Recensione 013 – Il lercio

gennaio 30, 2011 § 13 commenti

Autore: Irvine Welsh
Titolo: Il lercio
(Titolo originale: Filth)
Edizione: Mondolibri su licenza Guanda, 2000
(Edizione originale: Vintage Press, 1998)
Traduzione: Massimo Bocchiola
Pag.: 383
ISBN: no

Irvine Welsh è un autore scozzese molto famoso. E’ diventato tale grazie al suo romanzo d’esordio, Trainspotting, 1992, da cui il famoso omonimo film di Danny Boyle del 1996. Non ho mai letto Trainspotting, nè visto il film (qualche spezzone sicuramente sì), ma sono consapevole del linguaggio crudo e delle tematiche brutali tipiche della produzione di Welsh. Nonostante questo genere di narrativa non sia decisamente tra i miei preferiti, ho sempre desiderato leggere qualcosa di questo autore, che è molto amato da tanti lettori.

Il lercio è un romanzo narrato in prima persona da Bruce Robertson, un poliziotto scozzese, la cui vita è governata dalla ricerca del sesso, da cui è ossessionato, e dall’odio profondo che nutre praticamente contro tutti e tutto. Inoltre un grande ruolo hanno i “giochetti”, perfidi complotti rivolti ai colleghi, alle colleghe e in generale a tutte le donne della sua vita. La trama del romanzo dovrebbe seguire le indagini su un omicidio probabilmente a sfondo razziale di un nero nel pieno centro di Edimburgo, indagini capitanate proprio da Bruce, ma in realtà segue esclusivamente la vita da psicotico del protagonista. Attraverso alcuni espedienti narrativi come dei brevi capitoli narrati in prima persona dalla moglie Carole, e spezzoni narrati in prima persona dalla tenia, un parassita di cui Bruce soffre, veniamo a conoscenza del passato di Bruce. Nel presente invece seguiamo le sue peripezie sessuali e il tentativo di ottenere la promozione a ispettore.

Il linguaggio utilizzato da Welsh è davvero offensivo e pesante da sopportare. E’ presente soprattutto nella prima parte del romanzo, dove vediamo un essere sudicio, con un orribile eczema nelle parti intime, una tenia che interrompe la sua narrazione per invogliarlo a mangiare (schifezze, per lo più) una moglie lontana che dovrebbe a momenti tornare ma che nel frattempo lo ha lasciato in balia di se stesso, di un’evidente antipatia per la doccia che non viene mai nominata per tutto il romanzo, e di un’altrettanta evidente incapacità di utilizzare una lavatrice (per non parlare poi di sottigliezze come pulire la casa).

Ma è moralmente che Bruce provoca la mia nausea: un uomo in balia di istinti sessuali malati, che va a letto con ogni tipo di donna (incluse innumerevoli prostitute e anche una minorenne che induce al sesso orale ricattandola nel corso del suo lavoro come poliziotto). E’ inoltre un grande estimatore dei film e delle pubblicazioni pornografiche. Bruce raramente lavora, in compenso si produce in innumerevoli complotti per eliminare gli altri pretendenti alla promozione a ispettore, ma anche semplicemente per ridurre alla miseria tutte le persone con cui ha a che fare.

Nella seconda parte del romanzo, il linguaggio diventa quasi normale e c’è anche una parvenza di trama. Robbo Bruce perde sempre più la testa, mentre la tenia che vive nel suo intestino ci rivela interessanti particolari relativi alla sua infanzia e adolescenza, che spiegano in parte quello che è diventato. E’ questa la parte che salva (relativamente) il romanzo.


Il lercio non è davvero un libro da buttare, ma di sicuro non mi invoglia a leggere altri romanzi di Welsh. Il protagonista è un uomo con cui è davvero impossibile simpatizzare, anche se talvolta emergono degli sprazzi di umanità nel suo comportamento e nei suoi pensieri. La trama del romanzo è quasi inesistente, si tratta infatti della parabola discendente di un uomo che già partiva da un livello davvero terribile, e per di più di una parabola raccontata con una buona dose di ripetizioni. Personalmente posso tollerare un altro grado di crudezza in un romanzo, a patto però che ci sia un senso: un romanzo di denuncia per esempio. Ne Il lercio invece la sostanza mi sembra davvero poca e per questo non posso che bocciarlo.

Votazione: 2/5

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§ 13 risposte a Recensione 013 – Il lercio

  • Anonymous ha detto:

    … chi è gonfio di morale spesso è vacante di intelletto, poichè non parla con le sue parole…

  • Roberta ha detto:

    Devo ammettere di non aver capito perchè mai le persone gonfie di morale dovrebbero parlare con parole altrui. In ogni caso sarebbe interessante sapere da cosa è scaturita la tua riflessione.

