Recensione 144 – The Poisonwood Bible

ottobre 9, 2011 § Lascia un commento

Autore: Barbara Kingsolver
Titolo: The Poisonwood Bible
(Titolo italiano: Gli occhi negli alberi)
Edizione: Faber and Faber, 2000 (prima edizione 1998)
Pag.: 626
ISBN: 9780571201754

Nel 1959 Nathan Price, prete battista, parte da Bethlehem, Georgia per Kilanga nel Congo Belga, portando con sè la moglie Orleanna e le quattro figlie Rachel, Leah, Adah e Ruth May. Kilanga è un paesino minuscolo raggiungibile solo tramite aereo e la famiglia Price vi giunge a dir poco impreparata, nonostante i sette strati di vestiti che nascondono a loro volta tutta una serie di indispensabili oggetti, che spesso si riveleranno insensati e ridicoli. Nel villaggio di Kilanga infatti la minima operazione domestica si rivela lunghissima ed enormemente difficoltosa, e i pericoli della natura richiedono innumerevoli accorgimenti. Come se non bastasse, l’opera di evangelizzazione di Nathan Price non procede affatto come nei suoi progetti: arrivato a Kilanga armato della sua Bibbia e di una visione religiosa preconfezionata e ovviamente inadatta all’Africa. Visione che si rifiuta di modificare anche solo minimamente, e che porta solo all’incomprensione.
“Tata Jesus is Bangala! declares the Reverend every Sunday at the end of his sermon. More and more, mistrusting his interpreters, he tries to speak in Kikongo. He throws back his head and shouts these words to the sky, while his lambs sits scratching themselves in wonder. Bangala means something precious and dear. But the way he pronounces it, it means the poisonwood tree. Praise the Lord, hallelujah, my friends! for Jesus will make you itch like nobody’s business.” (Adah, 312)

Le difficoltà della vita in Congo vengono raccontate da cinque voci narranti, ovvero da Orleanna Price, la moglie di Nathan, e dalle loro quattro figlie. La più vecchia è Rachel, che ha quasi sedici anni, una personalità piuttosto superficiale e una discutibile (e divertente) padronanza della lingua inglese:  Maybe he’s been in Africa so long he has forgotten that we Christians have our own system of marriage, and it is called Monotony. (Rachel, 460) E’ Rachel colei che soffre di più per la lontananza dall’America proprio nella sua adolescenza. Dopo di lei ci sono Adah e Leah, gemelle ma estremamente diverse poichè l’intelligente, sarcastica e irriverente Adah è una storpia. Leah vive con un costante senso di colpa (è forse colpa sua se la gemella Adah è nata con dei problemi?) è un perfetto maschiaccio ed è l’unica figlia che ama davvero il padre e farebbe qualsiasi cosa per guadagnarsi il suo affetto e la sua approvazione. Ruth May è la piccolina, e proprio per questo cerca sempre di essere di più, di arrivare prima delle sorelle. Queste cinque donne hanno delle voci meravigliose e ben distinguibili, mentre a Nathan Price, uomo misogino, collerico ed invasato, non è permesso raccontare la sua storia. E’ attraverso gli occhi delle quattro figlie e della moglie che lo vediamo, e anche che intravediamo qualche accenno all’uomo che era prima di cambiare irrimediabilmente dopo un’esperienza di guerra nelle Filippine. Ma quell’uomo ormai non c’è più e il regime che Nathan impone in casa sua è talmente autoritario da farci pensare che la moglie avrebbe dovuto abbandonarlo già da molto tempo. Lei stessa, vessata dal marito, si rende conto che avrebbe dovuto farlo, ma il contesto non l’ha  mai aiutata (What did I have? No money, that’s for sure. No influence, no friends I could call upon in that place, no way to overrule the powers that governed our lives. This is not a new story: I was an inferior force.) e perfino la religione prevede che la donna sia sottomessa e non combattiva. Quello che Orleanna non si perdona davvero è però non aver badato ai segni, non essere scappata dal Congo quando era il momento giusto.

Pian piano nelle cinque narrazioni infatti si intrecciano motivi politici, legato all’oppressione belga e statunitense dei congolesi. Quando il Belgio è costretto a riconoscere l’indipendenza del Congo, ora guidato da Patrice Lumumba (‘My brothers,’ he said, ‘Mes frères, we have suffered the colonial oppression in body and heart, and we say to you, all of that is finished. Together we are going to make a place for justice and peace, prosperity and grandeur. We are going to show the world what the homme noir can do when he works for freedom. We are going to make the Congo, for all of Africa, the heart of light.’ I thought I would go deaf from the roaring. (210)) i Price vengono invitati ad andarsene, e i fondi per le missione smettono di arrivare. Nonostante le insistenze e la disperazione della famiglia, Nathan è irremovibile, non vuole abbandonare la missione anche se la situazione diventa sempre più instabile. Quando anni dopo iniziano le udienze che indagano sugli avvenimenti del Congo, ora Zaire, Orleanna non riesce a ricordare che le battaglie per mangiare e rimanere vivi in una Kitanga ancora più selvaggia e pericolosa ora che sia i soldi sia la protezione dei missionari (e del governo belga) non ci sono più. Eppure è vano illudersi di poter rimanere al di fuori dell’ombra dei potenti. E in qualche modo la tragedia che si abbatte sui Price sembra esserne la prova. E’ a questo punto che la famiglia Price si disintegra completamente, perchè è un punto di non ritorno:

Until that moment I’d always believed I could still go home and pretend the Congo never happened. The misery, the hunt, the ants, the embarrassments of all we saw and endured – those were just stories I would tell someday with a laugh and a toss of my hair, when Africa was faraway and make-believe like the people in history books. The tragedies that happened to Africans were not mine. We were different, not just because we white and had our vaccinations, but because we were simply a much, much luckier kind of person. I would get back home to Bethlehem, Georgia, and be exactly the same Rachel as before. I’d grow up to be a carefree American wife, with nice things and a sensible way of life and three grown sisters to share my ideals and to talk to on the phone from time to time. This is what I believed. I’d never planned on being someone different. Never imagined I would be a girl they’d duck their eyes from and whisper about as tragic, for having suffered such a loss. (Rachel, 418)

Tutti i componenti della famiglia Price infatti rimarrano legati, materialmente e mentalmente, in qualche modo, all’Africa. E per ognuno di essi le esperienze congolesi rivestiranno un diverso significato e un diverso motivo di riflessione. Romanzo lunghissimo ma davvero appassionante, The Poisonwood Bible è soprattutto denso di idee e di stimoli alla riflessione. Lo consiglio davvero a tutti.

Giudizio: 5/5

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