214 – The No. 1 Ladies’ Detective Agency

aprile 30, 2012 § 1 Commento

Autore: Alexander McCall Smith
Titolo: The No. 1 Ladies’ Detective Agency
(Titolo italiano: non tradotto)
Edizione: Anchor 2003 (1998)
Pag.: 235
ISBN: 9781400034772

The No. 1 Ladies' Detective Agency

Questo è il primo volume della serie dedicata a Precious Ramotswe, titolare della Ladies’ Detective Agency N. 1 di Gaborone, in Botswana. La serie è bellissima: una trama gialla lieve è lo spunto per parlare della vita di Precious, del Botswana, e di tutte le persone che lo rendono un paese apparentemente favoloso. Certo se dovessi mettere il dito nella piaga sottolineerei che l’autore è maschio, bianco e di origini scozzesi (è nato in Zimbabwe ma non conosco la sua vita) e che quindi la sua scelta di parlare di una donna, nera e africana non può che essere definito politicamente scorretto o per lo meno che la sua narrazione è inevitabilmente poco veritiera. Poiché però non siamo in aula, ma sto parlando di questa serie che leggo per diletto, sottolineo invece quanto sia piacevole leggere della vita di Precious, del suo approccio morale ma mai bigotto alla vita e alle sue vicissitudini, dell’evidente amore per l’Africa e in particolare per il Botswana (sia di Precious che dello stesso autore) delle piccole vicende quotidiane che sono però alla fine le più importanti per ogni persona.

The NO. 1 Ladies’ Detective Agency non è mai stato tradotto in italiano, nonostante lo siano tutti i successivi della serie (tranne gli ultimi due, ma sono convinta che sia solo una questione di tempi tecnici). Secondo me il motivo risiede nel fatto che questo volume risulta molto più frammentario rispetto ai successivi (io finora ho letto Le lacrime della giraffa, Morale e belle ragazze e The Kalahari Typing School For Men). L’autore qui sembra ancora non aver deciso bene che piglio dare alla narrazione, e se è vero che, da conoscitori della serie, è certamente bello leggere del padre di Precious, della sua apertura dell’agenzia investigativa, e della proposta del signor Matekoni, è altrettanto vero che il romanzo si legge come una serie di raccontini che hanno come comune denominatore la protagonista Precious. Anche le vicende investigate sono parecchie e risolte nel giro di una paginetta. Diciamo che il talento di Alexander McCall Smith si è sicuramente raffinato nei volumi successivi e questo libro non è sicuramente imperdibile, ma se volete approfondire la conoscenza dei suoi protagonisti ricordate che è sempre una lettura piacevole.

Giudizio: 3/5

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Banoffee Pie

aprile 23, 2012 § 4 commenti

L’altra settimana ero invitata a un matrimonio. Di solito in queste occasioni si mangia sempre molto bene (e troppo!) ma una cosa non mi ha mai convinta del tutto: la torta nuziale. Forse sono stata io sfortunata o forse dalla torta nuziale si esige solo che sia bella, fatto sta che ho deciso di premiarmi con una torta casalinga che mi compensasse per la mediocre meringata bianca. Ed ecco l’occasione giusta per fare una torta davvero semplicissima e buonissima (anche se, tempo, esageratamente calorica).

Io ho usato la ricetta di Mysia, che trovate qui, mentre la foto (io non ho decisamente fatto in tempo a farla) l’ho rubata da qui. Davvero questa ricetta prevede più un assemblaggio che della cucina vera e propria, l’unica cosa che vi richiederà un po’ di pazienza è il procedimento per preparare la crema mou con una lattina di latte condensato, ma vi garantisco che ne vale decisamente la pena!