  • Anonymous ha detto:

    Chi è gonfio di morale, come molti preti che parlano con le parole di un cristo inventato solo da loro,i nostri genitori che ci dicono non fumare, con una sigaretta in bocca parlano con parole stereotipate che si tramandano di generazione in generazione, i politici che sono i peggiori, predicano bene e razzolano malissimo, una donna che dice a me non importa nulla dei soldi e poi va solo con chi ha il macchinone, ecc… insomma l'ipocrisia è una componente insita dell'essere umano e non credo debba essere io a dirtelo. chi ti fa la morale spesso non sta li a pensare davvero a ciò che sta dicendo ma ripete cose già dette e già sentite.Tu ti scandalizzi x il protagonista del romanzo che è così squallido perchè è stata la vita in primis ad esserlo con lui.Giustamente non posso sapere se tu abbia vissuto un'infanzia triste o felice, ma se x caso fosse stata felice allora ti informo che non è per tutti così e x chi non lo è cresce storto come una pianta a cui non hanno affiancato un bastone per appoggiarsi nei momenti critici della sua crescita. il linguaccio usato da Irvine welsh è OBBLIGATORIO perchè è VERO, perchè è così che si comporta, pensa e parla un'uomo divenuto squallido. ci dicono sin da piccoli che l'apparenza inganna, ma poi al momento in cui dobbiamo applicare questo proverbio ci sfugge stranamente dalla testa. Solo chi penetra nell'apparenza avrà la sua ricompensa! per quanto mi riguarda Irvine con questo romanzo è penetrato nell'animo umano molto più di altri scrittori meno volgari e solo per questo bisogna rendergliene atto. il politicaly scorrect assime al linguaggio crudo sono strumenti necessari a tale scopo. mi scuso per la lunghezza. Saluti.Enzo.

  • Roberta ha detto:

    Grazie, ora ho capito cosa intendevi.Personalmente non credo di essere ipocrita perchè non faccio nulla di anche solo lontanamente comparabile a quello che fa il protagonista di questo romanzo, e di cui mi lamento. Per cui diciamo che sicuramente almeno in questo caso non sono quella che predica bene ma razzola male.Nel caso specifico mi sono lamentata del linguaggio (offensivo, ma più per motivi estetici che morali) e per la mancanza di igiene del protagonista che è francamente orripilante.Per quanto riguarda lo squallore morale del protagonista, è certo non posso sapere come sarei diventata se fossi cresciuta in una famiglia diversa o se avessi avuto un'infanzia diversa (sì, ho avuto un'infanzia felice, credo – o per lo meno sicuramente non infelice). D'altra parte, bisogna ricordare che Robbo Bruce è solo il protagonista di un romanzo, e per quanto possa essere rappresentativo di una certa fascia di persone, io qui lo tratto per quello che è perchè la mia è la recensione di un romanzo non un'analisi sociale.Come lettrice, mi riservo il diritto di essere politicamente scorretta e di gettare (metaforicamente) questo libro nei rifiuti. Sottolineo che le mie recensioni non pretendono affatto di avere un valore oggettivo. Inoltre, non bisogna credere che per estensione io pensi che nella realtà le persone come Robbo Bruce vadano prese e gettate nella spazzatura, perchè è ovvio che non lo penso affatto.In conclusione, io mi scandalizzo perchè – sebbene in alcuni casi abbia apprezzato moltissimo libri che parlano di persone con problemi – nel caso specifico non mi sembra che l'argomento sia stato trattato bene (mio giudizio personale). La parte migliore infatti, come ho scritto nella recensione, è proprio quella che cerca di legare la vita squallida del protagonista alla sua infanzia, ma è una parte striminzita in modo decisamente sproporzionato.Per questo non sono d'accordo con te quando dici che l'autore è riuscito a penetrare nell'animo umano, secondo me l'analisi psicologica è proprio la parte carente del romanzo.Aggiungo solo qualche riga per dire che sono d'accordo con te quando dici che talvolta la crudezza è necessaria, ma in questo caso mi sembra che sia controproducente in quanto il troppo stroppia e l'autore rischia di "anestetizzare" il lettore. Grazie per i tuoi commenti, in ogni caso. Sono molto contenta di avere l'occasione di sviscerare la mia recensione! ;)Roberta (che da questo pc riesce a pubblicare solo con il profilo anonimo)

  • Anonymous ha detto:

    Bè in questi casi non mi resta che citare Voltaire e dire:" non sono d'accordo con te, ma darei la vita per consetirti di esprimere le tue idee." sono approdato su questo Blog proprio xchè il lercio era uno dei miei libri preferiti e così mi ah fatto piacere dire la mia, quindi "prego e non c'è di che". In ogni caso anch'io sono un accanito lettore come te, quindi penso proprio che darò un'occhiata alle altre recensioni. anche se mi pare che abbiamo dei gusti letterari un po' divergenti.Ciao. Enzo.p.s. Nel caso volessi approfondire la discussione mi trovi su facebook.

