222 – Il buio oltre la siepe

maggio 23, 2012 § 2 commenti

Autore: Harper Lee
Titolo: Il buio oltre la siepe
(Titolo originale: To Kill a Mockingbird)
Traduzione: Amalia D’Agostino Schanzer
Edizione: Feltrinelli, 1966
Pag.: 412
ISBN: –

To Kill a Mockingbird

Il buio oltre la siepe è un classico fra i classici, un libro che tutti conoscono (anche se magari non tutti lo hanno letto) e che tutti amano. Almeno, lo pensavo fino a pochi giorni fa, quando ho scoperto che su Goodreads c’è un nutrito gruppetto di detrattori, che contesta fondamentalmente la mancanza di una vera e propria trama e il ‘paternalismo’ della storia e soprattutto del finale, che viene definito un esempio di razzismo al contrario. La trama de Il buio oltre la siepe è ben nota: una ragazzina un po’ maschiaccio, Scout, vive con il fratello maggiore e il padre Atticus, avvocato, nella cittadina di Maycomb, in Alabama. Sono gli anni Trenta e la vita per Scout è idilliaca, per lo meno fino a quando un fatto di cronaca che toccherà da vicino la sua famiglia non comincia a farla riflettere sulle ingiustizie della vita.

Atticus Finch viene incaricato di difendere Tom Robinson, un uomo di colore, dalla denuncia di stupro da parte di una donna bianca. La comunità di Maycomb nella sua quasi totalità si schiera contro Tom, ancora prima di conoscere i fatti. Per l’Alabama (e non solo) degli anni Trenta un uomo di colore accusato (anche ingiustamente) di danni contro un bianco non c’è speranza di assoluzione. La loro è una condanna senza possibilità di appello. Atticus però è convinto la segregazione razziale sia un male, e sostiene che ogni essere umano ha il diritto di essere difeso e ascoltato, e prosegue la sua opera pur sapendo molto bene di non avere nessuna speranza. Scout in particolare impara a fronteggiare il diverso grazie a Boo Ridley, il suo vicino di casa (è lui il buio oltre la siepe), che l’intera cittadina reputa essere un violente. Anche Scout e il fratello Jem avevano dato per scontato questo pregiudizio, nonostante i vari segni contrari.

Si tratta di un romanzo di denuncia di quell’atteggiamento di paura e rifiuto che spesso le persone assumono di fronte al diverso, per cui mi sembra assurdo dire che si tratta di razzismo al contrario. Per quanto mi riguarda il finale è davvero tragico ma realistico. E rappresenta la perdita di innocenza non solo di Scout ma di un’intera comunità, nonché, metaforicamente, di un’intera nazione. Oltre ad essere romanzo di denuncia, questo è anche un ritratto di provincia gustosissimo e un romanzo di formazione meraviglioso. Assolutamente consigliato.

Giudizio: 5/5

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