Recensione 185 – 22/11/’63

dicembre 30, 2011 § 9 commenti

Autore: Stephen King
Titolo: 22/11/’63
(Titolo originale: 11/22/63)
Traduzione: Wu Ming
Edizione: Sperling & Kupfer, 2011
Pag.: 768
ISBN: 978-88-200-5135-8

Una premessa è doverosa: io _adoro_  indiscriminatamente zio Steve, sin da quando, molti anni fa, mio padre portò a casa dei vecchi tascabili e io scoprii alcune delle pietre miliari della mia carriera di lettrice, fra cui sicuramente Il signore degli anelli e It. E’ bizzarro, perché non sono mai stata un’amante del fantasy classico, né dell’horror, anche se ovviamente, con questi precedenti, ci ho provato. Eppure sebbene sia pronta ad ammettere che Il Silmarillion è una palla pazzesca e alcuni libri di King potrebbero non essere questo granché, nel complesso è davvero difficile per me sentirmi delusa da uno di questi tomi, che mi riporta ineluttabilmente al periodo della mia preadolescenza, quando passavo interi pomeriggi sui libri senza il minimo rimorso di coscienza.

Detto questo, la trama (anche se la saprete tutti a memoria, ormai): Jake Epping è un professore di lettere del liceo. I suoi studenti probabilmente lo considerano un ganzo, per essere un professore, ma sicuramente non è il classico eroe che salva il mondo. Quando il ristoratore e amico Al gli svela il segreto della dispensa del suo negozio, però, il mondo di Jake vacilla. Un varco spazio-temporale (o, come lo chiama il narratore, la tana del coniglio) che porta direttamente nel Maine del 1958. Al spiega a Jake di come lui volesse aspettare il 1963 e impedire l’assassinio del presidente Kennedy, e di come il suo piano fosse ora reso impossibile da un cancro incurabile, già nello stadio terminale. Ad Al serve un sostituto, e Jake è il candidato perfetto.

Leggendo i primi capitoli, mi sono chiesta perché King abbia deciso di scegliere l’assassinio di Kennedy come evento cardine da impedire. E visto come è andata a finire (chi ha letto, sa) dubito che lui volesse identificare Kennedy, o la sua opera politica, come il lato positivo della storia. Tempo fa lessi che l’omicidio di Kennedy rappresentò, per gli Stati Uniti, la perdita dell’innocenza. Nel romanzo il narratore nota spesso come la gente negli anni ’50 fosse ancora molto fiduciosa e ingenua. Secondo me King gioca con l’idea che un singolo evento abbia avuto – e possa ancora avere, nell’ipotesi di un viaggio nel tempo – così tanta importanza per una singola nazione, e anzi per tutto il mondo. Forse King vuole ricordarci come sia più importante fare piccole scelte giuste nel nostro quotidiano, operare piccoli cambiamenti, piuttosto che sognare una formula magica che ci permette di rimettere tutto a posto senza fatica. Perché chiaramente questa non è una scelta operabile, e comunque, anche se lo fosse, forse non sarebbe la soluzione giusta. In ogni caso, non credo sia questo il punto. L’idea del viaggio nel tempo è solo un mezzo per parlare di storia, di responsabilità morale, di fato e di amore. Come dice King in un’intervista , è come I viaggi di Gulliver: a nessuno importa sapere perché esistono degli uomini minuscoli, se c’è stata una mutazione genetica o cosa, importa solo che essi esistano nella mente di uno scrittore, di modo che si possano utilizzare per stimolare una riflessione sulla vita reale.

E certamente questo romanzo ci fa pensare a che cosa noi cambieremmo del passato, se solo ne avessimo la possibilità. Saremmo egoisti a voler salvare qualcuno della nostra famiglia? Oppure torneremo indietro nel tempo per fermare Hitler, o evitare la strage delle Torri Gemelle? Ma soprattutto questo romanzo ci fa riflettere sulle scelte quotidiane, sulle piccole azioni che ognuno di noi può compiere, e compie, ogni giorno. E King ci fa appassionare alla storia di un ragazzone cresciuto per essere un rude sportivo che scopre di avere un incredibile talento nella recitazione. O alla storia di una bellissima e goffa ragazza che ha avuto la sfortuna di sposare uno squilibrato. E ci appassiona così tanto da farci quasi dimenticare perché siamo qui, a leggere questo libro. E questa è magia.

Giudizio: 5/5

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§ 9 risposte a Recensione 185 – 22/11/’63

  • Girasonia76 ha detto:

    Non ho quasi il coraggio di leggere la recensione.Non sono tra le adoratrici di King, sia perché l'ho sempre evitato, sia perché ho letto solo Carrie e non è che mi abbia proprio entusiasmata. Però questo romanzo mi attirava e me lo son fatto (spontaneamente) regalare a Natale, evitando di leggere troppi dettagli al riguardo. Ora tutto sta nel trovare qualche giorni di tempo da dedicare solo a lui. il tuo 5 su 5 mi ispira ancor di più nell'impresa… subito dopo tornerò a leggere la recensione!

  • Roberta ha detto:

    Brava! E' sempre una buona cosa cercare di leggere fuori dalla 'zona di comfort'. Io penso che possa davvero piacerti, ma ovviamente parlo da adoratrice di King. ^_^ Comunque fai bene ad aspettare di leggerlo in un momento in cui riesci a dedicare tempo, altrimenti secondo me si perde un po' il ritmo. Fammi sapere poi!

  • 'povna ha detto:

    Sono molto d'accordo. è un romanzo che riprende il senso originario dell'utopia (non a caso King cita Gulliver).La mia recensione, qui: http://nemoinslumberland.wordpress.com/2012/01/13/221163-2/

  • Roberta ha detto:

    Grazie per il commento, e complimenti per la recensione!

  • Anonymous ha detto:

    Lo sto leggendo in questi giorni ed è davvero un libro stupendo (almeno per ora!). E trovo King estremamente intrigante quando cita se stesso, come in questo caso fa con It ^_^Claudia

  • Roberta ha detto:

    Vero Claudia? ^_^ Mi ha fatto venire i brividi con quella scena! *_* (faccina estremamente adorante)

  • Anonymous ha detto:

    Si… questo libro è talmente bello che mi spiace quasi leggerlo in fretta 🙂 Ma sono i miei ultimissimi giorni di ferie e devo approfittare :PClaudia

  • Roberta ha detto:

    Eh allora fai benissimo, ti capisco! Comunque anche leggere i libri in corsa ha il suo perché ^_^ e poi ci si sente tutti storditi come essere usciti da un tornado!

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