233 – First Among Sequels

giugno 29, 2012 § 7 commenti

Autore: Jasper Fforde
Titolo: First Among Sequels
(Titolo italiano: non ancora tradotto, possibile?)
Serie: Thursday Next #5
Edizione: Viking Adult, 2007
Pag.: 363
ISBN: 9780670038718

Quattordici anni dopo l’ultima avventura (ebbene sì, ci vuole un certo aggiustamento nelle prime pagine del romanzo) Thursday è una moglie e madre di cinquanta anni che lavora in un’azienda di tappeti. Ma l’azienda di tappeti è in realtà una copertura per il suo lavoro per gli SpecOps (ufficialmente smantellati), lavoro che è a sua volta una copertura per l’impegno nella Jurisfiction. Se questo non basta a farvi girare la testa, aggiungo che Friday è ormai un adolescente completamente calato nella parte, ma non in quella che dovrebbe interpretare: anche se sembra fondamentale per la vita di Thursday e il destino dell’intero universo che lui entri nella ChronoGuard, per il momento si rifiuta decisamente di farlo e di interessarsi minimamente alla cosa (o a qualsiasi altra cosa, a dire il vero).

Il mondo di Fforde è sempre più metaletterario in quanto in questo romanzo facciamo la conoscenza di Thursday1-4 e Thursday5, protagoniste rispettivamente dei primi quattro e del quinto volume delle avventure di Thursday Next. E gestire le sue alter ego letterarie non è per niente semplice (se non altro per la caratterizzazione agli antipodi), ma ovviamente questa è solo la punta dell’iceberg: come al solito nel romanzo le trame principali e le sottotrame si intrecciano a giochi letterari e metaletterari e a veri e propri colpi di scena.

Mi dispiace perché mi pare di capire che in generale questo capitolo non sia molto amato dai fedeli della saga. Io l’ho trovato quasi perfetto, tanto da replicare il voto pieno assegnato al primo volume. E’ vero che ogni tanto Fforde esagera nelle spiegazioni ‘tecniche’ del Bookworld, e che qualche sottotrama viene apparentemente dimenticata (il formaggio letale, la mafia del formaggio, il regalo per il libro di Landen), Fforde e il suo mondo sono sempre fantastici e la forte presenza di Landen, di Friday e delle due sorelle è decisamente un punto a favore: è bellissimo vedere Thursday alle prese con le problematiche familiari di tutti i giorni (magari non proprio di tutti i giorni). Peccato, e qui arriviamo al difetto maggiore del libro, per il finale strangolato. Meno male che il libro successivo è già uscito, basta trovargli un po’ di spazio!

Giudizio: 5/5

232 – Some Tame Gazelle

giugno 26, 2012 § 2 commenti

Autore: Barbara Pym
Titolo: Some Tame Gazelle
(Titolo italiano: Qualcuno da amare)
Edizione: HarperCollins, 1983 (Omnibus)
Pag.: 232
ISBN: 9780060806781

Some Tame Gazelle

Some Tame Gazelle è il primo romanzo scritto da Barbara Pym, nel 1935, quando lei aveva solo ventitré anni. Le protagoniste del romanzo sono le sorelle Belinda e Harriet Bede, due zitelle di mezza età che vivono insieme in un paesino inglese e la cui vita sociale ruota intorno alla Chiesa e ad una ristretta cerchia sociale composta da poche – e raramente rinnovate – persone. Le due sorelle sono basate sulla stessa Barbara Pym e la sorella minore Hilary, e l’intero romanzo è una specie di divertissement in cui l’autrice (giovanissima, ricordiamo, che scriveva mentre era ad Oxford e prima che scoppiasse la guerra) si immagina, con la sorella e la loro cerchia di amici, su cui a quanto pare sono basati anche gli altri personaggi del romanzo, una ventina o trentina di anni più tardi. Ma la cosa più straordinaria è che la vita di Barbara e Hilary Pym sembra aver decisamente realizzato le proiezioni della giovane autrice: anche nella vita reale le due non si sposarono mai (pur avendo, chiaramente, la loro razione di amicizie maschili) e dopo il pensionamento di Barbara le due si ritirarono in un cottage nello Oxfordshire.

