245 – Inquietudine

luglio 31, 2012 § Lascia un commento

Autore: William Boyd
Titolo: Inquietudine
(Titolo originale: Restless)
Edizione: Neri Pozza, 2006
Pag.: 352
ISBN: 9788854501362

Inquietudine racconta la storia di una giovane donna che scopre che la madre durante la Seconda Guerra Mondiale era una spia. Il libro passa continuamente da un periodo all’altro e dalla prima alla terza persona. La prima persona è quella di Eva Delectorskaya (ora Sally Gilmartin), giovane russa immigrata in Francia, a Parigi, dopo la Rivoluzione Russa, e che qui viene reclutata dai Servizi Segreti inglesi, dopo la morte del fratello Kolja, nel 1939. La terza persona è quella di Ruth Gilmartin, figlia di Sally/Eva, che negli anni Settanta lavora come insegnante di inglese per stranieri a Oxford, dove vive sola con il figlio di cinque anni e tenta senza troppo entusiasmo di completare la sua tesi.

Questo romanzo è un vero e proprio thriller: se inizialmente Ruth teme che la madre stia dando di matto, ben presto la lettura dei faldoni che le consegna la convince che il tutto non è possibilmente solo il frutto di una mente malata. E insieme a Ruth anche noi leggiamo la storia di Eva, che viene reclutata dall’insistente Lucas Romer, che supervisionerà tutto il suo addestramento (a Edimburgo, in una specie di scuole per spie) e diverrà il suo capo nel primo incarico in Belgio.

La storia dedicata ad Eva funziona molto bene come thriller: il primo incarico sul campo di Eva permette alla squadra di Romer di trasferisi negli Stati Uniti, e qui un secondo incarico sul campo andrà così male da convincere Eva che qualcuno l’ha tradita. Ma questa storia è anche interessante perché affronta un capitolo poco noto della Seconda Guerra Mondiale: lo spionaggio britannico sotto copertura negli Stati Uniti. Quando Winston Churchill divenne Primo Ministro Inglese nel 1940, si rese conto che la sconfitta da parte della Germania di Hitler era praticamente inevitabile, ed era pertanto necessario convincere gli Stati Uniti ad entrare in guerra. Roosevelt era apparentemente incline ad aiutare l’Inghilterra, ma la popolazione americana non era d’accordo: non solo non capivano perché fosse necessario immischiarsi in una guerra ben lontana, ma era anche anglofobi: l’ottanta per cento della popolazione all’epoca era contro la guerra.

La soluzione di Churchill fu di utilizzare i servizi segreti per creare e diffondere negli Stati Uniti notizie a favore dell’Inghilterra e contro la Germania per influenzare l’opinione pubblica, ma soprattutto per creare false notizie che potessero convincere gli Stati Uniti che Hitler aveva delle mire su di loro e che quindi era una minaccia ben concreta non solo per l’Europa. Questi obiettivi venivano perseguiti dal BSC (British Security Coordination), situato nel Rockefeller Centre di New York. Secondo l’autore questi fatti sono pochissimo noti dal grande pubblico, e Inquietudine è il primo romanzo che ne parla.

Inquietudine non è però un romanzo solo storico, nasce infatti dalla curiosità da parte dell’autore di capire qual è la psicologia della spia, qual è l’effetto che essere una spia (o esserlo stata) provoca sul resto della vita, che ombre getta. Una profonda inquietudine, come quella che affligge Sally/Eva e che spiega il titolo: un’ansia, un’incapacità di rilassarsi, una costante sfiducia nei confronti del prossimo, una tendenza a manipolare le persone, una certa rilassatezza morale richiesta da circostanze eccezionali.

L’espediente del memoriale, scritto direttamente da Eva per rivelare alla figlia il suo passato (e la scelta del momento non è una coincidenza: è evidente che Eva vuole manipolare la figlia per farsi aiutare in un momento in cui si sente minacciata dal suo passato) rende però necessario dedicare una parte del romanzo anche a Ruth. Boyd non approfondisce gli effetti di questa rivelazione su Ruth, o sul rapporto madre/figli, o in generale gli effetti di un tale segreto sul senso di identità di chi lo mantiene. Piuttosto ci offre la vita di Ruth come una specie di controcanto: nonostante la sua sia una quotidianità molto casalinga, il suo lavoro di insegnante la porta a contatto con molti stranieri (fra cui anche contestatori dello scià iraniano) al punto da spingere la polizia a contattarla, chiedendole di tenerli al corrente di eventuali voci di dissenso. E lo stesso passato di Ruth la colloca all’interno degli anarchici tedeschi, periodo del quale le rimane il figlio di cinque anni ma anche qualche contatto alla lontana con la banda Baader-Meinhof. Madre e figlia, insomma, condividono un certo gusto per il dissenso, una certa indipendenza morale.

Certo c’è la sensazione che parecchie sottotrame nella vita di Ruth siano eccessive: il semi-romanzo con lo studente Hamid, lo ‘zio’ tedesco che si ritrova improvvisamente ospite in casa, ecc. C’è la sensazione che distolgano l’attenzione dalla trama principale (che da sola starebbe perfettamente in piedi) senza poi condurre a nulla. E sicuramente il finale è un po’ forzato, insoddisfacente, esageratamente didascalico. Nel complesso però un romanzo interessante, ben scritto e sicuramente coinvolgente.

Giudizio: 3/5

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