241 – At Mrs. Lippincote’s

luglio 22, 2012 § 9 commenti

Autore: Elizabeth Taylor
Titolo: At Mrs. Lippincote’s
(Titolo italiano: A casa di Mrs Lippincote)
Edizione: Virago (Kindle Edition), 2011 (1945)
Pag.: 220
ASIN: B005LWR8AM

Elizabeth Taylor è nota, nel mondo letterario, come l’altra Elizabeth Taylor: si tratta infatti non della famosissima attrice inglese, ma di una omonima (ma il suo cognome da nubile era Coles) connazionale, una scrittrice che condusse una vita ritirata e tranquilla, godendo della sua quotidianità e delle sua poche amicizie letterarie, e rifuggendo la notorietà e la vita pubblica, scelta che sicuramente ha influito sulla scarsa notorietà del suo lavoro, che pure viene tenuto in altissima considerazione dai colleghi scrittori.

Elizabeth Taylor era molto gelosa della sua vita personale, al punto da distruggere, negli ultimi mesi della sua morte – avvenuta per cancro a 63 anni – quasi tutta la sua corrispondenza e le sue carte private. Chiese ai suoi amici e corrispondenti di fare altrettanto e fu accontentata. La Taylor non gradiva l’idea che i suoi commenti privati potessero ferire terze persone, o che la sua reputazione fosse diversa da quella della moglie e madre a cui non succede mai nulla. Paradossalmente però a un certo punto sono spuntate dal nulla delle lettere scritte all’amante, e che gettano sicuramente una luce importantissima sullo sviluppo personale e professionale di questa autrice (le lettere furono scritte in un arco di tempo di dodici anni). Eppure non posso che chiedermi se è davvero lecito utilizzare dei documenti così personali, e che sappiamo già che la persona interessata, se fosse viva, vorrebbe assolutamente rimanessero tali. Forse è un interrogativo paradossale in un’epoca come l’attuale, in cui siamo tutti ansiosi di condividere i nostri pensieri e la nostra quotidianità (o di metterci in mostra, volendo essere più cinici) e soprattutto ansiosi di leggere succosi pettegolezzi riguardanti praticamente chiunque. Comunque sia, la decisione è stata presa per noi da Nicola Beauman, scrittrice e fondatrice della casa editrice Persephone, con la pubblicazione della sua biografia. Devo anche aggiungere che, sebbene Elizabeth Taylor fosse genuinamente poco amante della pubblicità (come confermato dallo scrittore Kingsley Amis), è invece discutibile il suo amore per una vita tranquilla e priva di eventi. E’ discutibile sulla base delle lettere scritte al suo amante, ma anche e soprattutto sulla base dei suoi romanzi, che sembrano essere solo in apparenza così domestici, quotidiani, di ordinaria amministrazione, dato che vengono percorsi da vene di contestazione e di insoddisfazione, anche se privi di grandi avvenimenti.

Descrivere la trama di questo romanzo sarebbe molto riduttivo: At Mrs. Lippincote’s è – fondamentalmente – un romanzo sul disfacimento di un matrimonio. Eppure è anche molto di più. Julia Davenant si trasferisce nella casa della signora Lippincote (a sua volta trasferita in un hotel per la durata della guerra) per avvicinarsi alla base RAF a cui il marito Roddy è da tempo assegnato. Assieme a lei si trasferiscono il figlio Oliver, settenne malaticcio e vorace lettore,

Oliver Davenant did non merely read books. He snuffed them up, took breaths of them into his lungs, filled his eyes with the sight of the print and his head with the sound of words. Some emanation from the book itself poured into his bones, as if he were absorbing steady sunshine. The pages had personality. (26)

e la cugina di Roddy, Eleanor, quarantenne zitella segretamente innamorata del cugino e certa di poter essere per lui una moglie migliore della anticonformista Julia. Vivere in una casa ammobiliata e completa di tutte gli avanzi di varie generazioni  di Lippincote è opprimente, anche se a volte interessante. E Julia ha sempre l’impressione che la signora Lippincote possa apparire alla porta di punto in bianco, pronta a criticare la sua – non impeccabile – tenuta della casa. E una stanza, secondo gli accordi, è chiusa a chiave e a disposizione dei proprietari, cosa che sollecita curiosità (la pazza in soffitta) ma al tempo stesso attira la presenza dell’enigmatica ed inquietante nipote della proprietaria.