I romanzi della Pym (ad oggi ho letto questo e Donne Eccellenti che però è successivo) sono deliziose commedie sociali, descrizioni decisamente ironiche della vita di provincia, e in particolare della vita di provincia delle ‘excellent women’ (ovvero le zitelle, che pure hanno così tanto da donare alla società). Una vita che ruota intorno al sermone della domenica, agli eventi parrocchiali e agli inviti a cena estesi ai nuovi curati che si avvicendano per aiutare l’arcivescovo. La forza della Pym non risiede solo nella descrizione precisa e domestica della routine quotidiana di queste deliziose persone, ma anche e soprattutto nella profonda ironia con cui si approccia a queste esistenze (e anche le descrizioni delle coppie sposate sono davvero godibili e genuine). Le dinamiche sociali e sentimentali dei pochi e ben descritti personaggi sono descritte perfettamente e rappresentano davvero uno spunto di riflessione anche per noi, oggi.

La caratteristica più bizzarra di questo romanzo è il fatto che, nonostante la Pym fosse riuscita ad interessare un editore alla pubblicazione del suo manoscritto, per vari motivi questa verrà posticipata fino al 1950 e nonostante qualche (immagino) rimaneggiamento, appare piuttosto evidente che si tratta di un romanzo scritto ben prima della seconda guerra mondiale. Dopo di questo ovviamente l’autrice pubblicò diversi altri romanzi, ma fu negli anni Settanta che ottenne il vero successo, grazie ad un articolo scritto da David Cecil e dal poeta Philip Larkin, che la riteneva “the most underrated writer of the century”. Sulla scia di questo articolo la Pym fu oggetto di diversi apprezzamenti, fra cui la nomina a finalista del Booker Prize del 1977 e l’elezione a Fellow della Royal Society of Literature.

Giudizio: 4/5

231 – Deadlocked

giugno 22, 2012 § Lascia un commento

Autore: Charlaine Harris
Titolo: Deadlocked
(Titolo italiano: non ancora pubblicato)
Serie: Southern Vampire Mysteryes #12)
Edizione: Kindle 2012
Pag.: —
ISBN: —

Deadlocked (Sookie Stackhouse, #12) 

Mi sono resa conto leggendo i commenti su Goodreads che questo volume (il dodicesimo nella serie) non gode di buona fama, eppure a me è piaciuto moltissimo. Non ho mai dato voti bassi a questa serie (alle antologie e al Companion sì, ma non ai romanzi) anche se non ho apprezzato davvero i primi volumi, che erano un buon intrattenimento ma in cui Sookie davvero sembrava demente. Ma come i suoi concittadini forse anche io ho avuto bisogno di prenderle per bene le misure e quando mi sono innamorata di questo personaggio la serie ha decollato per me.

Sookie è una persona qualunque, ed è proprio questo il suo fascino. Nei libri della Harris Sookie ritira la posta, fa il bucato, cucina e pulisce e queste azioni così quotidiane non mi spazientiscono, anzi mi rallegrano. Mi piace leggere di Sookie che si preoccupa di tenere in ordine il giardino, di depilarsi e di truccarsi e di ordinare degli armadietti per il personale al Merlotte’s. Lo so che molte persone ritengono queste parti non essenziali, noiose e da tagliare, ma io al contrario mi ci diverto proprio. E mi diverte vedere che Sookie, che frequenta vampiri, mannari, mutaforma, demoni, fae, streghe e chi più ne ha più ne metta, sia sempre straordinariamente e profondamente umana. Sempre interessata alla sua quotidianità, al suo lavoro per quanto umile e alle persone che la circondano, con i loro rituali umani che sullo sfondo di un mondo così magico come quello in cui vive Sookie potrebbero sembrare poco importanti e invece guadagnano in bellezza e significato. Mi piace il modo in cui Sookie cerca di razionalizzare le sue reazioni e di fare sempre la scelta giusta (diciamocelo, in un’altra serie sappiamo bene che cosa avrebbe fatto l’eroina con il cluviel dor. Per carità, non sto dicendo che qui Sookie abbia fatto necessariamente la scelta giusta, ma mi piace la sua insistenza sul libero arbitrio, perché questi deus ex machina hanno – effettivamente, un po’ rotto.).

