204 – La lunga marcia di Stephen King

marzo 24, 2012 § Lascia un commento

Autore: Stephen King (Richard Bachman)
Titolo: La lunga marcia
(Titolo originale: The Long Walk)
Traduzione: Beata della Frattina
Edizione: Sperling & Kupfer, 1998 (1979)
Pag.: 279
ISBN: 88-200-2634-1

 

Stephen King è assolutamente uno dei miei autori preferiti, ma, vista la sua sconfinata produzione, è chiaro che nel tempo mi sono persa qualche sua pubblicazione. La lunga marcia è uno dei suoi primi romanzi, e fu inizialmente pubblicato sotto lo pseudonimo di Richard Bachman, ma fu originariamente scritto da King fra il 1966 e il 1967, quando era matricola all’università. Immagino che poi sia stato rimaneggiato più volte, ma mi colpisce davvero sia il fatto sia stato scritto da un King così giovane, sia il fatto che abbia un bel po’ di anni in più di me!

Nonostante la giovane età dello scrittore quando sviluppò questa idea, La lunga marcia è un romanzo terribile e angosciante, nonché privo della minima speranza. Non sono una grande fan del concetto di giochi d’arena in letteratura. Non che ci siano moltissimi libri di questo stampo, ma recentemente la serie di The Hunger Games di Suzanne Collins ha fatto molto scalpore, e si tratta fondamentalmente di una storia molto simile, per lo meno nelle premesse, perché poi lo svolgimento porta i due autori in direzioni davvero diverse.

Considerando il periodo in cui fu scritto, il romanzo di King è particolarmente futuristico. Egli riuscì ad individuare molto bene nei giochi televisivi dell’epoca (tutti i capitoli del romanzo iniziano con un’epigrafe che quasi sempre proviene da un quiz televisivo) il trend che avrebbe portato all’attuale degenerazione, con i reality show che invadono le nostre case, nonché le vite degli incauti partecipanti.

Ma più in generale il romanzo di King può essere interpretato in molti modi, giacché la un lungo cammino durante il quale si perdono amici, speranze e finanche la vita, può essere la metafora di molte cose, inclusa la nostra stessa esistenza.

La lunga marcia è un romanzo distopico ambientato nel presente di un’America alternativa, governata (forse, non è chiarissimo in realtà) da un fantomatico Maggiore (di cui non conosceremo mai il nome, e che, grazie al suo carisma, viene quasi venerato dai suoi ‘sudditi’ sui quali esercita un controllo dispotico e totalitario tramite le sue Squadre – “il mostro più raro e pericoloso che una nazione possa produrre, un sociopate mantenuto dalla società”) Il Maggiore ricorda chiaramente molti dei dittatori storicamente esistiti, e l’America di questo romanzo sembra essere nata da un golpe militare. Le lunga marcia ricorda invece le marce a cui furono costretti molti ebrei rinchiusi nei campi di concentramente . Questa realtà oppressiva non viene descritta minuziosamente, né ci viene dato un elenco delle atrocità sofferte dai liberi pensatori di questa società. Stranamente, King in questo romanzo ha una scrittura asciutta ed essenziale, perfetta per l’argomento trattato, e lascia emergere una realtà angosciante attraverso piccoli accenni: il padre del protagonista, Ray Garraty, che contestava il governo e venne portato via dalle Squadre, una discussione fra i partecipanti alla marcia in cui si evince che alcuni di loro hanno parenti che sono stati presi dalle Squadre, e che molti di loro hanno, in qualche modo, partecipato a delle contestazioni del governo.

***avviso spoiler***

La Lunga Marcia stessa è un gioco, uno sport, annuale, organizzato dal governo, chiaramente, in cui 100 ragazzi si sfidano volontariamente in un percorso che parte dal Maine per snodarsi per moltissimi chilometri e diversi stati. Ci sono diverse regole da rispettare, ogni mancato rispetto dà luogo ad una ammonizione, che può essere cancellata da un’ora di cammino senza infrazioni. E’ possibile ricevere un massimo di tre ammonizioni, dopo le quali un’infrazione porta necessariamente al ‘congedo’. E ovviamente King lascia il dubbio fino all’ultimo sulla vera natura di questo ‘congedo’, che è di fatto un vero e proprio omicidio.

***fine spoiler***

La motivazione dei partecipanti non è molto chiara, ed è spesso oggetto di discussione durante la marcia stessa. Diventa però chiaro nel tempo che fare il test per partecipare alla gara è una cosa che fanno tutti i ragazzi dopo i dodici anni, quasi un rito di passaggio. In seguito ad un’eventuale accettazione (che non è scontata) il partecipante ha la possibilità di ritirarsi, almeno fino a una certa data. Inoltre vengono selezionati non solo cento partecipanti, ma anche cento riserve. E fino a quando il gioco non si fa dura, è evidente che i ragazzi non realizzano _davvero_ in che cosa si sono imbarcati, anche se razionalmente lo sanno, in quanto le marce sono pubbliche, anzi, uno dei loro scopi è evidentemente la propaganda mediatica, che si basa in buona parte sulla voglia di sangue della folla.

Io trovo davvero allucinante (in modo positivo, è chiaro) che uno scrittore riesca a tenere viva l’attenzione raccontando per quasi trecento pagine di un gruppo di ragazzi (che nei primi capitolo spesso si confondono fra di loro) che fondamentalmente non fanno che camminare. Eppure King ci riesce, perché è un affabulatore nato.

Giudizio: 4/5

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