Recensione 200 – Rachel’s Holiday

febbraio 26, 2012 § 2 commenti

Autore: Marian Keyes
Titolo: Rachel’s Holiday
Serie: Walsh Family #2
Edizione: Kindle, 2000
Pag.: —
ASIN: B002RI9HUM

Rachel's Holiday (Walsh Family #2)

Marian Keyes è una delle mie scrittrici di chick-lit, preferite, come ho già avuto modo di ribadire spesso in questo blog. Rachel’s Holiday (che, a quanto mi risulta, non è ancora tradotto in italiano) appartiene al ciclo delle sorelle Walsh, così composto:

1. Watermelon
2. Rachel’s Holiday
3. Angels / Baci da Malibu
4. Anybody Out There? / Speranze e bugie

Poiché nella pubblicazione delle traduzioni italiane è chiaro che non si è tenuto conto dell’appartenenza di questi libri a una serie, sono paradossalmente partita dal quarto, sono inciampata nel terzo, ho comprato il secondo da Amazon avendolo trovato a solo 89 centesimi, e ora il prossimo passo sarà Watermelon, immagino. Non è così importante seguire la cronologia, dato che sono tutte storie auto-conclusive, ma sarebbe interessante avere la possibilità di farlo!

Marian Keyes finora ha pubblicato tre tipologie di libri: i romanzi dedicati alle sorelle Walsh (quattro, come le sorelle stesse), i romanzi ‘liberi’ e le raccolte di saggi. Lasciando da parte i saggi, che non ho ancora letto, posso dire che normalmente i romanzi Walsh sono dedicati a un’unica protagonista, e normalmente si tratta di una persona che è in una situazione brutta ma non se ne è ancora minimamente resa conto; gli altri romanzi invece hanno normalmente una struttura molto diversa. Sono dedicati a più protagoniste le cui storie si intrecciano e le cui vite prima o poi si incrociano, di solito ‘grazie’ a un uomo. Finora posso affermare che questa seconda tipologia è decisamente quella vincente: fra i romanzi Walsh ho davvero apprezzato solo Speranze e bugie, mentre gli altri due letti finora non sono stati entusiasmanti.

Rachel vive a New York insieme all’amica di sempre, Brigit. Le due ragazze si divertono davvero alla grandee anche se spesso Rachel è senza soldi, senza lavoro, o entrambe le cose. Quello che è spesso Rachel è anche senza ragazzo, ma la situazione cambia quando conosce Luke. Luke è lontano anni luce dall’idea di Rachel di ragazzo ideale, ma è carinissimo e divertente e fra i due c’è davvero alchimia. Quando una mattina, dopo l’ennesima notte di bagordi, Rachel si ritrova all’ospedale dopo aver subito una lavanda gastrica, lei pensa che si tratti solo di un errore che potrebbe capitare a chiunque, di un episodio diverte da raccontare a un party, ma né Brigit, né Luke, né tantomeno la sua famiglia condividono questa sua visione.
Rachel viene riaccompagnata a casa, a Dublino, per poter essere inserita ai Cloisters, un centro di disintossicazione. Abbagliata da idee di beauty farm e di celebrities, Rachel accetta di buon grado il ‘ricovero’ ma ben presto dovrà rendersi conto del fatto che i Cloisters sono un posto molto diverso da quello che si aspettava.

La formula Walsh della Keyes prevede una situazione iniziale che permette una duplice lettura: Rachel è davvero una persona che prende solo occasionalmente piccolissime dosi di droga a scopo ricreativo e relazionale? Davvero l’episodio della lavanda gastrica è un errore, un singolo episodio, un evento non ripetibile e del tutto occasionale? Oppure forse è Rachel che nasconde anche a se stessa la verità? Inizialmente è difficile capire qual è la realtà, ma tramite continui flashback l’autrice ricrea il passato di Rachel e la protagonista e il lettore insieme ‘riscoprono’ il passato.

