249 – Nuvolosità variabile

agosto 10, 2012 § Lascia un commento

Autore: Carmen Martín Gaite
Titolo: Nuvolostià variabile
(Titolo originale: Nubosidad Variable)
Traduzione: Michela Finassi Parolo
Edizione: Giunti – Collana Astrea Pocket, 2007 (1992)
Pag.: 473
ISBN: 9788809054745

Nuvolosità variabile è un libro disordinato, non per pigrizia o incapacità, bensì per precisa scelta stilistica, come sottolinea l’epigrafe di Natalia Ginzburg:

Devo dire che, scrivendo romanzi, ho sempre avuto la sensazione d’avere in mano degli specchi rotti, e tuttavia sempre speravo di poter ricomporre finalmente uno specchio intiero. Ma non mi è mai successo e via via che andavo avanti a scrivere la speranza s’allontanava. Questa volta, però, fin dal principio, non speravo nulla. Lo specchio era rotto e io sapevo che ricomporne i pezzi mi sarebbe stato impossibile. Non avrei avuto mai il bene di avere davanti a me uno specchio intiero. (prologo a La città e la casa)

Eppure dopo poche pagine sono entrata nel vivo del racconto, mesmerizzata dalle voci narranti. Questo è un libro epistolare, anche se in realtà solo la prima lettera viene spedita, le successive vengono scritte ma conservate in attesa di un futuro incontro. Le due corrispondenti e protagoniste del romanzo sono Sofia e Mariana: un incontro fortuito ad una mostra le riporta alla loro adolescenza, quando condividevano una di quelle amicizie assolutiste che dopo una certa età sembrano del tutto impossibili (specialmente se c’è un compagno, un marito, dei figli, ma anche un lavoro…). Un incontro fisico ma anche di menti: le due donne infatti, ormai sulla soglia della mezza età, ritrovano l’una nell’altra gli stessi gesti, gli stessi pensieri, le stesse attitudini di un tempo, di un’amicizia troncata per un motivo che ormai sembra più un malinteso.

E così dopo questo incontro, e in attesa di un secondo che, per una serie di circostanze, si fa attendere, le due donne riescono a trovare lo spazio, fisico e/o mentale, per riempire pagine e quaderni di pensieri sul passato condiviso, sul passato che invece è stato vissuto in solitaria, e su un presente che risulta insoddisfacente per entrambe, che pure hanno preso due strade molto diverse, quasi opposte da un certa prospettiva (Mariana è una donna in carriera, psichiatra di grido, mentre Sofia è moglie, madre e casalinga).

Una narrazione che è a tutti gli effetti un flusso di coscienza a due voci, che si intrecciano ma in realtà sono due monologhi, che solo noi lettori abbiamo il privilegio di leggere giustapposti. Nonostante la mia antipatia per questa tecnica, è evidente che qui me ne sono innamorata, trovandola avvincente anche se in realtà nella trama ci sono ben pochi avvenimenti, e quasi tutti avvenuti in un passato che viene ricordato, o rivissuto, o raccontato, o spiegato. Si parla di amicizia soprattutto, ma in realtà si parla della vita e di mille e più argomenti, con riflessioni interessanti su molti e molti argomenti.

Il libro è anche zeppo di riferimenti letterari: non solo Natalia Ginzburg, che conosco pochissimo e che però mi attrae molto, ed è particolarmente bello vedere in queste pagine (anche nella narrazione si fa riferimento al suo concetto di ‘lessico familiare’) ma anche Cime tempestose, Nada di Carmen Laforet, le lettere di Katherine Mansfield e altri ancora che sto certamente dimenticando. Solo per questo il romanzo meriterebbe una rilettura, ma si aggiunge anche il fascino di citazioni completamente intrecciate alle vite fisiche e mentali delle due protagoniste, e quindi ancora più risonanti.

Giudizio: 5/5

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