213 – Imagined London

aprile 18, 2012 § Lascia un commento

Autore: Anna Quindlen
Titolo: Imagined London. A Tour of the World’s Greatest Fictional City.
(Titolo italiano:
Edizione: National Geographic, 2006 (2004)
Pag.: 176
ISBN: 9780792242079

Imagined London: A Tour of the World's Greatest Fictional City
Solo a me queste scarpe ricordano Il mago di Oz?



so much has been said, but many voices can be heard 

Anna Quindlen è una giornalista e scrittrice americana che fin dalla più tenera età è un’appassionata lettrice e che diventa ben presto un’anglofila in absentia, come dice lei stessa, cioè senza mai essere stata fisicamente in Inghilterra. Evitare un viaggio a Londra sembra per molti anni una missione: il motivo è la paura che la città non sia all’altezza delle sue enormi aspettative. Così Anna viaggia in poltrona fino a quando dopo i quarant’anni non cede (apparentemente, per la promozione di un suo libro). Questo è il resoconto di quel viaggio (e altri, successivi) e del tentativo di conciliare la Londra reale con la Londra creata dai libri.

Imagined London è una lettura estremamente piacevole per svariati motivi: Anna Quindlen ha una bella voce narrativa, parla di molti libri e scrittori (alcuni che conosco molto bene, altri solo di nome) e ovviamente parla di moltissimi posti di Londra che hanno una rilevanza letteraria particolare. La sua prosa è farcita di piccoli aneddoti, bocconcini di informazione che sono sicuramente piacevolissimi. Eppure Imagined London è per me il classico esempio di concept meraviglioso (appassionata lettrice visita Londra rivivendola alla luce delle sue letture anglofile) tradotto in un’esecuzione che non arriverei a definire sommaria, né fallimentare, ma piuttosto vagamente insoddisfacente.

La pecca più grande a mio avviso è la frammentarietà e la scarsa organizzazione del testo. I capitoli sono apparentemente organizzati per argomenti (l’impressione, almeno, è questa, inizialmente) ma non realmente. Di fatto i capitoli non sono organizzati né per argomenti, né per zone, né per autori o gruppi di autori, né seguono un itinerario reale. La confusione del testo non impedisce comunque di ammirare i riferimenti letterari, di prendersi nota di autori da approfondire o di libri da leggere, o di posti da visitare. Al di là di questo, è difficile puntare il dito sui difetti del libro (forse anche perché è il primo di questo genere che leggo).

Probabilmente per me è un problema il fatto che la narrazione è spesso impersonale. Mi spiego meglio. Quando leggo di viaggi nei blog che seguo, le persone si descrivono nell’atto di raggiungere un tal luogo (esempio: dove risiedeva l’editore di Charlotte Bronte) e pensare all’aneddoto legato (la visita di Charlotte al suo editore, che non riusciva a convincersi della sua identità – all’epoca i libri delle sorelle Bronte erano ancora pubblicati sotto pseudonimo). Continuando l’esempio delle Bronte, la blogger in questione passeggia per la City (qui era infatti l’ufficio dell’editore) cercando le cose che presumibilmente erano già lì nel 1848, anno della visita delle Bronte, e che loro potevano aver visto all’epoca. Questo approccio è meraviglioso perché mi dà l’impressione di essere a Londra con la narratrice, e anche di poter replicare personalmente la visita. La Quindlen invece parte dallo specifico (il suo amore per la lettura, e alcuni aneddoti personali) per virare sempre verso il generico (nel tal quartiere c’è una tal via e una tal casa eccetera eccetera) senza condividere un’esperienza personale. Nonostante questo, molti capitoli sono davvero belli (ad esempio quello che parla della distruzione di Londra durante la seconda guerra mondiale). Eppure, con un apporto personale maggiore, il libro sarebbe stato perfetto.

In ogni caso questa è una lettura che consiglio a chi è appassionato di Londra e di libri. Una sola avvertenza: l’autrice parla solo quasi di autori classici e per adulti. Quindi se non avete letto Thackeray, Dickens, Woolf, le sorelle Mitford potreste trovare poco interessante il parallelo letterario (oppure potreste cominciare a leggerli!). Qualche autore moderno c’è: P.D. James, Doris Lessing. Quello che manca è – ovviamente – tantissimo (non ne faccio una colpa all’autrice, come avrebbe potuto includere tutto?) ma soprattutto mancano riferimenti alla lettura per infanzia. Sto pensando soprattutto a J. K. Rowling ma anche a romanzi più classici come quelli di Barrie (Peter Pan) e sicuramente molti altri che non conosco o semplicemente che ora non mi vengono in mente. Detto questo, se il libro vi ispira ancora, vi invito caldamente a leggerlo!

