Recensione 194 – Cranford

gennaio 30, 2012 § Lascia un commento

Autore: Elizabeth Gaskell
Titolo: Craford
(Titolo italiano: Cranford)
Edizione: Gutenberg Project
Pag.: –
ISBN: –

Cranford (Penguin Classics)

Ambientato in una fittizia cittadina inglese nei dintorni di Manchester, Cranford è un romanzo che ho trovato assolutamente delizioso, ma è anche il tipo di volume che non consiglierei a spada tratta, nonostante trovi indubitabile il suo valore. Si tratta infatti di una di quelle narrazioni dove non accade nulla di veramente importante e manca una vera e propria trama: sono bozzetti, episodi, come quelli che una volta ci si raccontava nelle lettere. Una narrazione senza una coesione interna, senza un punto di partenza e uno di arrivo, che la scrittrice Elizabeth Gaskell progettò anche con lo scopo di conservare una testimonianza del tipo di comunità rurale in cui era vissuta. L’altro obiettivo che portò la Gaskell alla scrittura, per quanto sembra incredibile leggendo queste pagine così delicate ma riverberanti di quieto umorismo e placido ottimismo, era riprendersi dalla morte del figlioletto.

La narratrice di Cranford è Mary Smith, una donna nubile piuttosto giovane, direi (forse sulla quarantina) che è spesso in visita presso le sorelle Deborah e Matty Jenkins, amiche di famiglia del padre (e forse anche parenti alla lontana). Cranford è una piccola cittadina di campagna le cui figure di spicco sono le donne, tutte di estrazione sociale piuttosto alta (le Jenkins sono figlie di un rettore) ma anche tutte dalle condizioni economiche piuttosto limitate. Non abbastanza borghesi da potersi permettere uno stile di vita alto, ma abbastanza borghesi da fingere che le motivazioni delle loro scelte non siano economiche. Quindi offrire un te delle cinque opulento è volgare, così come tornare a casa a piedi dopo una serata con le amiche è salutare.

Le norme sociali che reggono la vita delle signore di Cranford sono innumerevoli, così come le singolari fisime di ognuna di loro (particolarmente carino il passaggio in cui Mary spiega che ognuno trova indispensabile economizzare su qualcosa di specifico, che diventa una specie di fobia). Il tutto viene raccontato con ironia e sotto forma di satira, ma molto leggera e accompagnata da una grande benevolenza. Nonostante la loro arretratezza e la loro particolarità, le signore di Cranford hanno infatti un cuore grandissimo, e le loro piccole avventure enfatizzano il valore del buon cuore, dell’abnegazione, dell’amicizia e del supporto reciproco, qualità che a noi donne moderne non farebbe male rivalutare un po’.

Segnalo anche che l’adattamento della BBC, nella sua serie TV del 2007:

http://www.imdb.com/title/tt0974077/

Giudizio: 4/5

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