Recensione 146 – In Cold Domain

ottobre 13, 2011 § 2 commenti

Autore: Anne Fine
Titolo: In Cold Domain
(Titolo in italiano: Villa Ventosa)
Edizione: Black Swan, 1999
Pag.: 239
ISBN: 9780552998277

Dopo i primi capitoli di questo romanzo non ho fatto altro che pensare a quanto la terribile protagonista, Lilith Collett, mi facesse venire voglia di gettare via il libro. Lilith Collett e le sue manie, le sue sottili e perverse punizioni per i figli che non le rispettano ed il vezzo di comprimere le labbra quando uno di loro dice o fa qualcosa che lei non approva. Pian piano però sono stata assorbita dalla splendida narrazione con cui Anne Fine allarga la prospettiva includendo nel quadro anche i suoi quattro figli: un maschio, William, e tre femmine, Barbara, Victoria e Gillyflower. William è omosessuale ed è soprattutto un egocentrico e un piagnucoloso incapace di gestire un lavoro stabile. William convive con il compagno Caspar, che è molto più vecchio di lui, non è omosessuale dichiarato e lavora come ginecologo, oltre ad avere alle spalle un matrimonio fallito e un figlio adolescente. Caspar è una persona pacata ed equilibrata, che per qualche assurdo motivo tollera il teatrino del compagno, e guarda con curiosità ma anche raccapriccio ai rapporti tra i vari membri della sua disfunzionale famiglia. E, per amore di pace, rimane invischiato più di quanto vorrebbe nelle loro vicissitudini. Victoria e Gillyflower sono entrambe sposate con uomini che non si vedono mai, dato che hanno saggiamente deciso di evitare _sempre_ la maligna suocera. Mentre Victoria è una ambientalista incallita che vessa la madre perchè utilizzi prodotti ecologici, Gillyflower è un cosino privo di volontà che ruota la testa a seconda di dove gira il sole e guarda sempre gli altri prima di decidere come reagire agli eventi. Barbara è l’unica figlia non ancora sposata e fidanzata: molto grassa, vive in una stanza dell’istituto dove lavora come infermiera. E’ proprio l’annuncio del suo fidanzamento con uno straniero, Miguel-Angel, che dà la stura a una serie di tragicomici eventi.
Una delle particolarità di questo romanzo è che il vero protagonista è il giardino di Cold Domain, la casa di campagna dove Lilith Collett vive ormai sola, vedova da tempo. Mentre Lilith percepisce la grande casa e l’enorme giardino come un peso, e gli oggetti custoditi all’interno della casa per conto dei suoi figli un vincolo, la sua prole guarda al giardino come alla rappresentazione della magia di un infanzia che è stata però ben lontana dall’essere magica. Tutti sentono di avere ancora diritti sulla casa e sul giardino, e in particolare insistono perchè il giardino rimanga com’era quando erano piccoli (selvaggiamente lussureggiante e incolto) e la casa rimanga a loro disposizione facendoli sentire sempre bene accolti. Ed è così che ogni volta che Lilith vuole punire uno dei figli, pota selvaggiamente qualcosa, o sradica qualche pianta, o stronca qualche aiuola.
Il problema fondamentale della famiglia Collett risiede proprio nell’incapacità di Lilith Collett di essere una moglie e madre, compiti che per lei sono gravosissimi e che vive malissimo:
What did people without children know about going months and months unable to sit and enjoy a meal for having to think forward to the next one? Of not having the option, even for a single day, of ignoring the shopping, or cooking, or washing, or cleaning? Just having to keep at it. And not even being able to listen to the radio as you drudged, what with doorbells and telephones forever interrupting, and things needing carrying from one end of the house to the other. Why, even if you settled to something in one room, like mending or getting the supper, some child would be bound to appear within seconds, wanting to chat, or asking for help with their homework. Practically as far back as she could remember, Lilith had hated every minute of mothering. And like some dreadful form of allergy, it had got worse and worse, until she could hardly do anything, anything at all, without resenting how much being the linchpin of a family ruined it. Everything was spoiled, somehow. (50)
Il giorno in cui realizza che il suo ruolo non è così scontato, che Lilith Collett non è nata per fare la serva alla sua famiglia, l’amarezza prende il sopravvento su tutto:

From that day on, the tiny and subversive thought took root. Was I put on this planet to make Hector Collett happy? No, I was not. And the tiny resentful feeling had grown like a cancer, encompassing the children, making the difficult impossible, and spoiling all of married life. What mistakes women made, attempting to atone for each and every small ungenerous impulse with ludicrous offers of further self sacrifice. The trouble was that no one could every truly imagine how very long, how very fine, the wheel of life was going to grind. (149)

Personalmente sono convinta che non tutte le donne siano adatte a fare le madri (nemmeno le mogli, se è per questo, ma fra adulti ci si può accordare) e Lilith Collett, se fosse reale, sarebbe il manifesto vivente della mia tesi. C’è da dire che nemmeno i figli sono proprio perfetti, anzi: morbosamente legati a questa madre autoritaria e fredda, e alla casa che la rappresenta, non sono in grado di chiudere il capitolo infanzia e andare avanti, costruendosi una propria vita. E’ così che quando entra in scena Miguel-Angel, il fidanzato di Barbara, ciò che subito sembra un disastro annunciato diventa una possibilità di cambiamento, e in ultima anche una beffa cosmica!
Giudizio: 4/5
Annunci

§ 2 risposte a Recensione 146 – In Cold Domain

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Che cos'è?

Stai leggendo Recensione 146 – In Cold Domain su a bright shining lie.

Meta

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: