose e tutte verso la fine del libro, che si chiude decisamente in media res. Zoey passa il tempo a riflettere su come risolvere i propri problemi, facendo piani che poi non rispetta o che vengono impediti dagli eventi. Le situazioni si risolvono o evolvono in modo del tutto indipendente dalle decisioni e dalla volontà della protagonista, che assume un comportamento profondamente superficiale ed egoista. Le sue peripezie romantiche (che sono piuttosto prevedibili) e i conseguenti rimuginamenti rubano la scena a quelli che dovrebbero essere gli eventi principali: lo scontro con Neferet, le tensioni crescenti con il Popolo della Fede, la situazione di Stevie Rae. L’impressione è che le autrici abbiano voluto ridimensionare la perfezione di Zoey, facendole fare dei grossi errori che sicuramente avranno delle conseguenze.

Dei tre romanzi letti finora, questo è senza dubbio il peggiore. Nonostante gli aspetti negativi, quelli positivi sono ancora abbastanza da permettere un buon voto. Menzione particolare va ai personaggi di Stevie Rae e Afrodite, che sono sicuramente i migliori di questo episodio. Nel complesso Chosen rimane un romanzo godibile. E’ leggero, si legge velocemente riuscendo anche a non fare troppo caso al sempre più frequente linguaggio demenziale (bollicine marroni?). Spero che il prossimo volume sia migliore, che le autrici si concentrino sulle cose importanti dando spessore ai personaggi e alle loro relazioni. Altrimenti devo dare ragione ai molti commentatori di Amazon.com che hanno definito House of Night una serie con molto potenziale, ma non sfruttato. Anche così, i libri rimangono buoni libri da relax, ma temo che senza un po’ di sostanzo potrebbero presto diventare anche noiosi.

Votazione: 3/5

Recensione 010 – The Wish House

gennaio 25, 2011 § Lascia un commento

English version

Autore: Celia Rees
Titolo: The Wish House (tit. italiano La casa dei desideri)
Edizione: Young Picador, 2005 (Ed. italiana: Salani, 2007)
Pag. 216
ISBN: 0-330-43643-0

Celia Rees è un’autrice inglese di narrativa per ragazzi. In Italia è famosa soprattutto per il ciclo di due libri sulla stregoneria, Se fossi una strega e Il viaggio della strega bambina. The Wish House (tradotto in italiano: La casa dei desideri) è un romanzo di formazione ambientato negli anni Settanta. Anche questo è un romanzo per ragazzi anche se le tematiche esplicite e una certa ambiguità di fondo lo rendono forse un po’ inadatto.
South Wales, 1976: Richard ritorno al campeggio dove passa tutte le estati con i suoi genitori. Confinato con una madre apparentemente depressa che sta seduta tutto il giorno a fumare e leggere, e con un padre che va a pescare tutti i giorni, il quindicenne Richard scopre che la vecchia abbandonata Wish House è ora abitata dalla poco convenzionale famiglia Dalton. Incontra la loro figlia Clio e si innamora di lei. Passano le loro giornate giocando e facendo l’amore nella natura ma la loro relazione è in parte rovinata dal disagio di Richard relativamente alla famiglia Dalton. Anche se è affascinato dalla loro intimità e libertà, dalla loro noncuranza e amore per la vita, è anche incapace di accettare le lore idee di amore libero e il loro uso di droghe. Il padre di Clio, Jay Dalton, è un pittore e chiede a Richard di posare per lui. Mentre posa, Richard scopre alcuni inquietanti ritratti di Clio che lo fanno riflettere sulla sua relazione con il padre.
The Wish House non è una lettura semplice, prima di tutto per i più o meno accennati temi dell’adulterio e dell’incesto, ma anche a causa dell’immersione di Richard in una famiglia e in uno stile di vita esotici. I genitori di Richard non sono solo normali, sono convenzionali. Questo non significa che siano noiosi. Mi sarebbe piaciuto sapere di più di loro, mi sono sembrati borghesi insoddisfatti appena usciti da un romanzo di Yates. Richard è troppo giovane per capire il loro comportamento per esserne interessato, ma è il risultato della società di cui loro sono insoddisfatti (ma che sono incapaci di sfidare): convenzionale, disturbato da ogni comportamento inusuale che non è capace di classificare. Il suo incontro con la famiglia Dalton cambia il suo modo di guardare al mondo, lo rende più flessibile e aperto, anche se tutto ciò è un processo doloroso. Questo non vuol dire che i Dalton siano un modello di vita: è vero che sono tolleranti (per esempio la prima e la seconda moglie di Jay Dalton riescono a rimanere amiche) e vivaci, ma allo stesso tempo sono troppo tolleranti (il vino e le droghe e l’amore libero – che significa sesso libero e nudismo).
La narrazione dell’autrice è piena di suspence e devo ammettere che ho aspettato tutto il tempo una grande rivelazione sulla vera natura di questa famiglia, mentre in realtà il finale è piuttosto piatto.In ogni caso, il romanzo è molto buono se visto come uno stimolante racconto di formazione.
Votazione: 4/5

