Recensione 111 – Schiavo d’amore

agosto 10, 2011 § Lascia un commento

Autore: William Somerset Maugham
Titolo: Schiavo d’amore
(Titolo originale: Of Human Bondage)
Traduzione: Elena Grillo
Edizione: Grandi Tascabili Economici Newton.
Pag.
ISBN: 88-7983-978-0

Schiavo d’amore, nonostante il titolo e il quadro ammiccantemente proposto in copertina (qui – la mia copertina è diversa da quella sopra riportata)  non parla molto d’amore. O meglio ne parla, ma sicuramente non è questo l’argomento centrale del testo. Of Human Bondage, titolo originale che si potrebbe tradurre con _Della schiavitù umana_ è infatti fondamentalmente una storia di formazione in cui il protagonista, Philip Carey, affronta la vita gravato del peso di un’infanzia infelice e di un piede equino.

Un romanzo di formazione normalmente ha sempre qualcosa che fa identificare il lettore con il protagonista, ma la lotta di Philip Carey per trovare la felicità (o una carriera, o un amore, nemmeno Philip ha le idee molto chiare a quanto pare) a mio avviso è troppo stantia per poter davvero suscitare dell’identificazione o dell’interesse nel lettore contemporaneo. A me Philip, per quanto sfortunato – orfano di entrambi i genitori fin da piccolo, allevato da uno zio che non provava interesse per lui e da una zia che lo amava ma non era in grado di dimostrarlo, affetto da piede equino – è una persona privilegiata. Ha una rendita, può permettersi di scegliere un percorso lavorativo e poi di abbandonarlo quando capisce di non essere portato, e ricominciare da capo. Viaggia e vive in Germania, a Londra e a Parigi, e per di più in un’epoca fantastica. In pratica è un po’ difficile provare simpatia per un personaggio che, ben lungi dall’essere in lotta con la società come vorrebbe farci credere l’autore, si trastulla a destra e a manca (e sì, c’è un periodo di strettezze economiche, ma Philip continua ad essere arrogante, gli pare impossibile che una persona della sua classe sociale possa soffrire la fame, disprezza i suoi colleghi, e augura ardentemente la morte allo zio per poter ricevere la sua eredità).

A circa metà del romanzo, inoltre, Philip si innamora per la prima volta. Dopo un’esperienza amorosa di scarsa importanza egli incontra una cameriera antipatica, poco intelligente, anemica e verdognola nonchè magrissima e senza seno e ovviamente se ne innamora subito, ferocemente e senza scampo. Ebbene, si sa che l’innamoramento non si sceglie eccetera, eccetera, ma Philip si lascia incastrare ben due volte da questa donna priva di scrupoli che gli rovina la vita, e solo per un pelo non ci ricasca una terza volta. Sia in amore che economicamente Philip fa le scelte sbagliate, gioca d’anticipo senza imbroccarne una, rifiuta una proposta allettante per la smania di viaggiare, e poi fa la scelta giusta (ma qui metterei un grandissimo punto interrogativo) proprio per caso, per sbaglio insomma. E’ per questo che mi sembra che il percorso di Philip non sia affatto un percorso. Non c’è nessuna realizzazione finale, nessuna filosofia, nessuna conclusione. Il che non sarebbe nemmeno male, se per tutto il libro Philip non ci avesse oppresso con la sua spasmodica ricerca di un perchè, di una filosofia di vita, nella sua ricerca di un significato della vita.
E’ stato piacevole leggere le avventure di Philip, anche se il romanzo appunto mi sembra un po’ datato ma soprattutto un po’ noioso ed eccessivamente filosofico in diversi punti. Per quanto affascinante l’idea che una parte della vita di Philip coincida con quella dell’autore, rimango dell’opinione che i romanzi di Maugham siano decisamente migliori (anche il primo, Liza di Lambeth), e spero vivamente che il personaggio di Philip sia poco ricalcato su quello dell’autore.

Giudizio: 3/5

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