Nella mia wishlist [ week 43 ]

ottobre 31, 2011 § Lascia un commento

Hamilton, Hugo – The Speckled People. A Memoir of a Half-Irish Childhood (non tradotto)

Il mondo dell’infanzia di Hugo Hamilton è un luogo confuso: suo padre, un brutale nazionalista irlandese, pretende che i figli parlino Gaelico a casa mentre la madre, un’emigrata tedesca che è sfuggita alla Germania nazista all’inizio della guerra li incoraggia a parlare tedesco. Tutto ciò che Hugo vuole è parlare inglese. L’inglese è, dopo tutto, quello che gli altri bambini di Dublino parlano. L’inglese è quello che usano quando rincorrono Hugo (o ‘Eichmann’ come lo chiamano) per le strade di Dublino. Da questa paura e confusione Hugo cerca di costruire una visione bilanciata del mondo, di trasformare la logica contorta di ciò che gli viene detto in verità.
E’ un viaggio che termina con la liberazione ma non prima che questo ragazzino abbia scoperto gli oscuri segreti a lungo nascosti sul fondo dell’armadio dei suoi genitori.

Dexter, Colin – L’ultima corsa per Woodstock (Last Bus to Woodstock)

In questo, che è il primo romanzo della serie, due ragazze a Oxford attendono alla fermata l’ultimo autobus per Woodstock. Il bus è in ritardo e le due ragazze si incamminano a piedi sperando di trovare un passaggio. E lo trovano perché dopo un po’ una macchina si ferma e le fa salire a bordo. Passaggio fatale per una delle due, che verrà ritrovata assassinata poche ore dopo. L’ispettore Morse inizia l’indagine con l’aiuto del sergente Lewis, suo aiutante (in questa e tutte le avventure che seguiranno). La verità si fa strada con difficoltà e non sarà una scoperta facile né felice.

Schreiber, Claudia – La felicità di Emma (Emmas Glück)

Emma alleva maiali in un angolo sperduto della campagna tedesca. E’ libera, forte e quello a una vecchia scrofa, che stringe quando riflette, è l’abbraccio più vigoroso che abbia mai dato. Gli animali sono la sua cura all’assenza di un amore, ai debiti che stanno per farle perdere la fattoria. Una notte, però, il silenzio viene rotto dal fragore di un incidente stradale e nella sua vita arriva Max, giovane impiegato in fuga con il denaro rubato all’azienda per cui lavora e con il sogno di trascorrere gli ultimi mesi di vita in Messico. Come d’incanto Emma si ritrova fra le braccia tutto ciò che poteva desiderare: una borsa piena di soldi e un uomo da amare. Ma la felicità c’entra qualcosa con i desideri? Delicato, surreale, commovente, a tratti triste e a tratti rabbiosamente comico questo romanzo ci consegna una storia d’amore e di incontro tra destini.

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Recensione 155 – Un calcio in bocca fa miracoli

ottobre 28, 2011 § Lascia un commento

Autore: Marco Presta
Titolo: Un calcio in bocca fa miracoli
Edizione: Einaudi, 2011
Pag.: 190
ISBN: 9788806206321

Un calcio in bocca fa miracoli

Il protagonista di questo romanzo è un vecchiaccio, un uomo cinico e fallito che affronta la fase finale della sua vita senza smentirsi e in piena consapevolezza dei suoi difetti. Ad accompagnarlo nelle sue avventure l’amico (senza motivo) Armando, pizzicagnolo in pensione, ottimista e felice ad oltranza, anche se vedovo dell’amatissima Francesca. Ed è proprio Armando che decide di lasciare un ‘dono’ al mondo, l’unica cosa che a lui pare importante: una storia d’amore. Facendo conoscere due giovani che apparentemente hanno poco in comune ma che secondo lui sono fatti per stare insieme per tutta la vita.
Nel frattempo il protagonista cerca di conquistare la bella portinaia del palazzo in cui vive, rubandola al Don Giovanni condominiale, e ruba penne dai negozi.
Ma un giorno la sua routine viene sconvolta dalla notizia che la figlia ha deciso di separarsi dal marito. Non solo, lo ha comunicato solo a lui ed è da lui che viene a rifugiarsi, nascondendosi anche alla madre, solitamente la depositaria delle sue confidenze. Il vecchiaccio è atterrito dall’idea che la figlia si aspetti qualcosa da lui, ma in realtà le cose vanno meglio del previsto…

