Recensione 170 – Il treno dell’ultima notte

novembre 30, 2011 § Lascia un commento

Autore: Dacia Maraini
Titolo: Il treno dell’ultima notte
Edizione: Rizzoli, 2008
Pag.: 429
ISBN: 9788817021661

Il treno dell'ultima notte

Amara è una giornalista che, poco dopo il secondo dopoguerra, viene inviata dal suo giornale nell’Europa dell’Est per raccontare la vita al di là del muro. In realtà Amara ha un altro fine: vuole ritrovare il suo compagno di giochi e innamorato, l’ebreo austriaco Emanuele, la cui famiglia rientrò in Austria proprio all’inizio del momento più buio del nazismo. Nel suo viaggio prima verso Auschwitz e poi a Vienna e ancora in altri paesi, Amara raccoglie amici e sostenitori e vive momenti storici ineguagliabili, ma il suo cuore è sempre con Emanuele.

Io con Dacia Maraini ho davvero un rapporto pessimo. Sulla carta è proprio l’autrice che vorrei adorare, ma poi di solito non tollero i suoi romanzi e la sua scrittura (Voci l’ho addirittura abbandonato), mentre mi va molto meglio con i memoir, in cui forse l’influsso di Fosco Maraini, suo padre, scrittore che io venero anche se di lui ho letto pochissimo (un solo libro in realtà), si fa sentire. Per cui leggere questo romanzo e scoprire che, con le dovute piccole riserve, mi piace e mi è piaciuto, per me è davvero una conquista. Devo dire che il finale non mi ha propriamente entusiasmata ma d’altra parte l’alternativa, per come la vedo io, non sarebbe stata migliore. La parte che mi ha affascinato di più è stata quella ambientata in Ungheria, proprio quella che molti lettori avrebbero tolto perché non molto pertinente… a me sinceramente pare quella riuscita meglio, più appassionata e appassionante. Forse è proprio questa ricerca amorosa ossessionata che a me convince meno.

Giudizio: 4/5

Recensione 169 – Angel

novembre 29, 2011 § Lascia un commento

Autore: Elizabeth Taylor
Titolo: Angel
(Titolo in italiano: Angel)
Edizione: Virago, 2001 (prima pubblicazione 1957)
Pag.: 256
ISBN: 9780860683551

Angel (Virago Modern Classics)

Angel Deverell è la figlia di una commerciante molto incline ai sogni ad occhi aperti e decisamente poco incline al lavoro manuale. Altezzosa, snob e incapace di empatia, Angel attraversa l’esistenza rinnegando la sua origine, la sua città e perfino i suoi stessi parenti. Per elevarsi al di sopra di quel livello sociale in cui è nata ma di cui non si sente parte, Angel decide di diventare una scrittrice di successo. La parte incredibile è che ce la fa, la parte più credibile è che Angel crede che i suoi romanzi siano capolavori mentre si tratta di romanzacci dileggiati dai più seppur molto venduti. Il fatto è che Angel è decisamente brava a far prevalere la sua visione della vita (o meglio, di come la vita dovrebbe essere secondo lei) sulla mera realtà, provocando negli altri spesso sgomento, a volte ammirazione, rarissimamente pietà.

Premetto che la Elizabeth Taylor che scrisse questo romanzo ovviamente non ha nulla a che fare con l’omonima e ben più famosa (per lo meno in Italia) attrice. In Inghilterra infatti la Taylor era una famosa scrittrice e questo, insieme a At Mrs. Lippincote’s, è uno dei suoi testi più noti. La Taylor ha una bellissima capacità di descrizione che impiega nel presentarci questi personaggi così ben delineati da renderli più veri del vero. E forse è proprio questo che mi impedisce di dare un voto più alto a questo romanzo: Angel è davvero un’eroina (anzi, un’antieroina) antipaticissima e per cui si tifa davvero poco (anzi, per nulla), ma forse incarna difetti, sì esasperati nel suo caso, ma tutto sommato piuttosto condivisi anche da tutti noi, magari in proporzione più umana. Proverò sicuramente qualche altro suo romanzo ma non posso dire che questa prova della Taylor mi abbia convinta del tutto.