Con Deadlocked è successo come nei libri più ‘seri’ che mi piace leggere: non succede un granché (nel caso di questa serie, non succede un granché per essere una serie fantasy) e dall’inizio alla fine ci sono diversi problemi (forse quelli fondamentali) che non risolvono per nulla. Eppure è come quando si passa una settimana in ferie con una cara amica, senza fare nulla di speciale ma semplicemente godendosi la buona compagnia. Ecco, Sookie è decisamente una buona compagnia, mi fa venire voglia di tagliare l’erba, di mettermi lo smalto e di preparare una buona caraffa di tè ghiacciato (anzi, nel mio caso, di limonata) per una sessione di lettura sul divano (io all’ombra, sempre, per quanto Sookie ami i bagni di sole). Non mi pare poco per un semplice libro.

Giudizio: 4/5

230 – Come mandare giù la nonna

giugno 19, 2012 § Lascia un commento

Autore: Kate Long
Titolo: Come mandare giù la nonna
(Titolo originale: Swallowing Grandma)
Traduzione: Sara Caraffini
Edizione: Garzanti, 2008 (2005)
Pag.: 334
ISBN: 9788811680925

Kate Long è la scrittrice de Il manuale della cattiva madre, che racconta un anno di vita di tre donne (nonna, madre e nipote), una riflessione sulla vita e sui rapporti familiari femminili. Il libro mi ispirava ma non riuscivo a trovarlo, così ho ripiegato su questo, che parla comunque di rapporti familiari femminili, dato che racconta del rapporto tra Katherine, adolescente problematica, e la nonna Polly, che a causa di un problema di vista molto grave ha bisogno dell’assistenza continua della nipote. Chiaramente il rapporto tra le due non è dei migliori.

Il giorno del suo diciottesimo compleanno Katherine trova fuori dalla porta di casa un sacchetto di bellissimi vestiti a lei indirizzati e non riesce a capire chi possa averglieli inviati (ma la cosa la rende comunque estremamente felice, dato che il concetto di abito di nonna Polly è decisamente antiquato). Qualche tempo dopo viene avvicinata da un ragazzo che sostiene di essere suo cugino in cerca di notizie sulla sua famiglia (la madre di lui sarebbe la sorella della madre di Katherine). Grazie a questi due avvenimenti e all’incipiente fine del liceo, Katherine comincia a riflettere sulla sua vita e su quello che desidera davvero farne. Nel frattempo scopre anche che nessuna delle persone che la circonda è stata del tutto onesta con lei, che ognuno ha mantenuto un segreto, del genere di segreti che, se svelati, cambiano il modo di vedere la vita.

Come mandare giù la nonna è costantemente in bilico fra farsa e tragedia: la comicità dei personaggi e di alcune situazioni viene rovinata dalla costante intrusione di tematiche serie e di problemi reali (la bulimia, l’anoressia, l’isolamento sociale, la cecità di Polly…), trattati però troppo superficialmente per poter dare un vero spunto di riflessione. Nella parte centrale poi vengono alla luce alcuni segreti che sembrerebbero un ottimo punto di partenza per uno scioglimento di tutti i misteri familiari di Katherine, salvo poi sgonfiarsi in un finale insulso e senza spiegazioni. (Spoiler – evidenziare per leggere: non viene chiarito (smentito o confermato) il soggiorno della madre di Katherine in un istituto mentale, non si spiega come mai il fratellastro di Katherine nei ricordi della prozia fosse una femminuccia, non si viene mai a sapere che fine ha fatto Vince, né riusciamo a vedere l’incontro tra Katherine e la nonna dopo Oxford).