Romanzo schietto, dolceamaro ma soprattutto divertente nonostante l’aperta descrizione di tristi realtà, Un calcio in bocca fa miracoli è ipnotico e seducente ma a tratti anche terrorizzante (lucidissima la disamina del vecchiaccio dei suoi difetti e dei suoi fallimenti, e altrettanto lucida la descrizione di una situazione che non è migliorabile, è così e basta, prendere o lasciare, semmai peggiora). Uno spiraglio di speranza lo apre il carattere ‘incazzoso’ del protagonista, che mai si svilisce ma al contrario si arrabbia e se la prende con il mondo intero. Se non fosse una lettura così inebriante, ci sarebbe da dire che la trama è un pochino inesistente, che il romanzo è un po’ sfilacciato con tutti questi incisi che poco c’entrano con quel che precede e segue, e ci sarebbe pure da dire che una volta finito, a parte l’applauso per il finale perfetto e snervante, mi viene da chiedermi dove Presta volesse andare a parare. Che è un interrogativo che mi sale solo con certi libri, e con altri, che pure non è che vadano a parare chissà dove, no. Chissà come mai.

Giudizio: 4/5

Recensione 154 – The Granny

ottobre 27, 2011 § Lascia un commento

Autore: Brendan O’Carroll
Titolo: The Granny
(Titolo italiano: Agnes Browne nonna)
Edizione: Plume, 2000 (prima pubblicazione 1996)
Pag.: 192
ISBN: 9780452281844

The Granny

Terzo capitolo della saga di Brendan O’Carroll, The Granny vede Agnes impegnata a riconciliarsi con l’idea di essere ormai una nonna. Ma il tema principale del romanzo a mio parere è un altro: la dispersione della famiglia Browne. Tutti i figli (Mark escluso) si disperdono ai quattro venti, chi per lavoro, chi per matrimonio, chi per altri motivi ancora. Agnes risente profondamente di questa situazione e vessa ancora più del solito il povero adorabile Pierre.

Inizialmente avevo deciso di assegnare quattro stelline per l’amore che ho per questa serie. Pensando a cosa scrivere in questa recensione, però, ho realizzato che in realtà questo romanzo non mi è piaciuto tantissimo, e un paio di cose mi sono rimaste sul gozzo. E quindi tre stelline.

*** spoiler alert***


Agnes non deve affrontare solo l’incredibile novità di essere così vecchia da essere nonna, ma anche l’esodo dei figli: Cathy si sposa con il suo fidanzato poliziotto che è stato trasferito, Simon decide di convivere con la sua fidanzata, Rory si trasferisce dal suo fidanzato Dino con cui ha intenzione di aprire un negozio da parrucchiere, e Trevor trova un lavoro a Londra. L’unico figlio che rimane in casa è Dermot, che con il suo amico del cuore ne combina di tutti i colori senza riuscire però ad assurgere alla delinquenza ‘vera’. Poi un giorno putroppo Dermot e il suo amico, ubriachi, rubano un autobus dal deposito e lo sfasciano strada facendo, senza rendersi conto di aver ucciso un pover’uomo che si trovava per caso lungo la strada. Dermot si becca così sette anni di prigione, oltre che ovviamente un enorme senso di colpa per la povera vittima e la sua vedova.

La cosa che mi ha sconvolto di più è stata l’insistenza sul livello goliardico di bricconaggine dei due compari. Per carità, negli anni Settanta/Ottanta a Dublino forse non si sentiva come oggi il problema della pirateria stradale, eppure mi sembra che anche allora, rubare e guidare un mezzo pubblico in preda ai fumi dell’alcool non rientrasse propriamente nell’ambito delle ‘ragazzate’. Agnes sembra più preoccupata del fatto che Dermot non riconosca il figlio di Mary Carter (che potrebbe – oppure no – essere suo visto che la ragazza è non solo tossicodipendente ma anche promiscua) che del fatto che abbia ucciso un uomo perchè troppo ubriaco e stupido per pensare.

Al di là di questo, ho trovato tutto il romanzo molto meno coinvolgente dei precedenti. La voce e il carattere di Agnes non si sentono, lei è decisamente fuori fuoco, i figli spesso sono macchiette sullo sfondo (Mark che diventa il cocco di mamma saccente, Rory che litiga con il suo fidanzato Dino) e in generale non sono riuscita ad appassionarmi tantissimo alle loro avventure (o meglio dire disavventure). Si risolleva nella seconda metà quando ci parla di Trevor, della sua storia con Maria e del ricongiungimento con Dermot e dell’avventura della loro casa editrice. Per poi crollare definitivamente in un finale zuccherosissimo e di un buonismo insopportabile.

Nel complesso una lettura direi gradevole ma con alti e bassi e poca coerenza dovuta forse allo sforzo di ‘riepilogare’.

