Recensione 107 – Arrivederci piccole donne

luglio 29, 2011 § 3 commenti

Autore: Marcela Serrano
Titolo: Arrivederci piccole donne
(Titolo originale: Hasta siempre, mujercitas)
Traduzione: Michela Finassi Parolo
Edizione: Mondadori (I Miti), 2005 (edizione originale: 2004)
Pag.: 271
ISBN: 9788804550211

In un piccolissimo paese sperduto nella campagna del Cile, quattro cugine si ritrovano ogni estate e crescono insieme: Nieves, Ada, Luz e  Lola. La Serrano le segue come fossero quattro versioni più moderne e sudamericane delle quattro piccole donne della Alcott, sullo sfondo molto nebuloso di un Cile in pieno colpo di stato. In realtà il romanzo è ambientato ai giorni nostri, e le quattro donne ricordano le loro estati passati al ranch di famiglia. La vera protagonista è però Ada-Jo che fin da ragazzina è la più vivace, anche se amante dei libri e futura scrittrice. Vivace ed innamorata di Oliviero, che però – anche se non geneticamente – è per lei un fratello. Un amore incestuoso che la logora, portandola a vivere un episodio che costituirà il fulcro della gioventù delle quattro cugine.
E’ da tantissimo tempo che non leggo una saga sudamericana e forse ho perso quel senso della magia che permette di assaporarle in tutta la loro drammaticità. Infatti avrei preso a sberle tutte e quattro le cugine e anche qualche altro personaggio. Nives è una versione alla “casalinghe disperate” molto lontana dalla dolce Meg del libro originale. Da sempre desiderosa di costruirsi una famiglia, Nives diventa una di quelle donne che vivono per gli altri, ma si sente frustrata, soffre della mancanza di soldi, e ormai vive con il marito come se fossero fratello e sorella. Ada vive una vita nomade, apparentemente cascando sempre bene con il minimo sforzo. Nasconde un segreto piuttosto pesante relativo alla sua gioventù e decide di liberarsene non solo confessandolo alle cugine ma anche scrivendo un libro in cui sbandiera la storia di famiglia ai quattro venti. Luz è il personaggio meno presente, in quanto muore giovanissima mentre sta facendo volontariato in Africa, la sua missione nella vita era fare del bene agli altri ma è stata stroncata troppo presto. Lola invece è la classica femme fatale con cervello che viene lasciata dal marito perchè dopo aver fatto più carriera di lui (ma dopo che lui subdolamente si è fatto praticamente mantenere per anni) lei vorrebbe creare una sua ditta e dà per scontato di poter avere il suo appoggio economico nei primi tempi.
Un bel campionario, non c’è che dire. Non mi sono immedesimata con nessuna delle protagoniste e devo dire che non ho apprezzato tantissimo la storia anche se devo ammettere che è piuttosto avvincente.
Giudizio: 3/5
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Recensione 106 – L’uomo con due piedi sinistri

luglio 29, 2011 § 2 commenti

Autore: P. G. Wodehouse
Titolo: L’uomo con due piedi sinistri
(Titolo originale: The Man With Two Left Feet)
Traduzione: G. V. Pisano
Edizione: Mursia, 1991 (prima edizione: 1917)
Pag.: 224
ISBN: 9788842507772

Decisamente di gran lunga il peggiore fra quelli letti finora di Wodehouse. Normalmente questo autore si guadagna minimo quattro stelline, spesso cinque. In questa raccolta di racconti, invece, siamo molto più bassi e una buona parte della colpa credo sia del traduttore. Per tutto un racconto mi sono chiesta perplessa come mai il protagonista, ballerino professionista al soldo di un locale, durante il suo lavoro era ricercatissimo dagli altri uomini per fare un ballo. Due uomini che ballano insieme? Ebbene sì! Perchè il traduttore ha fatto un piccolo errore trasformando una ballerina in ballerino.

Al di là di questo però non mi è sembrato che i racconti brillassero per trama, anche se è vero che Wodehouse affascina soprattutto per la sua ironia, e se il traduttore ha sbagliato il genere di un personaggio (cosa che saltava molto all’occhio fra l’altro) ho i miei dubbi che abbia saputo cogliere l’ironia dei racconti, figuriamoci tradurla, per cui può ben essere che l’originale fosse molto godibile.

