216 – The Voyage Out

maggio 4, 2012 § Lascia un commento

Autore: Virginia Woolf
Titolo: The Voyage Out
(Titolo italiano: La crociera)
Edizione: Gutenberg Project
Pag.: –
ISBN: –

The Voyage Out

Io non sono una grande fan di Virginia Woolf, ma lei è una di quelle autrici con cui a un certo punto si sente necessario confrontarsi. E io vorrei tanto apprezzarla, come tanti fanno, ma fatico in modo particolare perché non sono un’amante delle narrative sperimentali. Motivo per cui, dopo aver letto il classico Una stanza tutta per sé (molti anni fa, dovrei rileggerlo) Orlando (addirittura riletto, ma ha perso un po’ di smalto) e Mrs. Dalloway (una delusione – non tanto il romanzo, quanto la mia incapacità di leggerlo con piacere, pur riconoscendone, certo, il valore letterario) ho ben pensato di tornare alle origini – della Woolf, non mie – leggendo il suo primo romanzo, questo The Voyage Out (davvero poco sensata la traduzione italiana del titolo, La crociera) in cui la sperimentazione dell’autrice è ancora agli inizi e la forma tradizionale del romanzo ancora resiste.

In effetti c’è una trama, per quanto un po’ vaga. Rachel Vinrace è una giovane donna che ha condotto una vita riparata in compagnia di due zie nubili e che, ormai donna, accompagna il padre – armatore – in un viaggio in Sudamerica. Poiché la nave su cui viaggiano è un cargo, i passeggeri sono pochissimi: un amico di famiglia e gli zii di Rachel, Helen e Ridley Ambrose. Helen prende a cuore l’evidente ingenuità di Rachel e la invita a fermarsi nella casa dove lei e il marito abiteranno. Rachel accetta e sulla terraferma i tre faranno la conoscenza di diversi conterranei, ospiti di un struttura alberghiera. La storia si basa soprattutto sulle relazioni tra i personaggi e sull’innamoramento di Rachel per uno degli ospiti dell’hotel.

Normalmente quando leggo narrativa centrata sulla domesticità non ho necessariamente bisogno che ci sia una gran trama. Mi vengono in mente i romanzi della Tyler, dove magari non succede tantissimo ma la narrazione della vita dei personaggi mi incanta. In questo romanzo però ho sentito moltissimo la mancanza di qualcosa di ‘succoso’, che rendesse il libro meno noioso, meno concentrato in sé stesso. Sarà che la Woolf ci racconta molto di quello che pensano i personaggi nel momento in cui li descrive (non è ancora il flusso di coscienza, ma ci si avvicina) ma poco di quello che fanno (o sono proprio i personaggi che fanno poco, forse). Sarà che ci viene spiegata nei minimi dettagli la reazione di un tal personaggio a una tal frase, ma non come è stata la sua vita fino a quel momento, di cui di fatto ci viene rivelato pochissimo. Sarà che l’ambientazione straniera (e soprattutto, l’ambientazione sudamericana e sonnolenta) non invita all’azione, o che la classe sociale dei personaggi è tale per cui la loro vita è fatta di una routine incredibilmente noiosa.

Nel complesso l’ho trovata una narrazione abbastanza noiosa da rendere difficile concentrarsi su quegli ammirabili passaggi in cui la Woolf descrive così bene certi ragionamenti, certe reazioni, certi comportamenti (infatti ora mi viene solamente in mente in modo vago la descrizione di Mr. e Mrs. Dalloway, che fanno una comparsa come ospiti durante il viaggio – lui un politico convinto del suo lavoro e quasi idealista, nel modo tutto particolare che hanno i politici di successo di esserlo; lei apparentemente una bellissima donna ma un po’ sciacquetta, che fondamentalmente segue adorante il marito). Ho trovato a volte i ragionamenti dei personaggi estremamente esagerati (ma qui forse sono io, con la mia mancanza di empatia, che pecco). Gli orrori di Rachel nei confronti di alcuni aspetti così normali della quotidianità, la frustrazione degli amanti (ma non solo degli amanti, in generale di tutte le persone) che non riescono mai a comunicare, e più parlano più hanno l’impressione di non dire nulla, la sensazione che anche i matrimoni più riusciti siano una tomba per le persone coinvolte, che devono necessariamente piegarsi al compromesso. A volte ho trovato invece davvero interessanti i ragionamenti sulla futilità delle convenzioni sociali, sulla difficoltà di un matrimonio bilanciato, sul bisogno di fare qualcosa, piuttosto che continuare a parlare, parlare, parlare senza muovere un dito.

Nel complesso non posso dire che The Voyage Out mi sia piaciuto. E’ stata una lettura lunghissima, sofferta. Allo stesso tempo però sicuramente è stata una lettura che mi ha fatto pensare, anche se in fin fine non ho idea di cosa volesse dire l’autrice (forse proprio niente, ecco la soluzione!). Diciamo che per il momento ho messo in programma per l’anno prossimo (quanto sono ambiziosa) la lettura di Night and Day, che è il successivo in ordine cronologico – sperando che non mi uccida, dato che il volume consta di ben 500 pagine.

Giudizio: 3/5

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