Giudizio: 3/5

Recensione 153 – L’evoluzione di Calpurnia

ottobre 26, 2011 § 2 commenti

Autore: Jacqueline Kelly
Titolo: L’evoluzione di Calpurnia
(Titolo originale: The Evolution of Calpurnia Tate)
Traduzione: Luisa Agnese Dalla Fontana
Edizione: Salani, 2011 (prima pubblicazione: 2009)
Pag.: 287
ISBN: 9788862564175

L'evoluzione di Calpurnia



Calpurnia Tate ha undici anni e vive a Fentress, Texas, alla fine del diciannovesimo secolo. Mentre la madre tenta disperatamente di farle imparare le cose necessarie per sposarsi e dirigere una casa, Calpurnia fugge nei campi per osservare le cavallette e la natura in generale. Nel corso di una caldissima estate la nascente curiosità scientifica di Calpurnia la avvicina al nonno, appassionato naturalista. Mentre Callie Vee ci descrive la sua vita all’interno di un’ampia famiglia benestante, la sua passione per i libri e il suo odio per i lavori di casa, assistiamo alla sua formazione come improbabile scienziata in erba, sperando che il suo futuro sarà quello di una novella Marie Curie e che la sua passione non venga spenta dalle aspettative sociali.

L’evoluzione di Calpurnia è un romanzo davvero affascinante, non solo per il carattere della sua eroina, ma anche per la sua ambientazione in un’epoca davvero particolare: attraverso gli occhi di Calpurnia beviamo la prima Coca Cola, vediamo la prima macchina a motore in commercio e assistiamo alle inedite meraviglie del telefono. Purtroppo è anche l’epoca in cui una donna non sposata, una donna che si mantiene con il suo lavoro, è più un’aberrazione che una variante. Ed è terribile rendersi conto insieme a Calpurnia che da lei ci si aspettano molte cose, ma sicuramente nessuna di quelle che le interessano. E’ anche bello vedere quanto i personaggi che circondano Calpurnia non siano magari illuminati, ma nemmeno cerberi, semplicemente figli della loro epoca.

Giudizio: 4/5

Recensione 152 – The Senator’s Wife

ottobre 25, 2011 § Lascia un commento

Autore: Sue Miller
Titolo: The Senator’s Wife
(Titolo italiano: La moglie del senatore)
Edizione: Bloomsbury, 2008
Pag.: 306
ISBN: 9780747594833

The Senator's Wife

Meri è sposata da meno di un anno con Nathan quando il marito riceve un incarico prestigioso presso l’università di una cittadina del New England. La coppia si trasferisce nella casa a fianco di quella del senatore Naughton, che però apparentemente non vive più con la moglie Delia, anche se i due sono ancora formalmente sposati. Mentre Meri lotta per conservare la sua identità all’interno di un matrimonio che sembra puntare in una direzione che lei non è sicura di voler prendere, veniamo a conoscenza della burrascosa storia dei Naughton, di come lui non sia mai stato capace di non tradire Delia, e di come la moglie abbia comunque deciso di mantenere un rapporto con lui, anche se non tradizionale, perché troppo innamorata per voltargli le spalle.

The Senator’s Wife è un libro difficile e disturbante. Sue Miller è bravissima nel farci entrare nella psiche di due donne con una vita complicata, e negli equilibri di due matrimoni apparentemente destinati alla distruzione.  Sicuramente ogni lettrice (ma anche lettore, perché no?) si potrà identificare alternativamente con Meri o Delia, oppure prendere ferocemente le distanze dal loro comportamento. Romanzo ipnotico e affascinante, benché non ci sia in definitiva una vera e propria trama, mi ha però deluso nel finale, che ho trovato un po’ fuori stile.

Giudizio: 4/5

Nella mia wishlist [ week 42 ]

ottobre 24, 2011 § Lascia un commento

Solomons, Natasha – Mr. Rosenblum’s List: Or Friendly Guidance for the Aspiring Englishman (Un perfetto gentiluomo)

Mr. Rosenblum's List: Or Friendly Guidance for the Aspiring Englishman



Centosessanta centimetri di incrollabile tenacia: è Jack Rosenblum, aspirante gentiluomo inglese. Che compila una lista completa degli usi e costumi britannici: impara che la marmellata si compra solo da Fortnum & Mason, studia a memoria l’albero genealogico della famiglia reale, e si appassiona alle previsioni del tempo della BBC. Dal 1937, quando è sbarcato in Inghilterra, non parla più nemmeno tedesco, a parte qualche parolaccia nei momenti di estrema tensione. Perché Jack vuole a tutti i costi trovare un posto da chiamare nuovamente casa. Ebreo di Berlino, fuggito dalla Germania nazista con la moglie e la figlioletta, è determinato più che mai a integrarsi nel Paese adottivo. E dopo anni di caparbia dedizione, gli rimane soltanto una voce da spuntare. L’ultimo, essenziale, requisito dell’inglesità: diventare socio di un golf club. Quando l’ennesimo rifiuto stronca con impietosa freddezza le sue speranze, l’inesauribile Jack decide di costruirsi il suo green a nove buche. In men che non si dica vende la casa di Londra e convince Sadie a seguirlo in un cottage sperduto nelle campagne del Dorsetshire. Ma l’impresa si rivela più ardua del previsto. Un romanzo tenero, divertente e toccante, che affronta con tono lieve temi drammatici quali identità e integrazione. E un protagonista davvero irresistibile, di cui ci si innamora fin dalla prima pagina.


