Recensione 171 – The Group

dicembre 7, 2011 § 4 commenti

Autore: Mary McCarthy
Titolo: The Group
(Titolo italiano: Il gruppo)
Edizione: Virago, 2009 (prima pubblicazione 1954)
Pag.: 437
ISBN: 9781844085934

The Group

Nel 1933 un gruppo di amiche si laurea all’Università di Vassar e, nel pieno della crisi economica, si ritrova a far fronte alla vita ‘vera’. Piene di entusiasmo e di progetti, accomunate dalla volontà di crearsi una vita propria, moderna, possibilmente molto diversa da quella delle loro madri, le nostre eroine si scontreranno non tanto con le difficoltà economiche (in fin dei conti, pur nel bel mezzo del New Deal di Roosevelt, le protagoniste sono middle class se non ricche e quindi non hanno grossi problemi economici) quando con la difficoltà di affermarsi, dal punto di vista del lavoro o della semplice personalità, in un mondo ancora dominato dagli uomini.

Scritto alla fine degli anni Cinquanta e pubblicato all’inizio degli anni Sessanta, vagamente autobiografico (anche la McCarthy si laureò alla Vassar nel 1933) The Group suscitò molto scalpore per la precisa scelta dell’autrice (non solo in questo romanzo, ma in tutta la sua produzione, e in tutta la sua vita) di essere decisamente onesta, se non disinibita, e di evitare scrupolosamente qualsiasi ipocrisia. E così insieme alle varie ragazze scopriamo la gioia del sesso senza amore, le difficoltà dell’adulterio e della contraccezione, l’incredibile scelta di allattare al seno, l’amore lesbico, la salute mentale e gli istituti di cura. Ma anche moltissimi altri argomenti più ‘normali’, come la difficoltà di mantenere un budget o di trovare l’uomo giusto. Il tutto senza inutile e gratuita volgarità, anzi! Un libro che fu di culto all’epoca della pubblicazione, ma anche per le generazioni successive, e dovrebbe esserlo anche per noi, in quanto l’emancipazione femminile è ancora da raggiungere, e forse, come dice Candace Bushnell nell’introduzione, l’unica differenza che c’è fra noi e le protagoniste del romanzo è che noi possiamo fregiarsi di avere delle scelte (vere o fittizie che siano). In effetti posso affermare che il libro risulta attualissimo.

Il personaggio più coinvolgente per me è stata Dottie Renfrew, forse fra le ragazze del gruppo quella con meno aspettative ma con cui ci si identifica di più grazie alle sue pene amorose (anche Polly ha i suoi problemi, c’è da dire però che è un po’ troppo angelica).Ma forse tutte le protagoniste a un certo punto della storia provocano disagio, in quanto sono persone vere, con veri difetti. Un avvertimento: sopportate il primo capitolo, dal secondo cambierà tutto. Forse è stata una mia impressione, ma il primo capitolo, che mette in scena il matrimonio di Kay, una delle ragazze più carismatiche del gruppo, è decisamente caotico e non mette nemmeno molto in buona luce le protagoniste, anche se nel complesso ha una sua funzione narrativa specifica.

Lettura consigliata:

http://nonsoloproust.wordpress.com/2007/05/11/il-gruppo-mary-mccarthy/

Giudizio: 4/5

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§ 4 risposte a Recensione 171 – The Group

  • Girasonia76 ha detto:

    Non conoscevo questo romanzo ma la tua recensione mi ispira! (il bello è che di solito io non leggo mai recensioni prima di aver letto un libro, perché spoilerano sempre troppo, anche senza volerlo, e invece le tue no, finalmente!)lo metto in wish list 🙂

  • Roberta ha detto:

    Grazie! Di solito se non posso evitare di fare spoiler lo segnalo all'inizio della recensione, ma in generale cerco di trasmettere l'idea dell'atmosfera, ecco. ^_^ Te lo consiglio davvero questo libro (ricordati di pazientare durante il primo capitolo, io non ci ho capito nulla):)

  • Valeria ha detto:

    Io lo lessi nel lontanissimo 2006 e, forse perché avevo cinque anni in meno d'età e molte letture in meno sulle spalle!, lo trovai troppo concentrato sulla descrizione della vita di giovani della media borghesia, escludendo tutte le altre. Quindi, mi chiedevo all'epoca, come può rispecchiare i problemi e le esperienze di tutte le ragazze,indipendentemente dal ceto di provenienza, ed essere anche il racconto del femminismo degli anni '50-'60??A questo punto penso che lo dovrò rileggere…

  • Roberta ha detto:

    @Valeria: io credo che da un romanzo davvero non ci si possa aspettare una panoramica _così_ estesa. Certo la McCarthy poteva anche scegliere diciamo quattro ragazze mediamente ricche e quattro povere, per dare un'idea più ampia. Eppure io sono convinta che la sua sia stata proprio una scelta profondamente voluta, anche perché da come ho capito le ragazze di Vassar, nel periodo in cui è ambientato il romanzo, ovvero gli anni Trenta e la depressione economica dopo il crollo della borsa del '29, erano proprio viste male. Forse pensava che colpisse ancora di più il problema della realizzazione femminile in un contesto di agiatezza, dove ipoteticamente dovrebbe essere di più semplice risoluzione. O forse semplicemente scriveva di quello che conosceva, dato che lei stessa apparteneva a quell'ambiente. Devo anche dire che la McCarthy si è sempre distanziata dal femminismo, che non approvava, e che comunque stava nascendo negli stessi anni di pubblicazione del romanzo. Ammetto che la scelta della McCarthy può suscitare qualche dubbio, però io personalmente ho trovato più facile identificarmi con le protagoniste.

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