Giudizio: 3/5

Nella mia wishlist [ week 47 ]

novembre 28, 2011 § Lascia un commento

Martin, Valerie – The Confessions of Edward Day (non tradotto in italiano, credo)

The Confessions of Edward Day

In questa autobiografia fittizia, Valerie Martin ricrea brillantemente il sordido mondo teatrale della New York degli anni Settanta, quando gli affitti erano bassi, l’amore era libero, e la nudità sul palco era all’ultima moda. La vita di Edward Day, un giovane attore dotato e ambizioso, cambia per sempre durante una festa sulla Jersey Shore, durante la quale seduce la deliziosa Madeleine Delavergne ed è salvato dall’affogamento dal misterioso Guy Margate, un uomo che assomiglia allo stesso Edward in modo inquietante. Da questo momento in poi Edward sarà sempre diviso tra il suo desiderio per Madeleine e il suo debito nei confronti di Guy, il suo rivale in amore e nell’arte, sul palcoscenico e fuori.

Recensione 168 – Io ci provo

novembre 25, 2011 § Lascia un commento

Autore: Anna Maxted
Titolo: Io ci provo
(Titolo originale: Running in Heels)
Traduzione: S. De Franco
Edizione: TEA, 2006 (prima pubblicazione 2001)
Pag.: 338
ISBN: 9788850211494

Io ci provo

Quando la migliore amica di Nat, Babs, incontra il vero amore e si sposa, sembra la fine di un’era. Per non parlare della nuova relazione di Nat, così emozionante e coinvolgente da mettere a rischio il suo lavoro e le sue amicizie…

Anticipo subito che questo post sarà pieno di spoiler, per cui regolatevi di conseguenza. Io ci provo è un romanzo strano. E’ chick lit, e nelle prime pagine (non dico metà, ma quasi) ho combattuto contro una protagonista decisamente adolescenziale, antipatica e superficiale: Nat ha una carissima amica, che la chiamava tre volte al giorno perfino quando vivevano insieme, ma ora che si sposa piuttosto che essere felice per lei Nat sceglie di essere meschinamente gelosa e oltraggiosamente antipatica nei confronti del futuro sposo. Al matrimonio Nat partecipa da sola, complice un impegno di lavoro del fidanzato, e cade subito fra le braccia del belloccio di turno, seduto accanto a lei. Quando decide di confessare il tradimento all’affidabile ma noioso (ma dai!) findanzato, sperando di essere perdonata, e costui decide di lasciarla senza troppi patemi, si sente tradita (!). Invece di capire che il belloccio è un’avventura occasionale, cerca di tenerselo stretto, inizia a sniffare cocaina e perde la concentrazione al lavoro, e quindi il lavoro stesso. Inveisce contro la madre che le riempe il frigo di cibo e le pulisce l’appartamento, e contro il fratello perfettino agli occhi di mammà, ma che nasconde una figlia illegittima in Australia. Poi a metà libro scopriamo che Nat è anoressica, perché sublima nel suo rapporto con il cibo il rancore verso i genitori che si sono separati anni prima. E quindi non è che lei sia superficiale e stupida, è che ha un problema. Mah!

Il libro è leggibile e scorrevole ma sinceramente l’ho trovato un po’ stupidello.

Giudizio: 3/5

Recensione 167 – L’assassino cieco

novembre 24, 2011 § Lascia un commento

Autore: Margaret Atwood
Titolo: L’assassino cieco
(Titolo originale: The Blind Assassin)
Traduzione: Raffaella Belletti
Edizione: Tea, 2006 (prima pubblicazione 2000)
Pag.: 552
ISBN: 9788850209484

L'assassino cieco

All’età di ottantadue anni Iris Chase decide di mettere su carta la storia della sua vita, della sorella Laura e della famiglia Chase. Non sa bene perché o per chi sta scrivendo, ma asseconda il suo impulso nel momento della sua vita in cui è a un passo dalla perdita dell’autosufficienza. Il suo scritto si intreccia ai capitoli di un romanzo scritto dalla sorella Laura, L’assassino cieco, in cui un uomo in fuga racconta alla sua amante una storia ambientata in un altro pianeta. Tre storie in una, dunque, ben intrecciate fra di loro, e a loro volta intrecciate a polverosi e ingialliti articoli di giornale. Pian piano la storia di Iris rivela la verità dietro la superficie della patinata vita di società, una verità angosciante e difficile, con cui la stessa Iris forse non è ancora venuta a patti.