In genere comunque consiglio caldamente questo autore, estremamente prolifico. Due sono le “serie” principali (non sono propriamente serie, ma romanzi con protagonisti ricorrenti): quella del Castello di Blandings e quella di Jeeves. Poi ci sono altre serie minori, e ovviamente i racconti, come quelli raccolti qui.

Giudizio: 3/5

Recensione 105 – Margherita Dolcevita

luglio 28, 2011 § Lascia un commento

Autore: Stefano Benni
Titolo: Margherita Dolcevita
Edizione: Feltrinelli, 2006 (prima edizione 2005)
Pag.: 206
ISBN: 9788807819308

Margerita Dolcevita è la storia della ragazzina Margherita, che vive nella periferia di una città non definita insieme ai genitori (una madre appassionata di soap opera che fuma sigarette virtuali e sa trasformare qualsiasi cosa in polpettone e un padre che dà asilo politico a tutto ciò che è vecchio e lo aggiusto), ai due fratelli (uno maggiore e truzzo e uno minore, genietto indisponente) e al nonno scatenato che balla il tango con uno spirito e vive in soffitta come se il progresso tecnologico non ci fosse mai stato.

Margherita è un po’ in sovrappeso, ha una testa di ricci biondi e ama la natura, gli animali e i libri. Conosce la Ragazzina di Polvere, una bambina fantasma che difende la natura intorno alla casa di Margherita quando viene minacciata dal progresso. Nonostante il suo animo fantasioso e bambinesco, Margherita è anche molto perspicace e ha una mentalità adulta nell’osservare ciò che la circonda.

E un bel giorno nell’appezzamento vicino a casa sua, Margherita e la sua famiglia vedono nascere una casa a forma di cubo nero, vedono rimpiazzare la fastidiosa natura vera da una natura di plastica e vedono arrivare una bizzarra famiglia che inizialmente provoca qualche fastidio ma ben presto affascina tutta la famiglia, Margherita e nonno esclusi, anticipando ogni desiderio e facendola diventare simile alla loro.
Ovviamente c’è qualcosa che non va, e Margherita comincia ad investigare…

Una ferocissima satira nei confronti della tecnologia e del progresso (che sinceramente condivido solo fino a un certo punto, e per la maggior parte solo in teoria: vorrei comunque vedere se davvero Benni vive come il nonno, scaldandosi solo con il camino – cosa che comunque è meno ecologica rispetto al riscaldamento a metano, a meno che non si utilizzi uno dei moderni caminetti ecologici esistenti grazie al progresso tecnologico!) in una fiaba che vede Margherita protagonista in un mondo eccentrico e fatato che viene pian piano appiattito dall’influenza dei nuovi vicini i Dal Bene, fino ad un finale che, onestamente, costa al libro la quinta stellina perchè totalmente fuori tema (senza contare che poi molte cose non vengono chiuse affatto).

Giudizio: 4/5

Recensione 104 – Bacio sacro

luglio 28, 2011 § Lascia un commento

Autore: Melissa de La Cruz
Titolo: Bacio sacro
(Titolo originale: Masquerade)
Traduzione: Nello Giugliano
Serie: Blue Bloods, #2
Edizione: Fanucci, 2009 (prima edizione 2007)
Pag.: 288
ISBN: 9788834715109

Bacio sacro è il secondo volume della serie Blue Bloods di Melissa de La Cruz. Il primo volume, Sangue blu, non mi aveva entusiasmata (ma nemmeno schifata, che non è poco). Ho avuto questo secondo da uno scambio molto tempo fa e finalmente mi sono decisa a leggerlo. Confermo la mia opinione precedente: medio. Non è male ma nemmeno molto interessante, decisamente per lettori adolescenti. Certo può benissimo piacere anche agli adulti, ma per me non è scoccata la scintilla, nessuno dei personaggi mi entusiasma molto, e la parte più interessante (le vite passate, i ‘servitori’ dei vampiri) mi sembrano trattati poco, ai margini della narrazione. Per questo ho deciso che abbandono la serie.