In un romanzo più realistico e profondo non sarebbe così importante un riepilogo finale (sempre gradito, quello sì) che spieghi le cose in sospeso e racconti che fine hanno fatto i vari personaggi, ma in un libro così, di evasione, dà davvero molta rabbia questa chiusura frettolosa e poco soddisfacente.

Giudizio: 3/5

229 – South Riding

giugno 17, 2012 § 1 Commento

Autore: Winifred Holtby
Titolo: South Riding
(Titolo italiano: non tradotto)
Edizione: Kindle (1936)
Pag.: 518
ISBN: —

South Riding

Winifred Holtby era una giornalista e scrittrice inglese molto nota negli anni Trenta (insieme a Vera Brittain, sua carissima amica). South Riding è il suo ultimo romanzo, pubblicato dopo la sua morte (grazie a Vera Brittain, sua esecutrice letteraria) nonostante l’opposizione della madre, prima consigliera comunale donna e fonte di ispirazione per il romanzo e soprattutto per il personaggio di Mrs. Beddows. Il romanzo venne scritto dalla Holtby dopo che le fu diagnosticata una malattia cronica e una breve aspettativa di vita (morì infatti nel 1935, a soli 37 anni di età) ed è la sua opera più famosa.

Il romanzo descrive la vita di una contea fittizia dello Yorkshire chiamata South Riding negli anni Trenta ovvero nel periodo della depressione. Inizia con l’elezione di un nuovo consigliere comunale (dove il favorito,  Robert Carne, si vede scavalcato dal socialista Joe Astell grazie alle manovre sotterranee del consiglio) e di una nuova direttrice per la scuola per signorine di South Riding, per cui viene scelta l’appassionata e idealista Sarah Burton. Partendo da questi personaggi l’autrice allarga il suo sguardo su un’ampio numero di personaggi le cui vicende si intrecciano mirabilmente, creando tutte insieme un avvincente ritratto di provincia.

E’ incredibile la bravura di questa autrice che riesce davvero a portare in vita tutti i suoi personaggi (anche i suoi minori) ricreando mirabilmente le situazioni, relazioni ed emozioni più disparate: dall’adolescente di famiglia povera il cui brillante futuro accademico viene messo a rischio dalla sua famiglia alla docente brillante nel lavoro di ricerca ma incapace di controllare le sue studentesse; dal virile e onesto amore per il vecchio mondo di Robert Carne all’idealismo progressista di Sarah Burton, passando per moltissimi altri personaggi, ognuno con una sua vita quotidiana, una sua storia e qualcosa da raccontare. Winifred Holtby da brava femminista e progressista affronta nel suo romanzo molte tematiche scottanti ma riuscendo al tempo stesso a scrivere uno di quei romanzi che assorbono il lettore per la vividezza degli eventi e dei personaggi descritti, ma soprattutto per la profonda umanità che trasuda.

Segnalo anche la serie tv ‘South Riding’ della BBC (2011).

Giudizio: 4/5

228 – The Mill on the Floss

giugno 12, 2012 § 4 commenti

Autore: George Eliot
Titolo: The Mill on the Floss
(Titolo italiano: Il mulino sulla Floss)
Edizione: Kindle (1860)
Pag.: 579
ISBN: —

The Mill on the Floss

Era da tempo che desideravo leggere un libro di George Eliot e pensavo che avrei scelto Middlemarch, poi invece mi sono ritrovata fra le mani (o meglio, nel Kindle) The Mill on the Floss. Si tratta della storia di Maggie Tulliver, prima bambina, poi ragazza e infine donna volitiva e troppo intelligente per il suo sesso e per la società in cui vive. A quanto pare Maggie è una sorta di specchio letterario dell’autrice, George Eliot (ovvero Mary Ann Evans) che visse una vita scandalosa per la sua epoca, e mi sarei aspettata molta più autodeterminazione e autorealizzazione in questo romanzo.