Rachel’s Holiday è sicuramente un libro interessante, che affronta una tematica importante, anche da un punto di vista che personalmente trovo parecchio inedito. D’altra parte l’ho trovato sia poco credibile che lento. Tutti flashback sono avvincenti (anche perché c’è lo stimolo a scoprire qual è la verità su Rachel) ma le parti che si svolgono nel centro di riabilitazione sono spesso noiose. Neppure il finale è stato all’altezza delle mie aspettative. Mi pare che in questo caso la Keyes si sia dilungata su tante cose che potevano essere tranquillamente trascurate, trascurando invece quello che avrebbe reso il libro più corposo e interessante.
Nel complesso non male ma sicuramente si può fare di meglio.

Giudizio: 3/5

Recensione 199 – The Siege

febbraio 20, 2012 § Lascia un commento

Autore: Helen Dunmore
Titolo: The Siege
(Titolo italiano: L’assedio)
Edizione: Grove Press 2002 (prima pubblicazione 2001)
Pag.: 304
ISBN: 9780802139580

The Siege

The Siege è un libro quasi ingannevole. La copertina sfumata mostra un paesaggio imbiancato, le prime pagine descrivono le notti bianche e l’arrivo della primavera, quella sensazione di risveglio, di solletichio che proviamo anche noi mediterranei quando la stagione si apre, figuriamoci i russi con gli inverni che si ritrovano… Certo, la vita di Anna non è delle più semplici: ha dovuto lasciare gli studi per allevare il fratellino Kolja, quando la madre è morta dandolo alla luce. E il padre è un intellettuale, con scarsissime attitudini pratiche, per cui tutte le faccende, di casa e fuori di casa, spettano a lei. Senza parlare del fatto che gli scritti del padre ormai non sono più ben visti dalle autorità, causandogli grande dolore. Ma le immagini della nostra protagonista alle prese con la terra di primavera, mentre semina ciò che terrà la sua famiglia in vita nell’inverno a venire, è ancora un’immagine positiva.

Pian piano però la vita si insinua nella vita di tutti: Leningrado è cinta d’assedio e tutti i cittadini danno una mano, combattendo o costruendo barricate o servendo in tutti i lavori possibili. Pian piano però le scorte di cibo si riducono e le persone cominciano a morire per i più stupidi dei motivi: nella Leningrado assediata e priva di cibo, immersa nell’inverno russo, ogni banalità diventa una questione di vita e di morte. La vita cessa di essere vita, ma semplice continuazione, aggiunta di un giorno all’elenco, una possibilità in più di sopravvivere a ogni giorno di resistenza in più. Ma tutto diventa una fonte di stanchezza, quasi impossibile: ricordare, desiderare, sono capacità che il corpo umano tralascia quando deve vivere di pasta di colla e cinture bollite.

E’ incredibile la capacità di Anna di resistere, di lottare seppur al rallentatore, ormai stremata. La sua capacità di sopravvivere ma anche la capacità di abnegazione davanti alle necessità del fratellino, che per lei è a tutti gli effetti un figlio. La capacità di innamorarsi nella più ostile delle situazioni, la capacità di piangere i suoi cari, di rinunciare a qualcosa per aiutare il prossimo. La capacità di inventare nuovi modi di sfruttare il poco che si ha. La capacità di non indulgere a debolezze, di rimandare a domani ciò che oggi non si può nemmeno immaginare di poter cominciare ad affrontare.

Un romanzo forte, certo anche deprimente, o meglio triste, angosciante, difficile. Eppure c’è tanta forza in queste pagine, tanta vita. E descritta in modo così lirico: c’è della poesia in queste pagine. Credo che la descrizione migliore per questo romanzo sia ‘intenso’. Decisamente consigliato. E provvederò a leggere anche il seguito, The Betrayal.

Giudizio: 5/5

Recensione 198 – Cold Comfort Farm

febbraio 14, 2012 § Lascia un commento

Autore: Stella Gibbons
Titolo: Cold Comfort Farm
(Titolo italiano: La fattoria delle magre consolazioni)
Edizione: Penguin, 2006 (prima pubblicazione 1932)
Pag.: 233
ISBN: 9780143039594

There have always been Starkadders at Cold Comfort.