Giudizio: 3/5

Riepilogo di marzo

aprile 17, 2012 § Lascia un commento

Mi ero quasi dimenticata del mio solito riepilogo mensile!

Stefania Bertola – Se mi lasci fa male 4/5
A.S. Byatt – The Children’s Book 4/5
Carmen Laforet – Nada 5/5
Kristin e P.C. Cast – Tempted 2/5
Ian McEwan – Atonement (rilettura) 4/5
Deanna Raybourn – Dark Road to Darjeeling 4/5
Kate Morton – Una lontana follia 5/5
Stephen King – La lunga marcia 4/5
Nathanael West – Signorina Cuorinfranti 3/5
Margaret Power – Below Stairs 4/5
Richard Mason – Le stanze illuminate 5/5
Charlaine Harris – The Sookie Stackhouse Companion 3/5
Claudia De Lillo – Nonsolomamma 3/5
Lisa Kleypas – Il diavolo ha gli occhi azzurri 4/5

Un buon mese, direi. La serie della Casa della Notte è diventata ormai proprio scarsa, non so se proseguirò con i prossimi volumi. Non ho apprezzato molto West, ma non mi stupisco perché non è esattamente il mio genere. Per il resto tanti bei libri, alcune novità, alcune conferme, diverse letture leggere. Dopo una prima parte del mese in cui procedevo lentamente su The Children’s Book (è un libro piuttosto denso) ho ripreso il ritmo e non mi posso lamentare nemmeno del numero di libri letti. Per i libri che non ho recensito sul blog potete vedere comunque un commento su aNobii o Goodreads. Come al solito, cerco di trovare un filo conduttore nelle mie letture, ma decisamente non c’è!

Buone letture a tutti!

212 – Desperate Remedies

aprile 16, 2012 § Lascia un commento

Autore: Thomas Hardy
Titolo: Desperate Remedies
(non mi risulta essere tradotto in italiano)
Edizione: Gutenberg Project
Pag.: —
ISBN: —

Desperate Remedies

Cytherea e Owen rimangono orfani quando il padre cade da un’impalcatura e muore. Oltre al dolore per la loro perdita i due devono anche affrontare lo shock derivato dalla scoperta che il padre aveva perso tutti i suoi soldi  – e si era indebitato – a causa di alcuni investimenti sbagliati. Nonostante negli ultimi tempi avesse cercato di ristabilire la sua fortuna solo grazie al suo lavoro, senza più investire, era ovviamente ancora ben lungi dal raggiungere il suo obiettivo.

Fratello e sorella, divenuti oggetto principali dei pettegolezzi della loro cittadina, si trasferiscono a Budmouth, dove Owen ha trovato lavoro. Ben presto anche Cytherea si impiega come cameriera personale (e poi dama di compagnia) di una facoltosa dama, Miss Aldclyffe, che vive con l’anziano padre. Miss Aldclyffe si affeziona in modo subitaneo e anche un po’ morboso a Cytherea, soprattutto dopo aver scoperto fra di loro un inaspettato legame che risale al passato. Miss Aldclyffe interferisce pesantemente nella vita privata di Cytherea, cercando di spingerla tra le braccia del suo nuovo sovrintendente, il signor Marston, che sembra rivestire per lei un interesse speciale. Man mano che la trama prosegue emergono segreti dal passato, coincidenze incredibili, insospettate alleanze e arditissimi intrecci melodrammatici.

Desperate Remedies è il secondo romanzo di Thomas Hardy: il primo, The Poor Man and the Lady, non fu mai pubblicato e il manoscritto venne distrutto – ne sopravvivono solo alcuni frammenti. Desperate Remedies fu un successo, anche se non tutti i critici furono ugualmente positivi al riguardo. Ho trovato questo romanzo davvero diverso dagli altri che ho letto di Hardy (Tess dei d’Ubervilles e The Mayor of Casterbirdge).

