Recensione 155 – Un calcio in bocca fa miracoli

ottobre 28, 2011 § Lascia un commento

Autore: Marco Presta
Titolo: Un calcio in bocca fa miracoli
Edizione: Einaudi, 2011
Pag.: 190
ISBN: 9788806206321

Un calcio in bocca fa miracoli

Il protagonista di questo romanzo è un vecchiaccio, un uomo cinico e fallito che affronta la fase finale della sua vita senza smentirsi e in piena consapevolezza dei suoi difetti. Ad accompagnarlo nelle sue avventure l’amico (senza motivo) Armando, pizzicagnolo in pensione, ottimista e felice ad oltranza, anche se vedovo dell’amatissima Francesca. Ed è proprio Armando che decide di lasciare un ‘dono’ al mondo, l’unica cosa che a lui pare importante: una storia d’amore. Facendo conoscere due giovani che apparentemente hanno poco in comune ma che secondo lui sono fatti per stare insieme per tutta la vita.
Nel frattempo il protagonista cerca di conquistare la bella portinaia del palazzo in cui vive, rubandola al Don Giovanni condominiale, e ruba penne dai negozi.
Ma un giorno la sua routine viene sconvolta dalla notizia che la figlia ha deciso di separarsi dal marito. Non solo, lo ha comunicato solo a lui ed è da lui che viene a rifugiarsi, nascondendosi anche alla madre, solitamente la depositaria delle sue confidenze. Il vecchiaccio è atterrito dall’idea che la figlia si aspetti qualcosa da lui, ma in realtà le cose vanno meglio del previsto…

Romanzo schietto, dolceamaro ma soprattutto divertente nonostante l’aperta descrizione di tristi realtà, Un calcio in bocca fa miracoli è ipnotico e seducente ma a tratti anche terrorizzante (lucidissima la disamina del vecchiaccio dei suoi difetti e dei suoi fallimenti, e altrettanto lucida la descrizione di una situazione che non è migliorabile, è così e basta, prendere o lasciare, semmai peggiora). Uno spiraglio di speranza lo apre il carattere ‘incazzoso’ del protagonista, che mai si svilisce ma al contrario si arrabbia e se la prende con il mondo intero. Se non fosse una lettura così inebriante, ci sarebbe da dire che la trama è un pochino inesistente, che il romanzo è un po’ sfilacciato con tutti questi incisi che poco c’entrano con quel che precede e segue, e ci sarebbe pure da dire che una volta finito, a parte l’applauso per il finale perfetto e snervante, mi viene da chiedermi dove Presta volesse andare a parare. Che è un interrogativo che mi sale solo con certi libri, e con altri, che pure non è che vadano a parare chissà dove, no. Chissà come mai.

Giudizio: 4/5

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