Giudizio: 3/5

Recensione 103 – Giorni memorabili

luglio 27, 2011 § Lascia un commento

Autore: Michael Cunningham
Titolo: Giorni memorabili
(Titolo originale: Specimen Days)
Traduzione: Ivan Cotroneo
Edizione: Bompiani, 2007 (prima edizione 2005)
Pag.: 410
ISBN: 978-88-452-5903-6

Lei disse (sebbene non parlasse con le parole): Siamo questo adesso. Eravamo stanchi e sfruttati, vivevamo in stanze minuscole, mangiavamo dolci di nascosto, ma adesso siamo raggianti e pieni di gloria. Non siamo più qualcuno. Siamo parte di qualcosa di più grande e meraviglioso di quanto i vivi possano immaginare. (129-30)

“Si guardi intorno,” disse. “Vede felicità? Vede gioia? Gli americani non sono mai stati così ricchi, la gente non è mai stata così al sicuro. Non hanno mai vissuto così a lungo, così in buona salute, mai, in tutta la loro storia. A una persona di un secolo fa, non di più, questo mondo sarebbe sembrato il paradiso. Possiamo volare. I nostri denti non marciscono. I nostri bambini non hanno un po’ di febbre un momento e poi il momento dopo sono morti. Non c’è letame nel latte. C’è latte, quanto ne vogliamo. La Chiesa non può arrostirci vivi se la pensiamo diversamente. Gli anziani non possono lapidarci perchè abbiamo commesso adulterio. I nostri raccolti non vanno a male. Possiamo mangiare pesce crudo nel deserto, se vogliamo. E ci guardi. Siamo così obesi che ci servono lotti cimiteriali più grandi. I nostri bambini di dieci anni si fanno di eroina, o uccidono bambini di otto anni, o fanno tutte e due le cose. Divorziamo più velocemente di quanto ci sposiamo. Tutto quello che mangiamo deve essere sigillato perchè, se non lo fosse, qualcuno lo avvelenerebbe, e se non trovano come metterci il veleno, ci mettono dentro degli spilli. Un decimo di noi è in galera, e non riusciamo a costruire le nuove carceri abbastanza in fretta. Bombardiamo gli altri paesi semplicemente perchè ci innervosiscono, e la gran parte di noi non solo non saprebbe trovare questi paesi su una cartina, ma non saprebbe neanche dire in quale continente si trovino. Tracce degli ignifughi che mettiamo nei rivestimenti e nei tappeti cominciano a venire fuori nel latte materno. Quindi, mi dica. Direbbe che funziona bene? Le sembra una storia che dovrebbe continuare?”

Cunningham riprende lo stile tripartito già utilizzato ne Le ore, romanzo che ho letteralmente adorato. Anche qui le tre parti ruotano intorno a un romanzo e a un autore, in questo caso Foglie d’erba di Walt Whitman.
Nella prima parte siamo nella New York dell’Ottocento e un ragazzino in parte deforme prende il posto in fabbrica del fratello maggiore, morto proprio schiacciato da un macchinario. Ossessionato da Whitman,  il ragazzino comincia a sentire gli spiriti dei morti che cercano di fare del male ai vivi attraverso le macchine. Nella seconda parte, ambientata nella New York moderna, un’investigatrice della polizia si trova a dover fronteggiare dei ragazzini kamikaze che piazzano bombe senza un apparente schema, e che sembrano far capo a un’eccentrica donna che conoscono come Walt Whitman e che li ha allevati con i versi di Foglie d’erba. Nella terza parte siamo in una New York futuristica. Il protagonista è un drone che viene dichiarato illegale e pertanto fugge prima di essere ‘ucciso’. Alla sua fuga si unisce un’aliena, una razza che sulla terra è destinata ai lavori meniali e alla discriminazione.

Non mi è piaciuto come Le ore, e dubito che Cunningham si ripeterà per quel che mi riguarda. In generale il romanzo sembra parlare di oppressione e di ribellione all’oppressione, anche se in realtà nella seconda parte la ribellione non è tanto nei confronti di un’oppressione, quanto nei confronti di uno stile di vita solo apparentemente migliore, ma in realtà da boicottare. L’ambientazione della prima parte è stata la mia preferita, ma il protagonista visionario non mi ha entusiasmato. La seconda parte è forse quella che ho capito meno ma che ho apprezzato di più (forse perchè la protagonista era il personaggio più comprensibile, più avvicinabile). La terza parte l’ho trovata un po’ tirata, sia per la parabola del protagonista sia per l’ambientazione. Nel complesso un romanzo molto interessante.