Anche se ho già avuto modo di sperimentare la vena melodrammatica di Hardy, in Desperate Remedies questa mi sembra enfatizzata dalla trama gotica e vittoriana – nell’utilizzo frequente di colpi di scena e altri trucchi in modo forse leggermente grossolano. L’autore sottolinea più volte avvenimenti apparentemente privi di significato facendoci capire con una cinquantina di pagine di anticipo che saranno il centro di un colpo di scena. Inoltre descrive alcuni importanti scambi di informazioni tra i personaggi senza svelarci subito il contenuto, ma richiamandone a più riprese l’impressione sulle persone coinvolte.

Da una parte mi sembra quasi che Hardy giochi in modo ironico con questi trucchetti, facendo l’occhiolino al lettore, dall’altra devo ammettere che funzionano, tanto che ho letto d’un fiato la seconda parte del romanzo, presa dall’ansia di scoprire il mistero, cosa che mai mi sarei aspettata da Hardy. E, anche se il racconto a suo modo è tragico, è evidente che siamo ben lontani dal capolavoro della miserevolezza che è Tess dei d’Uberville, cosa che è un sollievo nonostante la profonda bellezza di quel romanzo.

Anche se la caratterizzazione dei personaggi è sempre affascinante, con i piccoli vezzi, spesso universali o universalizzati da Hardy, con piccole frasi fulminanti, a volte devo ammettere che mi hanno pesato queste divagazioni filosofiche nel bel mezzo di una scena in cui stavo cercando di capire dove volesse andare a parare la trama.

In conclusione, decisamente un romanzo diverso da quello che mi aspettavo, sia nel bene che nel male.
Non che io mi possa lamentare, via, dato che alla fine è stata una lettura piacevole quanto inaspettata.

Giudizio: 3/5

211 – In sospeso

aprile 13, 2012 § Lascia un commento

Autore: Anna Maxted
Titolo: In sospeso
(Titolo originale: Gettig Over It)
Traduzione: I. Rubini
Edizione: Tea, 2005
Pag.: 342
ISBN: 9788850208388

Non è la copertina della mia edizione, che non ho trovato

Martedì scorso dovevo scegliere un nuovo libro, dopo aver terminate, nel weekend di Pasqua, sia Jane Eyre che A Start in Life. Normalmente il passaggio a un nuovo libro per me non è un problema, in quanto ho una lista, una specie di prospettino mensile che normalmente – per pigrizia fondamentalmente – seguo abbastanza fedelmente. Capita però che ogni tanto il libro previsto non mi convinca al 100%. In questo caso era Desperate Remedies di Thomas Hardy, e ha rischiato di essere sostituito da un libro qualsiasi di quelli che mi interessano all’interno della long list per l’Orange Prize 2012. Ma non ero nemmeno convinta del sostituto, così ho deciso di restare su Hardy e in pausa pranzo ho iniziato Desperate Remedies. La sera, quando sono tornata a casa, quasi come un automa mi sono diretta verso la libreria, ho estratto In sospeso di Anna Maxted, mi sono buttata sul divano e, prima di rendermene conto, avevo già letto un centinaio di pagine.

Ora, io con Anna Maxted ho un rapporto burrascoso: tempo fa mi sono appassionata ai suoi libri (ovviamente non ricordo più che cosa ha contribuito a questa passione improvvisa) e ne ho chiesto un paio su Bookmooch (a dire il vero, temo di avere addirittura comprato uno dei due). Poi siccome sono un’accumulatrice, sono passati parecchi mesi e ho letto finalmente il primo, Io ci provo, che credo sia anche il più conosciuto. E non mi è piaciuto molto. Il problema con la chick lit è questo: le trame sono altamente improbabili e le protagoniste spesso sono antipatiche, o meglio, hanno dei comportamenti assurdi, fastidiosi e spesso molto, molto moralmente eccepibili. Se la scrittrice è brava, ci permette di sospendere l’incredulità e di divertirci e basta. Ma la Maxted non è così brava.