Roddy vorrebbe che la moglie Julia fosse una perfetta padrona di casa ed ha un’idea molto precisa del contegno che dovrebbe tenere, ma il suo perbenismo e la sua attenzione per le apparenze (e la sua ipocrisia, scopriremo) non vengono soddisfatti da Julia, che non crede ai preconcetti e affronta ogni situazione con una freschezza invidiabile.

‘In the mirror,’ she (Julia) thought, ‘he sees something unreal-he sees the opinion of the world, is driven by the fear of the world ad judges me by the world’s standards. But the world isn’t real. It has no existence. (199)

Julia had a strange gift of coming to a situation freely, peculiarly untarnished by preconceived ideas, whether of her own preconception or the world’s. Could she have taken for granted a few of those generalisations invented by men and largely acquiesced in by women (that women live by her hearts, men by their heads, that love is woman’s whole existence, and especially that sons should respect their fathers) she would have eased her own life and other people’s. (95)

Nei rapporti con il mondo della RAF sviluppa in particolare un’amicizia con il Tenente Colonnello del marito, un eccentrico che lei prende bonariamente in giro per il suo contegno alla Rochester e con cui intrattiene conversazioni letterarie (basate principalmente sulle sorelle Bronte) che allarmano Roddy. E’ evidente che i due non si capiscono molto, e nessuno dei due è soddisfatto della situazione che condividono. E le differenze vengono esasperate dalla giudicante presenza di Eleanor, che a sua volta cerca di soddisfare il suo desiderio di sentirsi necessaria legandosi a un gruppo di comunisti. L’unico rapporto soddisfacente è quello tra Julia e il figlio Oliver: per il resto, ognuno in questa casa ha una vita segreta, anche se per motivi diversi.

She (Julia) lit a cigarette and leaned back, feeling curiously at peace, idle, independent. ‘I am doing something for myself alone, that’s the reason,’ she thought. ‘No one else has the tiniest part in it.’ (96)

Il punto di vista onnisciente scelto dall’autrice le permette di allargare la prospettiva e includere la tematica della guerra, che anche non intrusiva, è decisamente pervasiva: Eleanor vive con il cugino e la moglie a causa di esaurimento nervoso dovuto alla notizia della morte (poi in realtà imprigionamento) di un suo amico, con il quale tuttora corrisponde religiosamente; i Davenant incontrano in città un conoscente della loro vita precedente a Londra, ora in disgrazia, ammalato, e traumatizzato dai bombardamenti subiti. Anche se l’autrice non indulge in particolari orrori, ci sono degli squarci che lasciano intravvedere una preoccupazione reale non solo per le conseguenze fisiche della guerra, ma anche e soprattutto per quelle morali:

” […] Contemplating brutality makes you used to it. It’s a way of saving our reason-of putting armour over one’s nerves. […] This morning I read in the paper about something vile the Nazis did, and I thought: ‘It’s all right. It’s not as bad as the atrocity I read about last week.’ I was very much shocked at myself.”
“War does that for one.”
“Yes. That’s what I said. The contemplation of brutality brutalises.” (174)

Giudizio: 4/5




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§ 9 risposte a 241 – At Mrs. Lippincote’s

  • Anonymous ha detto:

    Bella recensione!Ho scritto la mia tesi di laurea (la prima, quella della triennale) su questa scrittrice 🙂 Ho trascorso 6 mesi a Reading con il progetto Erasmus, dove lei è nata. E' un personaggio davvero molto intrigante!Lightblue

  • Roberta ha detto:

    Grande! Dev'essere stato favoloso, di spunti ne vedo a bizzeffe (e infatti mi è uscita una recensione ben più lunga del solito). E ti invidio l'Erasmus in Inghilterra! Io l'ho fatto a Berlino per l'abbondanza di materiale bibliografico nell'ambito dell'americanistica, infatti la mia (unica – io ordinamento vecchio) tesi di laurea era su Zora Neale Hurston (http://it.wikipedia.org/wiki/Zora_Neale_Hurston), che ti consiglio molto se già non la conosci. Comunque sono d'accordo con tutti gli ammiratori della Taylor: meriterebbe di essere più nota!

