Recensione 197 – Il mondo nuovo

febbraio 11, 2012 § Lascia un commento

Autore: Aldous Huxley
Titolo: Il mondo nuovo. Ritorno al mondo nuovo.
(Titolo originale: Brave New World. Brave New World Revisited)
Traduzione: Lorenzo Gigli
Edizione: Mondadori, 2000 (pubblicazione originale: 1932)
Pag.: 340
ISBN: 9788804487807

Il mondo nuovo - Ritorno al mondo nuovo

Commento all’edizione italiana (1961 – tradotto da Lorenzo Gigli e Luciano Bianciardi).

Era d’obbligo la rilettura di questo classico della distopia (normalmente associato a 1984 di Orwell e anche a Fahrenheit 451 di Bradbury – spero infatti di riuscire a rileggere entrambi quest’anno). Il mondo nuovo parla di una società del futuro (ma immaginata negli anni Trenta da Aldous Huxley) in cui un governo totalitario tiene sotto controllo le popolazione attraverso l’eugenetica, il condizionamento mentale, il benessere materiale, il soddisfacimento di ogni desiderio e il soma, una droga estremamente piacevole e priva di sgradevoli conseguenze. Il tutto a favore dell’equilibrio sociale. Un uomo insoddisfatto della sua esistenza, Bernardo Marx porta la ‘pneumatica’ Lenina in una riserva di ‘selvaggi’ nel Messico. Qui i due incontrano una donna, Linda, proveniente dal mondo civilizzato. Dopo essersi persa nella riserva durante una tempesta, Linda aveva scoperto di essere incinta, e quindi non aveva osato rientrare nel suo mondo. Nel brave new world di Huxley, infatti, i rapporti personali e familiari sono demonizzati, e in particolar modo il rapporto madre/figlio, che a tutti gli effetti non esiste più. Bernardo decide di portare con loro Linda e il figlio John, ormai adulto, a Londra.

Il libro di Huxley ha sicuramente un grande valore, dovuto soprattutto alle sue idee, alla sua descrizione di una distopia che per alcuni aspetti è davvero terrificante e fa riflettere (anche se poi devo ammettere che il fatto che la maggior parte degli abitanti del mondo nuovo sia felice, per quanto artificialmente, e che coloro che prendono le distanze da questo mondo sembrano bambini viziati, non depone a favore). Se lo giudico dal punto di vista letterario, però, ed è questo che ho intenzione di fare, è chiaro che devo abbassare di una stellina il mio precedente giudizio (derivato da una lettura delle superiori, e viziato – chissà – dalla soggezione di fronte alla nomea letteraria di Huxley). La storia in sé e per sé non è per nulla affascinante: noiosa, seppur angosciante, la prima parte in cui l’espediente di un giro di visite di nuovi assunti permette di spiegarci per filo e per segno il funzionamento del nuovo mondo. Quando entra in scena Bernardo, è difficile credere che sia lui il nostro eroe: perennemente imbronciato, arrabbiato, piagnucoloso, bugiardo e desideroso di attenzione, pare che i suoi problemi con il mondo nuovo siano dovuti più al fatto che egli non è fisicamente all’altezza del suo ruolo, che ad una obiezione di natura morale.
Il suo amico è leggermente meglio, ma quando conosciamo John il selvaggio, è chiaro che sarà lui il fulcro della storia. Purtroppo a mio avviso anche affezionarsi a John, così moralista, è alquanto difficile. In quest’ottica, è difficile anche apprezzare o sentirsi emozionati dal finale.

Nel complesso, decisamente troppo didascalico ed ideologico, Huxley non mostra, ma pontifica. La storia non regge bene, non ha pathos, e i personaggi non muovono il lettore. Ho trovato anche lo stile parecchio arido ma non saprei dire se il difetto è della – datatissima – traduzione.

La recensione si riferisce solo a Il mondo nuovo. Rimando la lettura dei saggi, forse più interessanti, ad altro momento.

Giudizio: 3/5

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