Flora Post è una giovane ragazza che, più meno della seconda metà degli anni Trenta, si ritrova improvvisamente orfana. Poiché la sua rendita è insufficiente, e Flora ha ricevuto dai genitori un’educazione invidiabile ma ben poco utile in campo lavorativo, la nostra protagonista decide di rivolgersi a tutti i suoi parenti, offrendo la sua rendita in cambio di un tetto sopra la testa. Sfortunatamente gli unici che rispondono in termini accettabili sono proprio i candidati meno appetibili: gli Starkadders, che vivono in una fattoria nel Sussex, la Cold Comfort Farm del titolo (in italiano la fattoria delle magre consolazioni).

Ciò che bisogna assolutamente sapere prima di iniziare la lettura di questo romanzo, è che non solo si tratta di un romanzo comico (o per lo meno umoristico) ma anche che si tratta di una parodia. Cold Comfort Farm è la parodia del mondo rurale come descritto in tutta una serie di romanzi dell’epoca in cui possiamo includere anche Thomas Hardy (io ho pensato spesso a Tess dei d’Ubervilles), dato che gli altri autori saranno più o meno sconosciuti a noi italiani. Io non avevo ben presente questa caratteristica del romanzo, e dopo due capitoli in cui Flora è ospite di un’amica, il capitolo in cui sono piombata di colpo nel mondo di Cold Comfort Farm, con tanto di estenuante e allucinante descrizione dell’architettura della fattoria (estenuante, allucinante, e anche comica, questo lo devo ammettere) mi ha fatto pensare che ci fosse qualche errore di stampa… Una rapida ricerca mi ha fatto comprendere il mio errore: ah, ecco! l’orribile stile è voluto, è una parodia!

E poi ovviamente dal capitolo successivo in poi entra in scena Flora Post, una vera e propria boccata d’aria. E’ proprio il contrasto fra la sua logica e sensatezza, il suo amore per la pulizia e l’ordine e il melodramma, l’illogicità, l’eccessiva emotività e l’assurdità che caratterizzano il mondo degli Starkadders, a creare le situazioni più divertenti. Ed è davvero soddisfacente vedere come Flora, con grande abnegazione e sicurezza, dipana i gomitoli emotivi con cui sta vivendo proponendo un’alternativa, ovviamente più logica, e vincendo a piene mani. In questo senso devo dire che è chiaro l’omaggio a Jane Austen, e alle sue protagoniste sensatissime e lontane ad esempio dall’esempio famosissimo di Cime tempestose. Devo dire che ho apprezzato davvero Flora Post e il suo delizioso carattere (e il delizioso finale, anche!) e consiglio questo piacevolissimo romanzo a tutti!

Giudizio: 4/5

Recensione 197 – Il mondo nuovo

febbraio 11, 2012 § Lascia un commento

Autore: Aldous Huxley
Titolo: Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo.
(Titolo originale: Brave New World. Brave New World Revisited)
Traduzione: Lorenzo Gigli
Edizione: Mondadori, 2000 (pubblicazione originale: 1932)
Pag.: 340
ISBN: 9788804487807

Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo

Commento all’edizione italiana (1961 – tradotto da Lorenzo Gigli e Luciano Bianciardi).

Era d’obbligo la rilettura di questo classico della distopia (normalmente associato a 1984 di Orwell e anche a Fahrenheit 451 di Bradbury – spero infatti di riuscire a rileggere entrambi quest’anno). Il mondo nuovo parla di una società del futuro (ma immaginata negli anni Trenta da Aldous Huxley) in cui un governo totalitario tiene sotto controllo le popolazione attraverso l’eugenetica, il condizionamento mentale, il benessere materiale, il soddisfacimento di ogni desiderio e il soma, una droga estremamente piacevole e priva di sgradevoli conseguenze. Il tutto a favore dell’equilibrio sociale. Un uomo insoddisfatto della sua esistenza, Bernardo Marx porta la ‘pneumatica’ Lenina in una riserva di ‘selvaggi’ nel Messico. Qui i due incontrano una donna, Linda, proveniente dal mondo civilizzato. Dopo essersi persa nella riserva durante una tempesta, Linda aveva scoperto di essere incinta, e quindi non aveva osato rientrare nel suo mondo. Nel brave new world di Huxley, infatti, i rapporti personali e familiari sono demonizzati, e in particolar modo il rapporto madre/figlio, che a tutti gli effetti non esiste più. Bernardo decide di portare con loro Linda e il figlio John, ormai adulto, a Londra.

