Recensione 021 – Fun Home

febbraio 17, 2011 § Lascia un commento

Autore: Alison Bechdel
Titolo: Fun Home
(Tit. Or.: Fun Home. A Family Tragicomic)
Edizione: Rizzoli, 2007
(Ed. Or.: Houghton Mifflin, 2006)
Pag.: 236
Traduzione: Martina Recchiuti
ISBN: 978-88-17-01608-7

Fun Home è la graphic novel di debutto di Alison Bechdel, fumettista famosa per la sua serie Dykes to Watch Out For. Si tratta di un libro autobiografico che parla soprattutto dell’infanzia della Bechdel e della sua famiglia. Non sono una grande lettrice di fumetti, e credo questa sia la prima graphic novel che leggo (no, anzi, ho letto anche Maus). Normalmente i fumetti  mi stancano, anche se adoro le strisce dei Peanuts e di Calvin e Hobbes e la serie Julia di Bonelli, ma devo dire che questo volume mi appassionato e catturato e l’ho finito in una sola sera.

La piccola Alison cresce in una famiglia molto particolare, e la figura più importante di Fun Home è senza dubbio il padre. Un uomo dall’animo da esteta, appassionato di restauro, ma soprattutto alla ricerca del bello in tutti gli aspetti della sua quotidianità. Alison cresce come un maschiaccio, insofferente alle belle cose che richiedono sempre troppe attenzioni e cure, agli ornamenti che nascondono le funzioni essenziali delle cose. Crescendo Alison si scopre omosessuale e, dopo aver comunicato la cosa ai genitori, scopre che in realtà anche il padre è omosessuale, una cosa che ha cercato disperatamente di combattere per tutta la vita senza riuscirci. Nonostante questo inaspettato punto in comune, i due non riescono davvero a costruire un dialogo. La famiglia Bechdel è infatti composta da persone che vivono insieme, ma non come una vera famiglia: Alison stessa la descrive come una specie di colonia per artisti, dove l’isolamento dei componenti rende la creatività quasi compulsiva.

La narrazione della Bechdel oscilla tra lo straziante e il divertente, con effetti a tratti stranianti. Il suo stesso rapporto con il padre è ambiguo: a tratti sembra detestarlo, a tratti ricorda con grande tenerezza momenti del passato, nel complesso sembra che l’autrice stia ancora cercando un modo di relazionarsi con questa ingombrante figura. Mi ha colpito il modo pulito di presentare un’infanzia e una famiglia difficile: niente scuse, niente incasellamenti. Anche se ognuno dei capitoli è sviluppato sui paralleli fra la vita familiare dei Bechdel e un libro, l’autrice non parte con un’idea preconcetta attorno alla quale far girare gli episodi più importanti della sua vita (questa sarebbe stata una mistificazione) ma scrive come se la storia non fosse ancora finita – e coì è, infatti. Ma questa graphic novel è molto di più: è la rappresentazione di un’epoca, è una dissertazione sui libri (i libri amati dal padre di Alison, e i libri che lei legge al college nel suo percorso di scoperta dell’omosessualità). E’ un racconto denso di significati, che probabilmente meriterebbe più di una rilettura.

Fun Home è un romanzo complesso, un’autobiografia con più livelli di lettura. L’ho trovato avvicente, commovente, confortevole, dissacrante, scomodo, provocativo tutto allo stesso tempo. Ho solo un’obiezione da fare: l’autrice ha lasciato ai margini i fratelli e la madre, e anche un’intera comunità che sicuramente aveva qualcosa da dire sugli stravaganti Bechdel. Capisco il motivo, dato che il fulcro di questa graphic novel è il rapporto padre-figlia, ma alla fine della lettura ho desiderato moltissimo poter sapere di più anche sugli altri personaggi. Quindi Bechdel, attendiamo altre graphic novels autobiografiche!

Votazione: 4/5

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