Recensione 009 – Vango. Tra cielo e terra

gennaio 24, 2011 § 2 commenti

Autore: Timothée de Fombelle
Titolo: Vango. Fra cielo e terra (Tit. Or.: Vango. Entre ciel et terre.)
Ed.: San Paolo Editore (Gallimard-Jeuness, Paris)
Pag.: 400
Traduzione: Maria Bastanzetti
ISBN: 978-88-215-6989-0

Vango. Tra cielo e terra di Timothée de Fombelle mi è stato gentilmente offerto per una lettura e recensione in anteprima (verrà infatti pubblicato il mese prossimo). Non mi sarei mai aspettata un’occasione simile, che mi ha fatto decisamente piacere. Inoltre, ho avuto la fortuna di incappare in un autore che avevo già notato per i suoi libri su Tobia.

La nostra storia inizia a Parigi nel 1934. Vango è davanti alla chiesa di Notre-Dame, assieme a un nutrito gruppo di ragazzi che stanno per essere ordinati sacerdoti. Ma la cerimonia viene interrotta sul nascere dal commissario Boulard, che cerca il nostro protagonista per arrestarlo. Vango non sa di che cosa lo vogliono accusare, ma sa di essere innocente. Nonostante questo, o forse proprio per questo, decide di scappare. Nel frattempo, mentre la polizia cerca di catturarlo – vivo, un personaggio misterioso cerca di ucciderlo a colpi di pistola.

Da questo momento in poi Vango sarà sempre in fuga attraverso l’intera Europa, mentre il narratore torna indietro nel tempo per spiegare – almeno parzialmente – il passato di Vango, approdato orfano in compagnia della sua bambinaia sulle rive delle Eolie. Nel passato e nel presente di Vango ci sono moltissimi personaggi – qualcuno storicamente esistito, altri no – decisamente interessanti, ognuno dei quali ha una storia da raccontare. I vari intrecci proseguono per tutto il romanzo, fino al climax finale che non arriva allo scioglimento, lasciandoci anzi agonizzanti e smaniosi di poter leggere il seguito.

Il finale interrotto bruscamente è forse l’unica pecca di questo romanzo per ragazzi, che per il resto mi ha decisamente affascinato. Si tratta di un romanzo di avventura, per giunta storico, una piacevole diversione in un panorame che sembra prediligere il fantasy. Io adoro il genere fantasy ma sono cresciuta leggendo non solo la Alcott e Dickens ma anche i romanzi di Verne e Dumas padre. Il fascino di romanzi che ambientano storie avventure e improbabili, ma non impossibili, in un misterioso passato è qualcosa che secondo me le generazioni più giovani possono solo invidiarci, e Vango. Tra cielo e terra è un romanzo che riporta direttamente a quelle atmosfere.

Vango. Tra cielo e terra è un romanzo da leggere con attenzione a causa dei salti temporali e dei numerosi personaggi e intrecchi. Ho letto recensioni un po’ perplesse da questa “complessità” oppure dalla poca centralità di Vango che dovrebbe essere il protagonista. Io ho apprezzato l’intreccio di trame, che richiede sì pazienza e attenzione ma ripaga attraverso il regalo di bellissime storie. Per quanto riguarda il protagonista Vango, sicuramente l’autore ha voluto lasciare intatti molti misteri relativi alla sua esistenza per affrontarli nel prossimo volume. Per questo a mio avviso spesso Vango è raccontato più dalle avventure dei suoi coprotagonisti che dalle sue stesse peripezie. Sicuramente queste caratteristiche vanno tenute in conto, ma se accettate la mia personalissima opinione non si tratta di deterrenti, infatti io consiglio caldamente la lettura di questo romanzo.

Votazione: 4/5

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per gennaio, 2011 su a bright shining lie.