  • matteo.az. ha detto:

    non farti un torto cosi' grande da non leggere ogni pubblicazione di irvine welsh..devi credermi!

  • Roberta ha detto:

    Ciao Matteo, grazie per il tuo commento. Ho in libreria un altro libro di Welsh e avevo proprio in mente di leggerlo prossimamente. Gli darò questa seconda possibilità!

  • Francesco Mineo ha detto:

    Io penso che Ivine Welsh o lo odi o lo ami! Io lo adoro!Mi metto nei panni di Roberta che probabilmente predilige altre letture e non posso non capire il suo disappunto.Robbo è proprio una feccia !!! é Welsh che è un genio a creare personaggi così psicotici e ben delineati.I suoi libri ti lasciano stordito per giorni, e quando finisci di leggerli ti dispiace.consiglio a chi non l'ha ancora fatto, " Colla" e " Tolleranza ZEro" quest'utlimo secondo me la perla di Weslh, per la sua genialità visionaria!Buona lettura!

  • Roberta ha detto:

    @Francesco: grazie per il commento! Effettivamente Welsh è un autore intenso e provoca reazioni forti. E' anche vero che non rientra nei miei generi, anche se a volte è importante cercare di leggere fuori 'zona conforto' e spesso mi è servito a scoprire nuovi autori. In questo caso no, ho provato anche il secondo romanzo di Welsh che possedevo ma a un certo punto l'ho abbandonato capendo che questo autore proprio non può donarmi nulla.Personalmente se vi piacciono i libri 'cattivi' consiglio, anche se di genere molto diverso, Il potere del cane di Don Winslow, questo sì un libro che, pur lontanissimo dai miei generi, mi ha conquistato totalmente.

  • Alex ha detto:

    Sono d'accordo con Francesco Mineo. Welsh è il mio autore preferito per quanto riguarda i romanzi, sono capitato su questa pagina per puro caso e devo dire che io ho letto quasi tutti i suoi romanzi ed è uno più bello dell'altro. Un autore genuino, nichilista e con una morale che non è visibile a tutti, inoltre narra da dio.Tolleranza Zero per me è un capolavoro, altro che Trainspotting!Secondo me molti di voi bocciano Welsh per il semplice fatto che non vi sforzate d'interpretare con più attenzione il punto di vista crudele e grottesco dei personaggi, come in questo caso de Il Lercio.Mi dispiace, ma se voi bocciate Welsh io devo per forza di cose bocciare voi! Leggete Moccia e Fabio Volo, loro la "morale" ve la ficcano dentro col cucchiaino che fa l'aeroplanino!

  • Roberta ha detto:

    @Alex: credo che tu abbia toccato un ottimo punto, infatti per me è veramente una fonte di disturbo questa 'ambientazione' così esagerata. Personaggi come il Lercio finiscono con l'annoiarmi perché sono troppo. Troppo lerci, troppo volgari, troppo estremi. Diciamocelo, se fossimo negli anni Cinquanta sarei d'accordo anch'io sull'utilizzo di ambientazioni e personaggi estremi, per scioccare il 'perbenismo' imperante. Ma siamo decisamente in un'altra epoca, questi estremi non hanno più un grande significato e anche se sotto c'è un messaggio importante, le scelte stilistiche di Welsh sono decisamente discutibili e funzionano come grande disturbo sulla linea che convoglia il significato.Personalmente non è la morale che cerco in un libro (quella me la faccio da me, grazie) ma una storia, un messaggio, un'emozione, uno spunto di riflessione. Non ho trovato nulla di tutto ciò nel romanzo di Welsh, anche se sono sicura che per moltissime persone è un romanziere illuminante. Semplicemente per me no. E' così grave? Vogliamo davvero essere tutti uguali? Devono piacerci per forza gli stessi libri? Non credo. Ci sarà anche chi ama Moccia e Volo, ma non ho intenzione di sparare a nessuno per questo!

  • Alex ha detto:

    Welsh non è ESTREMO, Welsh è REALE e MODERNO, in Trainspotting, ne Il Lercio, in Tolleranza Zero, in Colla o in Porno io vedo a tratti me stesso e molti dei miei amici, sarà che vivo in una "corea", sarà che non siamo ipocriti, ma di sicuro è l'unico autore che sa farmi rivivere cose che ho visto nella difficile realtà!Certamente devo dire solo una cosa che spezza una lancia a tuo favore: sconsiglio Welsh al pubblico femminile ed è per questo che capisco il tuo disappunto, ma non posso condividerlo affatto.

  • Roberta ha detto:

    Devo dire che a me questi libri sono stati consigliati proprio da una ragazza, ma è un'adolescente effettivamente!Non metto in dubbio che Welsh rappresenti una realtà e riconosco che questa realtà esiste, semplicemente non la trovo interessante, non così com'è raccontata da Welsh perlomeno. P.S. sia chiaro che parlo solo a livello letterario, non umano o sociologico.

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