  • Roberta ha detto:

    Ah, dimenticavo: e la seconda tesi invece su cos'era? (curiosa io!)

  • Anonymous ha detto:

    Ora vado ad informarmi su Zora Neale Hurston che non conosco! Pensa che per la Taylor ho dovuto catalogare tutte le lettere di cui parli anche tu, ma ci credi che non sapevo che lei fosse così riservata? Nel senso, in queste lettere -seppur molto private- non ne parla mai. E' stato molto affascinante accedere a questi microfilm e ricostruire le sue passioni e i suoi interessi!La seconda tesi – mi sono specializzata in scienze del linguaggio- era sulla politica linguistica del fascismo. In parole povere tutte le parole vietate in quel periodo e come venivano sostituite con altre approvate dal Duce. Tutto un altro argomento ma sempre interessantissimo!

  • Roberta ha detto:

    La Hurston è una scrittrice e antropologa afroamericana degli anni Venti che si occupò molto della cultura dei neri della Florida. Era un personaggio piuttosto eccentrico e venne riscoperta negli anni Settanta dalle scrittrici afroamericane in cerca di antenate (in primis Alice Walker, che addirittura rintracciò il suo luogo di sepoltura e volle darle onore acquistando e facendo posare una lapide con la scritta Zora Neale Hurston – A Genius of the South – 1901*-1960 – Novelist – Folklorist – Anthropologist. – Poi in realtà lei era nata nel 1891 ma siccome mentiva sempre sulla sua età e luogo di nascita, all'epoca non lo avevano ancora scoperto)Ora che mi ci fai pensare, non so se c'è una testimonianze scritta del fatto che lei fosse così riservata e incline a passare ai posteri come una perfetta signora nessuno. Le persone che la conoscevano però raccontano degli aneddoti graziosi, infatti in uno degli articoli linkati si racconta della sua timidezza, che nell'occasione di un'intervista televisiva le fece rispondere a ben trenta domane in un minuto e mezzo!L'argomento della tua seconda tesi è fantastico! Mi vengono in mente, nel campo opposto, i poster motivazionali del governo britannico, incluso il meraviglioso e ormai famosissimo 'Keep Calm and Carry On'. Lo sapevi poi tu che di fatto all'epoca non lo usarono, infatti risultano pochissime copie ritrovate al di fuori degli archivi governativi. Fu riscoperto nel 2000 e siccome privo di diritti, utilizzato da imprese private sia nella versione originale che nelle molteplici rivisitazioni (io lo adoro, scusa il sermone! ^_^)

  • Anonymous ha detto:

    Finalmente riesco a risponderti! Scusa ma nella casa nuova non ho ancora internet. Leggendo il tuo post mi rendo conto di quante cose interessanti ci sarebbero da approfondire ma non c'è mai il tempo sufficiente! Bellissimo il poster Keep Calm and Carry On. Sai che non lo conoscevo? Mi sembra una frase molto adatta a me 😀

  • Roberta ha detto:

    Concordo sul tempo tiranno, che non permette mai di fare tutto ciò che si vorrebbe! D'altronde il vantaggio è che non rischiamo mai di annoiarci! Keep Calm and Carry On ti si adatta nel senso che in caso di emergenza dai il meglio di te? Oppure nel senso che vai facilmente in crisi e hai bisogno di un poster motivazionale? 😀 io sicuramente la seconda.. Prova a cercare 'Keep Calm' su google immagini vedrai che meraviglia! (ogni giorno ne scopro una nuova)

  • Anonymous ha detto:

    Uh che forza!!! Bellissimo 😀 Mi ha fatto ridere Keep calm Harry is still single :DDLa frase si adatta a me per entrambe le cose direi. Sotto pressione do il meglio di me, ma anche quando sono in crisi ho bisogno di una ricarica e di automotivarmi! Credo diventerà il mio mantra, soprattutto quando a settembre tornerò a lavoro dopo un anno e mezzo di pausa tra maternità anticipata e quella vera e propria…

  • Roberta ha detto:

    Eheh carine vero? Ah ti capisco! So che molte mamme sono contente di tornare al lavoro perché lo percepiscono come una specie di 'riposo' in confronto al lavoro di mamma, però mi sembra che nel tuo caso tu sia ben felice di startene a casa! Però dai, ora che hai il tuo mantra ce la puoi fare… 😀

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