Recensione 158 – The Easter Parade

novembre 9, 2011 § Lascia un commento

Autore: Richard Yates
Titolo: The Easter Parade
(Titolo italiano: Easter Parade)
Edizione: Methuen, 2004 (prima pubblicazione 1976)
Pag. 226
ISBN: 9780413772022

Richard Yates mi ha completamente affascinato due anni fa con il suo capolavoro Revolutionary Road. All’epoca avevo già sentito molto parlare di questo romanzo e del suo autore, ma ovviamente è stato l’omonimo film del 2008, diretto da Sam Mendes e con protagonisti Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, a incuriosirmi definitivamente. Dopo aver letto questo The Easter Parade (finalmente in lingua originale, e ne vale la pena), posso dire con sicurezza che i romanzi di Yates sono tristi e anche deprimenti, se affrontati con lo spirito ‘sbagliato’, ma descrivono determinate situazioni in modo chirurgico, rendendole metafore della condizione umana.

Sarah ed Emily Grimes sono due sorelle che vivono con la madre Pookie (i genitori sono separati), una donna irrequieta e dai facili entusiasmi ma poco incline a trattare le figlie con autentico affetto e sicuramente più ammaliata dalla superficie delle cose che dalla loro essenza. Sarah, la sorella più vecchia, si sposa giovane con  un uomo che ama, riamata, e mette su famiglia. Sicuramente influenzata dalla madre, sente la necessità della stabilità e considera il matrimonio un vincolo indissolubile. Emily, la più giovane, sembra essere altrettanto sognatrice, ma viene bruscamente risvegliata dalla sua prima – orribile – esperienza amorosa. Questa esperienza, il rapporto con i genitori e soprattutto la vita con una madre ben lontana dall’essere irreprensibile, portano Emily a decidere di privilegiare un altro aspetto della sua esistenza: la vita intellettuale (An intellectual could lose her virginity to a soldier in the park, but she could learn to look back on it with wry, amused detachment. An intellectual might have a mother who showed her underpants when drunk, but she wouldn’t let bother her.) Dopo aver vinto una borsa di studio, Emily frequenta il Barnard College.

Yates ci conduce per mano lungo l’esistenza delle due sorelle (anche se la prospettiva è più quella di Emily che quella di Sarah) mostrandoci come due scelte molto diverse possono risultare ugualmente disastrose, e come ogni sorella desideri, in fin dei conti, quello che ha avuto l’altra, nonostante sia evidente che non è stata una fonte di felicità. Sarah sceglie la vita di moglie e madre e decide di non metterla in discussione nemmeno quando appare evidente che ha problemi di alcolismo e vive in un matrimonio violento in cui nemmeno i figli sono una fonte di completa soddisfazione. Eppure sente la mancanza di un lavoro intellettuale e, nonostante i tentativi in questo senso (una breve esperienza come scrittrice di testi per la radio, e un tentativo di scrivere la biografia di un antenato del marito, e poi dei brevi sketch familiari), non riesce a realizzare i suoi desideri, non per mancanza di bravura, ma per mancanza di tempo, opportunità, sostegno. Emily, d’altra parte, conduce una vita intellettuale: dopo la laurea svolge lavori impiegatizi in ambiti creativi/intellettuali, e frequenta intellettuali, ma i suoi rari svogliati tentativi di scrivere degli articoli non danno nessun frutto per mancanza di entusiasmo. Emily cerca continuamente di instaurare rapporti duraturi con gli uomini, ma tutti i suoi tentativi falliscono, vuoi perché a un certo punto subentra una mancanza di interesse dall’una o dall’altra parte, vuoi perchè Emily stessa sembra bloccata, incapace di lottare per i suoi desideri, quasi fosse sconveniente ammettere di volere qualcosa e darsi da fare per ottenerla. Il suo atteggiamento blasé che nel passato l’ha aiutata ad affrontare la sua situazione ora le impedisce evidentemente di gestire la sua vita.

Dicevo prima che i romanzi di Yates possono essere deprimenti se affrontati con l’atteggiamento ‘sbagliato’. Metto sbagliato fra virgolette perché ovviamente si tratta di una mia opinione personale: secondo me Yates va letto tenendo ben presente che ciò che scrive è verissimo, ma è anche solo una delle tante sfaccettature della condizione umana. Con Revolutionary Road Yates denunciava gli ideali borghesi portandoci a credere di vivere una finzione. In questo The Easter Parade Yates sembra dirci che, si scelga la carriera o la famiglia, l’intelletto o l’amore, alla fine della fiera la nostra vita sarà una delusione e terminerà miserevolmente  (sarei curiosa di sapere cosa avrebbe da dire oggi sulle mamme lavoratrici). Da una parte trovo poco edificante leggere romanzi che non mi forniscano una soluzione, uno stimolo positivo, dall’altra penso che Yates sia davvero incisivo e che abbia una capacità descrittiva e di introspezione incredibile. Mi viene in mente la scena in cui un’amica di Emily cerca di portarla fuori di casa dopo che per un anno è stata senza lavoro e ha vissuto grazie all’assistenza sociale. Le due vanno a un party da amici, che si rivela essere una semplice cena in cui sono le uniche donne non sposate o comunque non accompagnate. La cena è orribile ma l’amica di Emily quando la riaccompagna a casa insiste nel dire che è stato divertente (Then the party was over and she was out on the sidewalk, saying goodnight to Grace Talbot, who insisted several times that the evening had been ‘fun’, and then she was on her way home.).
Nel caso specifico il voto piuttosto basso si riferisce alla mia incapacità di sentirmi davvero coinvolta da queste sorelle. Forse è proprio il dualismo che non mi ha convinta, l’ho trovata un’operazione riuscita solo in parte. In ogni caso un’esperienza di lettura piacevole, grazie alla scrittura magitrale.

Giudizio: 3/5

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