In In sospeso la protagonista, Helen Bradshaw, è la classica ventiseienne londinese con un lavoro in un giornale, un fisico non perfetto, una storia amorosa fallimentare e una stanza in subaffitto in un appartamento che condivide con due ragazzi. All’improvviso il padre ha un infarto molto serio, viene ricoverato in ospedale e dopo qualche ora muore. Chiamata in ospedale Helen è sconvolta, ma non riesce ad impedirsi di pensare che tutto ciò valga almeno una settimana di ferie. E dopo il funerale, Helen ‘dimentica’ di rispondere o ricambiare le chiamate della madre per una settimana buona. Ma la cosa più assurda è che il messaggio del libro è che il comportamento di Helen non è quello di una figlia degenere, ma semplicemente quello di una persona che sta negando il dolore, e che deve fermarsi e cercare di accettarlo e poi gestirlo. Come già in altri romanzi chick lit, ho notato che è davvero difficile conciliare il tono leggero con le tematiche serie, se poi addirittura – come in questo caso – parliamo di un tono farsesco, la missione diventa impossibile.

Nonostante tutto ho assegnato un voto di tre su cinque perché la lettura è stata davvero coinvolgente. Non capisco che cosa, esattamente, mi abbia davvero interessato, probabilmente il fatto che non dovevo concentrarmi sulla lettura, ma seguirla passivamente e indignarmi ogni tanto. Aggiungo che il libro è davvero lungo, tant’è che a un certo punto l’autrice inserisce un’altra trama (amica maltrattata dal compagno) e un ulteriore possibile oggetto d’amore per la protagonista (amico di sempre che si innamora istantaneamente dell’amica maltrattata) aumentando la confusione e lo sconcerto.

Giudizio: 3/5

Muffin alle fragole

aprile 11, 2012 § Lascia un commento

Questa volta la foto è mia, scusate per la bruttezza!

Questo scorso weekend ho cucinato questi buonissimi muffin con le fragole. Mi dispiace che non ci siano rimandi letterari per questa ricetta che è davvero semplice e di sicuro successo. Ecco la ricetta, che ho preso da qui:

Fresh Strawberry Muffins

113 gr burro ammorbidito
150 gr zucchero
1 uovo
260 gr farina
due cucchiaini di lievito
mezzo cucchiaino di sale
125 gr latte
mezzo cucchiaino di vaniglia*
340 gr fragole
tre cucchiaini di zucchero
mezzo cucchiaino di cannella

Le misure sono un po’ bizzarre perché sono conversioni dalle misure originali in cups (che comunque potete trovare nel link che ho inserito sopra, se preferite usare quelle). Per la conversione ho usato questa utilissima tabella.

Mescolare burro e zucchero Setacciare la farina con il lievito e il sale in una piccolo ciotola. Aggiungere la mistura di farina e il latte alternativamente alla mistura di burro. Aggiungere delicatamente le fragole (Tenere da parte mezza fragola per muffin – dovrebbero risultare dodici muffin).

Distribuire la miscela negli stampi da muffin. Mischiare i tre cucchiaini di zucchero e la canella e spruzzare sopra i muffin (aggiungere la mezza fragola tenuta da parte)

Cucinare a 200° per 20-25 minuti. Produce una dozzina di muffin. Assicuratevi di mangiarli il giorno in cui vengono cucinati, perchè non sono molto buoni il giorno successivo. Questa frase è tradotta direttamente dal blog di cucina da cui ho preso la ricetta. Personalmente posso dire che abbiamo mangiato gli ultimi due muffin a colazione il giorno dopo la cottura e li abbiamo graditi molto senza notare differenze. Forse è perché li ho lasciati all’aperto e non chiusi in un contenitore. In ogni caso, difficilmente ne avanzerete molti! Riescono morbidissimi, estremamente profumati di fragola, e con un tocco speziato donato dalla cannella (è davvero un tocco, niente affatto pesante).

* io ho usato l’aroma, ma immagino che il top sarebbe l’estratto di vaniglia vera.

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