Il libro di Huxley ha sicuramente un grande valore, dovuto soprattutto alle sue idee, alla sua descrizione di una distopia che per alcuni aspetti è davvero terrificante e fa riflettere (anche se poi devo ammettere che il fatto che la maggior parte degli abitanti del mondo nuovo sia felice, per quanto artificialmente, e che coloro che prendono le distanze da questo mondo sembrano bambini viziati, non depone a favore). Se lo giudico dal punto di vista letterario, però, ed è questo che ho intenzione di fare, è chiaro che devo abbassare di una stellina il mio precedente giudizio (derivato da una lettura delle superiori, e viziato – chissà – dalla soggezione di fronte alla nomea letteraria di Huxley). La storia in sé e per sé non è per nulla affascinante: noiosa, seppur angosciante, la prima parte in cui l’espediente di un giro di visite di nuovi assunti permette di spiegarci per filo e per segno il funzionamento del nuovo mondo. Quando entra in scena Bernardo, è difficile credere che sia lui il nostro eroe: perennemente imbronciato, arrabbiato, piagnucoloso, bugiardo e desideroso di attenzione, pare che i suoi problemi con il mondo nuovo siano dovuti più al fatto che egli non è fisicamente all’altezza del suo ruolo, che ad una obiezione di natura morale.
Il suo amico è leggermente meglio, ma quando conosciamo John il selvaggio, è chiaro che sarà lui il fulcro della storia. Purtroppo a mio avviso anche affezionarsi a John, così moralista, è alquanto difficile. In quest’ottica, è difficile anche apprezzare o sentirsi emozionati dal finale.

Nel complesso, decisamente troppo didascalico ed ideologico, Huxley non mostra, ma pontifica. La storia non regge bene, non ha pathos, e i personaggi non muovono il lettore. Ho trovato anche lo stile parecchio arido ma non saprei dire se il difetto è della – datatissima – traduzione.

La recensione si riferisce solo a Il mondo nuovo. Rimando la lettura dei saggi, forse più interessanti, ad altro momento.

Giudizio: 3/5

Pianta un albero anche tu!

febbraio 6, 2012 § 3 commenti

Post veloce veloce (e soprattutto comodamente ‘copiato’ dal sito di DoveConviene.it). Ringrazio Phoebe che mi ha segnalato questa fantastica iniziativa. Sotto troverete una breve spiegazione, e se visiterete il sito capirete che aderire è semplicissimo, per cui fatelo! Io ho un giardino davvero piccolo e di certo non posso piantarci un albero, ma in questo modo aiuterò per lo meno a non peggiorare la situazione con il mio sproloquiare online!

Grazie ad un’iniziativa ambientalista promossa da DoveConviene.it posso finalmente annunciare che il mio blog è da oggi ad impatto zero!

L’iniziativa in questione si chiama “il mio blog è CO2 neutral” ed il suo funzionamento è molto semplice: il blogger dichiara la sua disponibilità ad abbattere l’impronta ecologica del proprio sito e DoveConviene.it, in collaborazione con iplantatree.org, provvederà a piantare un albero in zone soggette a processi di riforestazione.

L’effetto benefico di questa iniziativa è garantito. Ogni anno infatti un blog o un sito internet producono in media 3,6 kg di anidride carbonica, un albero invece è in grado di assorbirne ben 5 kg annui.

La partecipazione da parte dei blogger è totalmente gratuita ed il modo di aderire è semplice ed intuitivo.
DoveConviene è da sempre molto attento all’utilizzo consapevole della carta e alla tutela del nostro patrimonio boschivo. Grazie alla sua attività tutti i volantini pubblicitari delle principali catene commerciali di elettronica, sport, ipermercati come (Volantino panoramaVolantino ipercoopVolantino alpitour solo per citarne alcune) vengono digitalizzati e resi disponibili online, in maniera gratuita e consultabili sia su pc che su smartphones iPhone e Android, attraverso una comoda applicazione. Ecco alcuni esempi di volantini digitalizzati:

