Recensione 159 – Il manuale del contorsionista

novembre 10, 2011 § Lascia un commento

Autore: Craig Clevenger
Titolo: Il manuale del contorsionista
(Titolo originale: The Contortionist’s Handbook)
Traduzione: Antonio Caronia
Edizione: Mondadori, 2005 (prima pubblicazione 2002)
Pag.: 257
ISBN: 9788804539162

Non ricordo come mai questo titolo è finito nella mia whislist, ma qualche tempo (anno?) fa l’ho trovato in un cesto di offerte a pochi euro e me lo sono portato a casa. Recentemente ho deciso di leggerlo, finalmente, e ho visto le scritte in copertina: “Giuro che negli ultimi cinque, anzi dieci anni non ho letto un libro all’altezza di questo” di Chuck Palahniuk e “Un libro perfetto, un trionfo, destinato di sicuro allo status di culto” di Irvine Welsh. Ora, Palahniuk è un autore che mi attira abbastanza ma finora di suo ho letto solo Soffocare, che mi ha fatto piuttosto schifo, non tanto per la struttura del romanzo e la storia ma proprio per i particolari (chi lo ha letto capirà). Ho anche visto il film Fight Club ma non penso che conti. Con Welsh ci ho provato due volte, ed è andata anche peggio: teoricamente apprezzo l’utilizzo letterario del lerciume, poi però in pratica non è che ne capisca moltissimo il senso (almeno nel caso di Welsh) e comunque non ho nessuna voglia di leggere cose del genere. Cominciamo bene, ho pensato.

Il manuale del contorsionista però mi ha subito catturato, e così è stato per il primo terzo del romanzo, più o meno. Dopodiché, a parte introduttiva conclusa, mi aspettavo che l’autore andasse a parare da qualche parte e invece no, e questa sensazione mi è rimasta anche dopo aver letto il finale, e non è che sia proprio un buon segnale. Nel complesso la lettura è molto piacevole, perché narrata in prima persona dal protagonista, tale John Dolan Vincent, un abilissimo falsario che, dopo alcune brutte esperienze in gioventù e una vita familiare poco edificante, ha cominciato a crearsi false identità una dopo l’altra, soprattutto nell’intento di non farsi mettere le mani addosso dal sistema sanitario nazionale. John soffre infatti di fortissime emicranie, per le quali i medici non hanno trovato causa. Queste emicranie sono talmente forti da costringerlo a prendere un numero assurdo di medicine (ottenute poi in modo illegale, dato che non avendo una patologia non ha nemmeno le ricette per gli antidolorifici ‘strong’) che lo porta all’overdose. Ogni emicrania porta per cui al ricovero ospedaliero e al conseguente colloquio psichiatrico con cui la struttura cerca di stabilire se l’overdose è stata davvero accidentale oppure se c’è una tentativo di suicidio. Ben sapendo che la ricorrenza di un tale ricovero lo porterebbe in un ospedale psichiatrico (John non è mai riuscito a convincere nessuno che le sue emicranie sono vere e di origine fisiologica), il nostro protagonista cambia identità dopo ogni episodio. Tramite una serie di flashback (tecnica non pesante, in questo caso), John ci racconta della sua vita: infanzia, episodi più significativi, il suo lavoro come falsario, e anche un innamoramento.

Il protagonista di questo romanzo è anomalo e interessante e possiede una voce forte e accattivante. Peccato che il romanzo non abbia una trama vera e propria e dopo il primo centinaio di pagine i continui salti temporali e la ripetizione tematica stufano. Carino, quindi, ma niente di più.

Giudizio: 3/5

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