In realtà Maggie, che è piena di buoni sentimenti, si fa trascinare dagli eventi e passa la vita a combattere le tentazioni (spesso soccombendo), senza riuscire a combinare nulla della sua vita. Considerando che la maggior parte dei personaggi è esageratamente fastidioso e che la Eliot si dilunga a dismisura, dilatando assurdamente i tempi dell’azione, devo ammettere che questo romanzo proprio non mi è piaciuto.

Proverò (forse) con Middlemarch ma sono molto delusa.

Giudizio: 2/5

Riepilogo di maggio

giugno 8, 2012 § Lascia un commento

Sono in ritardo con il mio riepilogo mensile, lo so, ma la scusa è che due fine settimana fuori porta sono piuttosto impegnativi (il primo mi ha distrutto – molti chilometri in moto – il secondo mi ha deluso). Se poi consideriamo che fra questo e il prossimo fine settimana vorrei imbiancare, se ne deduce che il tempo è davvero tiranno. E a me sembra sempre di essere indietro con qualcosa, con le letture, con il blog, con le serie tv e con i film, per non parlare poi della casa!

Per quanto riguarda le letture, comunque, posso almeno dire che mi è andata bene. La scoperta del mese è sicuramente Ann Patchett, con State of Wonder (Stupori in italiano), candidato all’Orange Prize. Era una vita che volevo leggerla, temevo fosse un po’ noiosa (la literary fiction, a volte, si sa…) e invece no. Bellissimo. Tant’è che – prima o poi, chi lo sa quando, sicuramente leggerò anche gli altri suoi romanzi. Nel campo della chick lit, una bella sorpresa è stata Mary Kay Andrews, anche lei nella mia lista desideri da un bel pezzo, adorabile! E finalmente questo mese anche una rilettura soddisfacente al cento per cento, quella dello splendido Il buio oltre la siepe. Mi sarebbe piaciuto leggerlo in lingua originale, ma sono così affezionata alla mia vecchia copia in traduzione (davvero vecchia, più di me! – è degli anni Sessanta).

Tutti gli altri romanzi sono stati molto buoni. Certo, Marian Keyes continua a non entusiasmarmi (ma io persisto, sono una fedele), Stephen King non è stato memorabile nella sua nuova uscita sulla Torre Nera, e per quanto riguarda la serie vampiresca di Colleen Gleason, è evidente che ho aspettato troppo per leggere l’ultimo volume, ormai non mi interessava più. Ma forse la toppata più grande è stata la lettura di Night Circus, un libro così pubblicizzato e osannato, che a me però ha lasciato freddina. Una lettura piacevole, questo sì, ma nulla di più.

Nel complesso un mese davvero soddisfacente!

Zadie Smith – The Autograph Man 4/5
Erin Morgenstern – Night Circus 3/5
Andy Riley – The Book of Bunny Suicides 4/5
Peter Hedges – Colazione a Brooklyn 4/5
Colleen Gleason – Il bacio del vampiro 3/5
Mary Kay Andrews – Seduzione al cioccolato 4/5
Marian Keyes – Sushi per principianti 3/5
Harper Lee – Il buio oltre la siepe 5/5
Jennifer Worth – Call the Midwife 4/5
Ann Patchett – State of Wonder 5/5
Stephen King – The Wind Through the Keyhole 3/5
Sylvia Plath – The Bell Jar 4/5
Monica Dickens – One Pair of Hands 4/5

Buone letture a tutti!

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