Offerte Obi -> http://www.doveconviene.it/volantino/obi
Offerte Marco polo expert -> http://www.doveconviene.it/volantino/marco-polo-expert
Offerte Iper -> http://www.doveconviene.it/volantino/iper
Offerte Carpisa -> http://www.doveconviene.it/volantino/carpisa
DoveConviene vuole scoraggiare l’abuso di carta per fini pubblicitari e contribuisce a rendere più pulita la città. Per l’utente la comodità di poter accedere a tutte le offerte in qualunque momento, di poter rintracciare il punto vendita più vicino attraverso una pratica mappa e di poter conoscere rapidamente tutti gli orari di apertura, comprese le aperture domenicali.
Per chi vuole approfondire nel dettaglio sull’iniziativa vi invito a visitare http://www.iplantatree.org/project/7

Recensione 196 – Una passione tranquilla

febbraio 6, 2012 § Lascia un commento

Autore: Helen Simonson
Titolo: Una passione tranquilla
(Titolo originale: Major Pettigrew’s Last Stand)
Traduzione: Laura Prandino
Edizione: Piemme 2011 (prima pubblicazione: 2010)
Pag.: 512
ISBN: 9788856610338

Il maggiore Pettigrew, ormai in pensione, conduce una vita tranquilla e casalinga nel piccolo paese inglese di Edgecombe St. Mary (non me ne ero accorta durante la lettura, ma pare sia un paese – fittizio o meno – del Sussex). Vedovo, con un figlio che lavora nella City londinese, passa le sue giornate leggendo gli adorato Rudyard Kipling e Samuel Johnson, giocando al golf e pranzando al club. La quotidianità del maggiore Pettigrew è deliziosamente inglese, e la sua è una vita tipicamente britannica, anche se forse questa tipicità è più una proiezione esterna che una vera e propria realtà. Ma questo paesino con le signore che si occupano di infilare il naso in ogni cosa e che organizzano orribili balli annuali al club, con i signori che giocano a golf e il Lord locale che organizza battute di caccia, mi ha fatto davvero pensare che l’ambientazione del romanzo fosse più lontana nel tempo, mentre invece la storia si svolge ai giorni nostri. Che poi una tale realtà – che mi ricorda moltissimo, con qualche ammodernamento, il paesino di Cranford inventato da Elizabeth Gaskell e deliziosamente reso nella recente serie della BBC – sia mai davvero esistita, è un altro discorso.

Il romanzo inizia con una telefonata: è mattina presto e il maggiore Pettigrew ha appena ricevuto la notizia della morte dell’amato fratello quando Mrs. Ali – la signora pachistana, ma solo di origine, che possiede il piccolo alimentari del paese – bussa alla sua porta con il giornale. Quando Mrs. Ali si rende conto dello stato di shock del maggiore, entra in casa sua e gli prepara una tazza di tè, nonostante fino a quel momento i rapporti fra i due fossero stati solo quelli tipici tra negoziante e cliente. Questo è il punto di inizio per una timida amicizia tra i due, che condividono non solo la solitudine ma anche l’amore per i libri e la lettura, che è sempre un tocco davvero magico in un romanzo.

Ovviamente, poiché siamo in un paesino tradizionalista e pettegolo, il rapporto fra il maggiore Pettigrew e Mrs. Ali non passa inosservato e provoca un po’ di maretta, soprattutto quando entrambi vengono coinvolti, a diversi titoli, nell’organizzazione del ballo annuale. A queste difficoltà si aggiungono le incomprensioni familiari: il maggiore Pettigrew deve lottare contro il figlio, la nuora e la nipote che vogliono vendere la coppia di preziosissimi fucili Churchill, che per lui rappresentano l’eredità di famiglia (un tocco di simpatia e ulteriormente inglese, i fucili furono un regalo fatto al padre del maggiore, il colonnello Pettigrew, in India nel periodo coloniale). Inoltre il figlio non è affatto contento della nuova amicizia del padre. Anche Mrs. Ali deve combattere contro il nipote, molto religioso, che non approva il suo stile di vita.

