Recensione 074 – La piazza del diamante

maggio 27, 2011 § Lascia un commento

Autore: Mercè Rodoreda
Titolo: La piazza del Diamante
(Titolo originale: La Plaça del diamant)
Traduzione: Giuseppe Tavani
Edizione: La nuova frontiera, 2008
Pag.: 224
ISBN: 9788883731211



La piazza del Diamante è la storia in prima persona di una donna semplice durante la Guerra Civile Spagnola. Questo è un romanzo molto chiacchierato e molto apprezzato, ed è un peccato che non mi sia piaciuto così tanto. Ho letto molte recensioni positive ma quando finalmente ho iniziato a leggerlo, quella che mi ricordavo meglio era questa qui di Cristina. Non è veramente una recensione, ma dice tutto in breve: La piazza del Diamante è la storia di una vita semplice, anche se sullo sfondo di una guerra. Parla di quelle piccole cose che sono tanto più significative dei eventi grandi e spettacolari. Cristina apprezza anche l’umorismo della Rodoreda. Io me ne vergogno, ma sinceramente non l’ho visto questo umorismo.

Il mio problema principale con questo romanzo è lo stile. La Rodoreda crea un flusso di coscienza utilizzando moltissimo la paratassi (ovvero creando lunghe frasi composte da moltissime coordinate). Il risultato è un ritmo frettoloso, che mi dà l’impressione di correre, dove non lo, ma intanto sto correndo e sono senza fiato. Inoltre, mi sembra che la protagonista – e narratrice – Natalia sia molto distaccata da ciò che sta raccontando. Anche se riesce a trasmettere delle emozioni, è stato difficile per me immergermi nella storia perchè percepivo che la protagonista non se ne preoccupava e quindi perchè avrei dovuto io? Mi rendo conto che questi ‘difetti’ non sono affatto difetti bensì scelte stilistiche, ma questo non significa che io sia stata in grado di apprezzarle.

L’altro problema è il pessimismo del romanzo. Anche se il finale si può considerare positivo (e ho trovato le ultime due pagine semplicemente meravigliose) e forse ‘pessimismo’ non è proprio il termine adatto, la vita di Natalia è davvero deprimente. Sposa un uomo chiaramente offensivo (anche se non è un uomo violento) e infantile. Immagino che Natalia fosse davvero innamorata di lui anche se incapace di rendersene conto o forse di esprimerlo. Poi comincia la guerra e non ci sono molti riferimenti alla guerra in sè ma piuttosto alle sue conseguenze. Natalia non sa o non si interessa della guerra e dei suoi motivi. Sa solo che è preoccupata e il mondo intorno a lei è peggiorato. E’ talmente oppressa dalle difficoltà pratiche, quotidiane, da essere incapace di provare dolore, di piangere. Per cui quando la sua vita migliora è altrettanto incapace di rendersene conto e di apprezzarlo. E ha bisogno di trovare il dolore dentro di sè e di urlarlo via, di lasciarlo andare, per liberarsi.

Certamente un romanzo importante e stimolante anche se non proprio il mio genere.

Giudizio: 3/5

La piazza del Diamante (The Time of the Doves in English) is the first-person story of a simple woman throughout the Spanish Civil War. It is a really talked-of and appreciated novel, and it is a pity I was not able to like it that much. I have read many positive reviews but the one I was able to recall when I finally started the novel was this one, by Cristina. It is not a real review but there she tells everything in a nutshell: La piazza del Diamante is the story of simple life, even if on the background there is a war. It talks about those little things that are more revealing than big spectacular events. Cristina also appreciates Rodoreda’s sense of humor. Shamefully, I admit I was unable to see it.

My basic problem with this novel is its style: Rodoreda creates a stream of consciousness using parataxis a lot. As a result we have a rushed rythm, that gives me this feeling I am running, where I don’t know, but running I am – and breathless. Moreover, it seems to me that the main chacter – and narrator – Natalia is really detached from the story she is telling. Even if emotions are conveyed, it was difficult to me to dive into the story because I felt like the protagonist herself was not concerned, so why should I? I am aware that these ‘faults’ are not faults at all since style choices, but this does not mean I was able to appreciate them.

The other problem was the pessimism of the novel. Even if the ending can be considered a happy one (and the last two pages were wonderful to me), and maybe pessimism is not the right word, Natalia’s life is really miserable. She marries a man who is clearly abusive (even if he was not a violent man) and childish. I guess Natalia was really in love with him but at the same time quite unable to feel and express it. Then the war begins and there not many references to the war itself but to its consequences. Natalia does not know or does not care about the war and its reasons. She only knows she is worried and the world around her has deteriorated. She is so overwhelmed by the practical difficulties of her life she is not even able to feel the pain, to mourn. So when her life gets better she is not able to feel it, to appreciate it. And she needs to find the pain inside herself and scream it away, let it go  in order to free herself.

Certainly an important and thought-provoking novel but not exactly my cup of tea.

Rating: 3/5

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