Giudizio: 4/5

Recensione 102 – The Trouble With Magic

luglio 27, 2011 § Lascia un commento

Autore: Madelyn Alt
Titolo: The Trouble With Magic (non tradotto)
Serie: Bewitching Mystery, #1
Edizione: Berkley, 2006
Pag.: 272
ISBN: 9780425207468

Maggie O’Neill vive a Stony Mill, Indiana, una cittadina apparentemente tranquilla. La vita di Maggie non è il massimo: da tempo non ha un fidanzato fisso, vive in appartamento seminterrato piuttosto bruttino dato che il suo stipendio non è un granchè, e nemmeno il suo lavoro come segretaria, a dire il vero. Un mattino però Maggie incontra Felicity Down, l’elegante proprietaria di Enchantments, una piccola boutique che vende antichità e cose preziose. Felicity offre a Maggie di lavorare per lei, peccato che proprio al primo giorno di lavoro Felicity debba uscire di fretta e venga fermata dalla polizia per accertamenti relativamente alla morte di sua sorella… Maggie sa che Felicity si definisce una strega, ma ovviamente non ha dato peso alla cosa visto che non crede nel soprannaturale. Perchè il soprannaturale non esiste. Giusto?

Maggie è una protagonista davvero simpatica, anche se piuttosto stereotipata: è carina ma non magrissima, cosa che ovviamente per lei è un problema, ha una madre opprimente e una sorella perfetta, un padre che la sostiene e un nonno eccentrico che la adora. In un appartamento sopra al suo vive la sua migliore amica, con cui condivide pettegolezzi e una passione per Tom Selleck. E’ single e ogni giovanotto carino diventa un oggetto di interesse (ma la cosa non è troppo imbarazzante, fortunatamente). E’ perennemente in bolletta, la sua macchina è un catorcio che sembra avere una sua personalità. Il suo capo è un mostro e quando Maggie comincia a lavorare per Felicity ha subito l’impressione che sia una brava persona e le concede il proprio sostegno con una incredibile fedeltà.

In questo libro, che è il primo di una serie, non si parla moltissimo di magia ma bisogna capire chi sta cercando di incastrare Felicity e perchè. Non ci sono particolari sviluppi romantici, piuttosto la protagonista scopre qualcosa di più relativamente alla sua capacità di ascoltare e capire gli altri. Nonostante i pregi, devo dire che il libro è un po’ lento, e Felicity non convince molto come comprimaria. Carino ma anche evitabile.

Giudizio: 3/5

Recensione 101 – Solo con gli occhi

luglio 26, 2011 § 3 commenti

Autore: Wataya Risa
Titolo: Solo con gli occhi
(Titolo originale: Keritai Senaka)
Traduzione: Antonietta Pastore
Edizione: Einaudi, 2007
ISBN: 978-88-06-17986-1

Hatsu è al primo anno di liceo e non è riuscita ad integrarsi bene. La sua è una solitudine in parte voluta in parte imposta, e l’unica persona ad allievarla è la sua compagna delle medie, Kinuyo, che però ha nuovi amici e si sta staccando sempre di più. Durante un’ora di scienze Hatsu viene affiancata per un esperimento all’altrettanto solitario Ninagawa, un ragazzo perso nel suo mondo e fan accanito di una modella di cui raccoglie memorabilia. Proprio il fatto che nel passato Hatsu abbia incontrato questa modella in un negozio della loro città avvicina i due adolescenti in una relazione bizzarra.
Scordatevi l’amore e la magia. Questo libro racconta la storia due adolescenti bizzarri ed alienati e la loro relazione non è nè di amore nè di desiderio. Se Ninagawa è interessato a Hatsu solo perchè lei ha incontrato il suo idolo (e lui è davvero un fanatico), Hatuso è sia affascinata che schifata da lui, e prova il desiderio di farlo soffrire (ma proprio fisicamente, infatti non perde occasione per dargli calci o pugni facendo finta di niente). Trama esile e finale inesistente.
Giudizio: 2/5

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