Recensione 157 – E poi siamo arrivati alla fine

novembre 2, 2011 § Lascia un commento

Autore: Joshua Ferris
Titolo: E poi siamo arrivati alla fine
(Titolo originale: Then We Came to the End)
Traduzione: Katia Bagnoli
Edizione: Beat, 2010 (prima pubblicazione 2006)
Pag.: 351
ISBN: 978-88-6559-024-9

E poi siamo arrivati alla fine (BEAT)

Doveva esserci una storia migliore di quella che vivevamo, per questo molti di noi passavano tanto tempo persi nel loro piccolo mondo.

E poi siamo arrivati alla fine è un romanzo che parla dei dipendenti di una grande agenzia pubblicitaria di Chicago, e lo fa utilizzando una prima persona plurale, un ‘noi’ collettivo. I protagonisti sono ovviamente i dipendenti, annoiati, frustrati, che muoiono dalla voglia di ascoltare un aneddoto piccante o di spettegolare gli uni sugli altri, i dipendenti sui superiori, tutti su tutti. E’ come se l’essere rinchiusi otto ore al giorno in un edificio insieme alle stesse persone esaltasse le caratteristiche peggiori di queste persone, che spesso si comportano come crudeli scimmie adolescenti. La mia attitudine nei confronti di queste persone che raramente si comportano come individui è in parte di comprensione e di condivisione e in parte di disprezzo.

Mentre i dipendenti frustrati sognano vite alternative che non avranno mai il coraggio di provare, l’economia crolla e l’agenzia comincia a licenziare. Al panico causato dalle lunghe ondate di licenziamento si aggiunge l’ombra della morte: sembra che il supervisore Lynn abbia il cancro al seno (ma, come sempre, sono voci di corridoio non confermate). Proprio in questo momento ai dipendenti viene assegnato un progetto assurdo: creare una pubblicità che faccia ridere le donne ammalate di cancro. E tutti si impegnano in modo fanatico in un progetto che può decretare la salvezza o il licenziamento, in questo periodo di crisi. Ovviamente la fine non è una vera e propria fine, come d’altronde nel libro non esiste una vera e propria trama.

L’idea iniziale è molto buona, così è affascinante la narrazione collettiva. Pian piano però le meschine preoccupazioni dei dipendenti superano di gran lunga le comprensibili frustrazioni di un lavoro d’ufficio e diventano completamente insensate di fronte ai problemi di Lynn, a cui viene eccezionalmente dedicato un capitolo non collettivo. Nel complesso mi è parso esagerato, troppo lungo, troppo costruito, troppo falso o forse troppo vero, chi lo sa?

Giudizio: 3/5

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