Holtby, Winifred – South Riding (non tradotto)

South Riding



Il capolavoro di Winifred Holtby è una ricca evocazione delle vite e relazioni dei personaggi di South Riding. Sarah Burton, la giovane e fiera direttrice della scuola per ragazze locale – basata sulla stessa madre della Holby; e Robert Carne, il conservatore fattore gentiluomo incastrato in un matrimonio disastroso – di cui la radicale Sarah Burton si innamora. Mostrando come le decisioni pubbliche possono modellare l’individuo, questa storia offre una vista panoramica ed indimenticabile della vita nello Yorkshire. 


O’Farrell, Maggie – The Hand That First Held Mine (La mano che teneva la mia)

The Hand That First Held Mine



Nella vitale Londra del secondo dopoguerra, la giovane Lexie Sinclair, appena arrivata dalle campagne del Devon, sente che tutto è possibile. Mentre cerca di realizzare il sogno di diventare giornalista, viene in contatto con un mondo pervaso da uno straordinario fermento culturale: la Soho degli anni Cinquanta. Quartiere bohème di locali rumorosi, prostitute, immigrati, e di artisti e intellettuali, come Francis Bacon, Lucien Freud o John Deakin. Qui Lexie trova anche l’amore in un uomo più grande di lei, un importante editore. Nella Londra di oggi, Elina, una giovane artista finlandese, ha in comune con la sua coetanea di cinquant’anni prima la grande attrazione per questa città e la voglia di affermarsi nel proprio lavoro. Ma Elina è diventata mamma da poco e fatica a superare le difficoltà delle prime settimane a casa con un neonato. Ted, il padre del bambino, le sta accanto in questo momento delicato e anche lui fa i conti con la paternità. Guardando il figlio, la mente di Ted corre alla propria infanzia, ma riaffiorano immagini, ricordi, pensieri che non coincidono con quello che lui sa del proprio passato… Un romanzo cinematografico e insieme poetico che avvicina sino a fonderle due storie unite da un legame segreto.

Recensione 151 – La taverna del Doge Loredan

ottobre 21, 2011 § 3 commenti

Autore: Alberto Ongaro
Titolo: La taverna del Doge Loredan
Edizione: Piemme Pocket, 2006 (prima edizione 2004)
Pag.: 301
ISBN: non presente

Schultz, editore e tipografo veneziano, vive in una palazzina antica insieme ad una specie di suo alter ego soprannominato Paso Doble, non si capisce bene se uomo reale o proiezione del protagonista. Costui osteggia le scelte di vita di Schultz (i libri che pubblica, il fatto che non chiami un certo Avvocato il cui ruolo rimane inspiegato fino all’ultima pagina, ecc.) e concretizza il suo disgusto nascondendo in casa svariati oggetti di cui Schultz ha bisogno. Una sera Schultz ritrova in cima all’armadio della sua camera le bozze su cui stava lavorando, una serie di altri oggetti nascosti da Paso Doble, e un oggetto misterioso: un libro privo delle pagine che riportano il nome dell’autore e il titolo. Schultz abbandona le bozze e comincia a leggere il libro, ambientato nell’Ottocento inglese, nel quale il narratore, tale Jacob Flint, dichiara fin dalle prime pagine di essere ossessionato da un personaggio misterioso che somiglia in modo inquietante allo stesso Schultz. La lettura del libro si alterna a riflessioni di Schultz e sue conversazioni con Paso Doble, in un crescendo di aderenze tra la vita ‘reale’ di Schultz e quella ‘fittizia’ di Jacob.

Premetto che io _odio_ profondamente i giochi metaletterari. E ho acquistato questo libro pensando che fosse un ‘semplice’ romanzo storico.

La cosa più misteriosa di questo romanzo è che cosa, esattamente, mi abbia indotto a concludere la lettura invece di lanciare il libro dalla finestra e non pensarci più, scelta che sarebbe stata sicuramente più salutare. Il romanzo è un gioco intellettuale in cui due (tre) piani della realtà (o meglio, della finzione) si intrecciano. Per troppe pagine. Sulla base di una trama che ho trovato decisamente insignificante. Con uno stile pretenzioso e pesantissimo. E che, quando non è pretenzioso e pesantissimo, è volgare e pesantissimo. Per quel che mi riguarda, lasciate perdere.

Giudizio: 2/5

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