Una passione tranquilla (orribile traduzione del titolo originale che, letteralmente, significa L’ultima battaglia del maggiore Pettigrew) è un romanzo posato e ironico, che parla di tradizioni, di famiglie e di passione, questo sì, che nel caso del maggiore e di Mrs. Ali decisamente non è tranquilla, anzi è tale da convincerli a sfidare le convenzioni. Ma la storia d’amore forse non è nemmeno il ‘cuore’ di questo romanzo, che tutto sommato parla di come le persone siano più o meno tutte uguali, in fondo in fondo, con gli stessi problemi e gli stessi sogni. Bellissima l’introspezione psicologica del protagonista, anche se forse, essendo donna e ancora giovane, non sono nella posizione migliore per definire il personaggio ben riuscito! C’è solo qualcosa che stona, ovvero un finale un po’ troppo rocambolesco. Io, a dire il vero, avrei concluso il tutto ben prima, nel capanno (chi ha letto, sa!), ma a dire il vero non mi è dispiaciuto affatto passare ancora qualche pagina insieme a questi personaggi. Un grande peccato non aver letto questo romanzo in inglese, dato che il confronto tra alcuni spezzoni mi ha definitivamente convinto che in lingua originale questo sarebbe stato un romanzo da cinque stelline.

Giudizio: 4/5

Recensione 195 – La coscienza di Zeno

febbraio 5, 2012 § 4 commenti

Autore: Italo Svevo
Titolo: La coscienza di Zeno
Edizione: versione gratuita per Kindle
Pag: –
ISBN: –

La coscienza di Zeno è considerato uno dei capolavori della letteratura italiana del Novecento. Personalmente, non so cosa dire al riguardo, a parte che leggere questo romanzo è come trovarsi a cena con la regina Elisabetta e scoprire che anche lei mastica. Mi spiego meglio: lo sappiamo tutti che anche i reali masticano, perché sono persone come tutti gli altri, così come sappiamo bene che anche i grandi capolavori della letteratura possono essere leggibili e rilassanti. Solo che per me trovarmene uno tra le mani è sempre un grande shock. Positivo, chiaro.
La coscienza di Zeno è un libro amichevole. Zeno Cosini, il protagonista, è un uomo fortunato perché è di buona famiglia e il padre gli ha lasciato un’impresa che, fortuna delle fortune, viene gestita dal mitico Olivi. Zeno si trova perciò nella condizione di poter studiare ciò che vuole, e condurre la sua vita nel modo che più gli confà. Ma tanto ozio e tanto buon tempo non sono necessariamente una cosa positiva, infatti Zeno oscilla tra le più feroci assuefazioni (il fumo, l’amante) e la convinzione di essere malato, oltre che la sensazione di essere sempre inferiore alle persone che incontra e con cui si accompagna.
Nella maggior parte degli episodi che Zeno racconta, egli fa la figura del nullafacente inetto e, soprattutto, del fanfarone. A me pare una specie di Homer Simpson più conformato ma altrettanto incline ai comportamenti assurdi. E c’è chi dice che Zeno è il naturale risultato di una società malata, e questo può anche essere, ma mi pare un commento riduttivo. De La coscienza di Zeno a me piace soprattutto l’involontaria comicità del protagonista, un protagonista che secondo me non è preso sul serio dal suo autore. E che, nonostante i suoi periodici attacchi di melodramma, conduce una vita ben invidiabile, sicura e piena di soddisfazioni, come lui stesso spesso ammette. E il personaggio migliore è la spensierata Augusta, la moglie di Zeno, che nonostante una richiesta di matrimonio davvero spregevole, accetta di prendersi in carico questo buffone e affronta ogni sua fisima con una bella, spensierata e liberatoria risata (non proprio ognuna, si vedrà, la maggior parte).
Non ricordo assolutamente la prima lettura di questo romanzo, che probabilmente ho fatta quando ero alle superiori. Allora sicuramente rimasi colpitissima dall’accessibilità di questa narrazione, ma ora alla rilettura non mi sento di dare più di quattro stelle. A me questo romanzo non è parso noioso, anche se è vero che gli ultimi capitoli sono un po’ più lenti. Mi è piaciuto parecchio e l’ho trovato una lettura rilassante, ma al tempo stesso forse andrebbe letto un po’ più nel suo contesto per essere interpretato al suo meglio, soprattutto nella parte finale, che forse rappresenta proprio la filosofia ultima del romanzo.
Giudizio: 4/5

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