Recensione 203 – Una lontana follia

marzo 23, 2012 § 4 commenti

Autore: Kate Morton
Titolo: Una lontana follia
(Titolo originale: The Distant Hours)
Traduzione: Alessandra Emma Giagheddu
Edizione: Sperling & Kupfer, 2011 (2010)
Pag.: 566
ISBN: 9788820050443

Una lontana follia 

Ho iniziato il 2012 finendo Il giardino dei segreti di Kate Morton, ed avendo già letto tempo prima Ritorno a Riverton Manor, sapevo che anche questo mi sarebbe piaciuto, e avrei preferito aspettare un po’ di più a leggerlo, ma ovviamente non ho resistito. Costruito su due piani temporali (il presente, negli anni Novanta, e il passato della Seconda Guerra Mondiale), Una lontana follia ha tutte le migliori caratteristiche del gotico moderno: un castello diroccato (o quasi) che ospita una famiglia blasonata, oscuri segreti, misteri letterari, amore per i libri e la letteratura e qualche personaggio eccentrico (addirittura una pazza in soffitta!).

Grazie all’arrivo di una lettera persa da molti, molti anni, Edie Burchill scopre che ci sono cose che non conosce nel passato della madre Meredith, e che sono legate alla sua esperienza di sfollata in un castello del Kent durante la Seconda Guerra Mondiale. Un passato legato a quello delle tre sorelle Blythe e del loro padre, Raymond Blythe, autore di un famosissimo romanzo per ragazzi. Edie cerca così di scoprire qualcosa di più sul castello dove la madre ha abitato e dove è stato concepito il suo libro preferito, quello che ha deciso del suo destino di lettrice e amante dei libri.

Ultimamente mi sono molto appassionata ai resoconti di guerra nei romanzi, che è anche uno dei motivi per cui ho riletto Atonement, con la sua descrizione della guerra sul campo di battaglia (più o meno, non è che ci siano effettivamente descrizioni di combattimenti) da parte di Robbie e soprattutto con la vita di Briony a Londra come infermiera volontaria.

Anche in Una lontana follia ritrovo gli stessi elementi: lo sfollamento dei bambini verso la campagna per paura dei bombardamenti, le maschere antigas, l’oscuramente, il rinforzamento delle finestre, le associazioni nate per aiutare lo sforzo bellico in ogni modo. Mi rendo conto per le persone dell’epoca tutti questi particolari erano simbolici di una orribile situazione (e ben poco simbolica) ma per me rappresentano invece la rinfrescante ingenuità di un’epoca in cui un governo (e il governo inglese, poi) credeva di poter disorientare il nemico oscurando i nomi delle vie di Londra o le indicazioni del capolinea sugli autobus. O che suggeriva di individuare il nemico grazie alla parlata eccessivamente corretta e poi smascherarlo chiedendo la recitazione a memoria di nursery rhymes.

Su questo sfondo, si svolge una storia davvero avvincente. Devo ammettere che sono rimasta molto stupita leggendo varie recensioni in cui si lamentava un’eccessiva lungaggine! Probabilmente io mi godo non solo la trama vera e propria, ma anche tutti i più piccoli particolari di questa magnifica ambientazione, che è il mio ideale per una lettura di conforto. Anche la parte ambientata nel presente è molto affascinante, grazie al carattere di Edie e alla sua passione per il libri (graziosissima la casa editrice per cui lavora). Inoltre la scena in cui Edi legge un libro sul castello prima di poterlo visitare mi hanno ricordato moltissimo – non so nemmeno io perché, l’ambientazione è _totalmente_ diversa) il romanzo Che fine ha fatto Mr Y?. Sarà l’esperienza un po’ straniante ma estremamente soddisfacente di leggere di qualcuno che sta leggendo, come una specie di doppia goduria insomma (forse un’esperienza simile potrebbe essere dormire sognando di dormire).

Posso ammettere che questi romanzi non sono capolavori della letteratura, che sono un po’ ingenui e peccano di un melodramma un pochino eccessivo (per tutta la scena della prima visita al castello mi sono sentita letteralmente ‘spintonata’ dallo stile enfatico dell’autrice) eppure sono perfetti nel loro genere, godibilissimi e assolutamente raccomandati.

Edit 24/03/2012

Riporto una citazione dal libro che ho trovato curiosa. Si tratta di un riferimento letterario, così come ne <i>Il giardino dei segreti</i> Frances Hodgson Burnett faceva un’apparizione.

“Notò un libro che era rimasto aperto su una pila di altri volumi e Saffy, patologicamente amante della letteratura, sbirciò il titolo: <i>Il libro dei gatti tuttofare</i>, dedicato a Juniper da Thomas Eliot dopo una visita a Milderhurst, durante la quale Raymond Blythe gli aveva mostrato una delle poesie della figlia. Saffy non aveva le idee chiare su Eliot: ovviamente lo ammirava in quanto scrittore, ma sentiva che il suo pessimismo, il suo sguardo così cupo lo spingevano a cogliere solo i lati più duri dell’esistenza. Non tanto con i suoi gatti, che erano bizzosi di per sé, quanto con le sue poesie. E poi quella sua ossessione per gli orologi e per il tempo che passa secondo lei incoraggiavano la depressione, cosa di cui faceva volentieri a meno.” (130)

Giudizio: 5/5

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§ 4 risposte a Recensione 203 – Una lontana follia

  • Girasonia76 ha detto:

    E' l'unico che ho letto finora della Morton ma mi è piaciuto tantissimo, e mi riprometto di leggere Il giardino dei segreti, prima o poi. Hai fatto un restyling al blog: bello!

  • Roberta ha detto:

    Grazie! ^_^ Ho bisogno di un po' di minimalismo in questo periodo! Ti consiglio vivamente di leggere anche Il giardino dei segreti, per me è ancora più bello di questo. Ritorno a Riverton Manor lo ricordo meno, perché l'ho letto nel 2009 (credo che la mia memoria funzioni solo su libri letti da meno di un anno) però mi ricordo che mi è piaciuto assai e ho dato il massimo dei voti anche a quello!

  • Phoebes ha detto:

    Bello il nuovo layout! Io però le voci del menù le vedo un po' piccoline, non so se è colpa della mia risoluzione…Comunque mi paice, chiaro e semplice! :)Molto bella anche la recensione, non conosco questa autrice, mi hai veramente incuriosita! 🙂

  • Roberta ha detto:

    Effettivamente sulle voci del menù hai ragione, non me n'ero accorta, rimedierò!L'autrice è consigliatissima! ^_^

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