Recensione 184 – Se niente importa

dicembre 29, 2011 § 2 commenti

Autore: Jonathan Safran Foer
Titolo: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?
(Titolo originale: Eating Animals)
Traduzione: Irene Abigail Piccinini
Edizione: Guanda, 2010 (prima pubblicazione 2009)
Pag.: 365
ISBN: 978-88-6088-113-7

Se niente importa: Perché mangiamo gli animali?

Jonathan Safran Foer è noto per essere l’autore dei due romanzi Ogni cosa è illuminata (Everything is Illuminated) e Molto forte, incredibilmente vicino (Extremely Loud and Incredibly Close). Li ho letti entrambi, apprezzandoli molto, anche se non è mai scattato quell’innamoramento letterario che mi sarei aspettata. Quando è stato pubblicato questo suo saggio, ero interessata, ma solo fino a un certo punto: non sono vegetariana e devo ammettere di non essere nemmeno particolarmente interessata alla questione del mangiare etico o biologico. Leggendo diverse recensioni positive mi sono però incuriosita e, in occasione della mia ultima sortita in biblioteca per recuperare una graphic novel di Manuele Fior, ho portato a casa anche questo volume.

In occasione della gravidanza della moglie (Nicole Krauss, anch’essa apprezzatissima romanziera), Foer si interroga su molti aspetti della sua vita, e in particolare sulle sue scelte alimentari. Vegetariano da anni, ma in modo altalenante, Foer sente di dover prendere una decisione netta, in modo da poter spiegare al figlio, eventualmente, nel futuro, il perché di una scelta vegetariana. E decide di chiarirsi le idee effettuando un’indagine, di piglio molto giornalistico, su come gli animali vengono allevati e macellati. La sua disamina riguarda gli Stati Uniti, ma non credo che in Europa le cose possano essere molto diverse.

Le conclusioni di Foer, supportate da dati precisi (pagine e pagine di note e fonti) sono queste: l’industria alimentare americana, per poter fornire al cliente ciò che egli desidera – ovvero molta carne, e a prezzo basso -, utilizza un tipo di allevamento industriale intensivo che punta non alla qualità del cibo prodotto, quanto alla quantità e al guadagno ricavabile pur mantenendo basso il prezzo finale. Questo significa accurata selezione genetica per garantire il massimo rendimento e manipolazione delle fasi di crescita dell’animale per anticipare quanto possibile il momento della macellazione. Ma dal punto di vista etico, o comunque dal punto di vista del consumatore, queste scelte significano che:

– nell’allevamento intensivo gli animali vengono trattati con una incredibile crudeltà, tale che qualsiasi persona si sentirebbe male assistendovi; inoltre la selezione genetica implica lo sviluppo di patologie molto dolorose;
– nell’allevamento intensivo gli scarti di produzione e le feci provocano un inquinamento molte volte maggiore rispetto ad un allevamento tradizionale;
– nell’allevamento intensivo gli animali vengono imbottiti di medicinali e antibiotici per evitare le malattie tipiche degli allevamenti intensivi e degli animali selezionati geneticamente.

Foer è abbastanza onesto da dare voce anche alla parte opposta: l’allevamento intensivo è l’unico tipo di allevamento che permette di fornire il quantitativo di carne richiesta. La gente non vuole mangiare meno carne, né tanto meno vuole pagarla di più. E ammette che certi cibi di origine animale hanno un significato culturale molto forte nella società occidentale. Eppure l’allevamento intensivo, per come funziona oggi, non è un sistema eticamente accettabile (e probabilmente non è accettabile nemmeno dal punto di vista della salute). Questo si può chiaramente capire grazie a questo video, la cui visione richiede solo poco più di dieci minuti.

Devo ammettere onestamente che non credo sarò mai in grado di diventare vegetariana. E’ una scelta complicata, socialmente e a livello familiare. Inoltre sono convinta che l’uomo sia un animale onnivoro, e sia culturalmente che a livello di salute mi sentirei a disagio al pensiero di rinunciare a carne, pesce, uova, latticini. D’altra parte venire a conoscenza di come questi cibi arrivano alle nostre tavole rende necessario riflettere sulle nostre scelte, e farle in modo più consapevole, accettando se possibile di fare qualche sacrificio in più.

Nel complesso la lettura di questo saggio è sicuramente interessante e utile da un punto di vista etico e di salute, ma non la definirei indispensabile. Foer si concentra di più sull’elencazione di come funzionano gli allevamenti e i macelli, informazioni ripetute e ripetute ad nauseam nella parte centrale/finale del libro, al punto che ci si infastidisce e annoia mentre si leggono cose che dovrebbero invece riempirci di orrore. Stilisticamente, lo considero un passo falso. Inoltre mi aspettavo che ci fosse una parte più ampia di riflessione etica sulla sua scelta, sulla scelta di Foer come persona, ma questa parte in realtà non è molto sviluppata.

Giudizio: 3/5

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§ 2 risposte a Recensione 184 – Se niente importa

  • Lena ha detto:

    Grazie per questa recensione è un libro che volevo leggere ma dopo le prime due pagine lette in libreria non mi ha "preso". Non sono superficiale nella scelta di un libro, naturalmente le prime due pagine non vogliono dir nulla, generalmente, per cui se avrò la possibilità di farmelo prestare o di andare in biblioteca lo leggerò senz'altro, per farmi una mia personale opinione.Per caso hai letto L'intelligenza Ecologica di Goleman? E' il mio prossimo acquisto etico =)

  • Roberta ha detto:

    Ciao Lena, grazie per il tuo commento. Non ho letto il libro di Goleman, devo dire che questo di Foer è il primo libro di questo genere che leggo, e non so se ne leggerò altri. E' stata un'esperienza decisamente interessante, ma dubito che modificherà le mie abitudini alimentari, forse anche perché il mio interesse di partenza era decisamente più letterario.

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