L’assassino cieco è stato un libro difficile, per me. Da una parte ho adorato l’ambientazione, la forma della ‘memoria’ e la storia di una famiglia con tutti i suoi segreti. Dall’altra, bisogna ammettere che a volte la trama della Atwood è vagamente telenovelistica e induce allo scetticismo: sarà mai possibile che alla nostra eroina accada davvero di tutto? e cose così gravi? Ma soprattutto ho trovato la protagonista troppo remissiva in gioventù e troppo combattiva (ma solo nelle intenzioni, visto che la vecchiaia e la mancanza di soldi la rendono praticamente innocua) in vecchiaia. Non ho amato particolarmente la storia dentro la storia (tutti questi incontri amorosi clandestini dopo un po’ stufano) né la storia nella storia nella storia (la fantascienza non è il mio genere preferito) ma ho adorato i ‘ritagli’ di giornale, un tocco di realismo. Nel complesso un libro da leggere, anche se probabilmente mi aspettavo qualcosa di un po’ diverso.

Giudizio: 4/5

Recensione 166 – Blankets

novembre 23, 2011 § 4 commenti

Autore: Craig Thompson
Titolo: Blankets
(Titolo italiano: Blankets)
Edizione: Top Shelf Productions, 2003
Pag.: 582
ISBN: 9781891830433

Blankets

Non leggo molte graphic novel, come già saprete dai miei precedenti post (qui e qui), ma ogni tanto c’è un titolo che mi colpisce (probabilmente perché diventa molto famoso) e quindi mi tuffo. Nel caso specifico il protagonista è un giovane ragazzo americano che vive in una cittadina della Bible Belt. La sua famiglia è infatti molto religiosa, lui stesso crede e frequenta non solo la chiesa ma anche dei campi religiosi. Durante uno di questi conosce Raina, una ragazza che, insieme a diversi fattori, contribuisce a fargli capire cosa vuole fare della sua vita. Si tratta fondamentalmente di un racconto di formazione.

Quello che mi ha colpito è che, come in Fun Home, anche questo romanzo descrive una vita – familiare, di comunità – triste, di privazione e di angoscia. Della sua infanzia il protagonista sembra salvare solo il rapporto con il fratello, ma anche questo solo in parte in quanto nell’equazione entra anche un padre severo e con una certa tendenza alla violenza. Il romanzo sicuramente mi è piaciuto – ed è stato molto interessante imparare qualcosa di più sulla vita rurale nel Wisconsin, ma non lo descriverei un capolavoro come è stato spesso fatto nelle recensioni.

Giudizio: 4/5

Recensione 165 – Al centro dell’inverno

novembre 22, 2011 § 2 commenti

Autore: Marya Hornbacher
Titolo: Al centro dell’inverno
(Titolo originale: The Center of Winter)
Traduzione: L. Pignatti
Edizione: Tea, 2008
Pag.: 362
ISBN: 9788850216574

Al centro dell'inverno

Analisi di una famiglia dopo la morte – per suicidio – del capofamiglia Arnold. Claire, la moglie, cerca di sopravvivere ai sensi di colpa e oppone resistenza, anche a distanza di un anno, alla creazione di un nuovo legame affettivo. I suoi due figli, Esau e la piccola Katie, non sono semplici da accontentare. Esaus, dentro e fuori dagli istituti psichiatrici per anni, ha bisogno di molte attenzioni e altrettanto Katie che, più forte psicologicamente, non manca di essere volitiva fino allo sfinimento. Il romanzo alterna in vari capitoli il punto di vista di questi tre personaggi.

Un libro molto interessante anche se forse non dà quello che potrebbe a livello di introspezione. Ho trovato particolarmente ostiche le parti narrate dall’adulta Claire, mentre le parti riservate ai bambini mi sono piaciute moltissimo e, per me, salvano il libro. E’ per questo che ora sono molto curiosa di leggere gli altri due libri della Hornbacher, autobiografici. Per il resto non so bene cosa pensare di questo romanzo, intriso di forti sentimenti personali che cozzano contro una ‘rispettabilità’ esteriore da mantenere a tutti i costi (mirabile in questo senso la descrizione della madre del defunto mentre sceglie cosa chiedere al funerale). Mi ha colpito molto la quasi totale assenza di figure maschili forti, la preoccupazione delle donne nei confronti di questi uomini fragili e, per converso, la loro grandissima forza con cui attraversano la vita nel dolore.

Giudizio: 4/5

Dove sono?

Stai visualizzando gli archivi per novembre, 2011 su a bright shining lie.