264 – The Hand that First Held Mine

settembre 18, 2012 § Lascia un commento

Autore: Margaret O’Farrell
Titolo: The Hand that First Held Mine
(Titolo italiano: La mano che teneva la mia)
Edizione: Headline Review, 2009
Pag.: 374
ISBN: 9780755308460

Di Margaret O’Farrell, ho già letto The Vanishing Act of Esme Lennox, un romanzo che mi è piaciuto molto, abbastanza da voler leggere qualcos’altro di suo. Con The Hand That First Held Mine mi sono definitivamente innamorata di questa autrice. Negli anni Cinquanta, la ventunenne Lexie abbandona il Devon per una vita più brillante a Londra, dove la aspettano Soho e il movimentato mondo dell’arte e del giornalismo. In un tempo decisamente più vicino al nostro, Elina e Ted, in un appartamento vicino ad Hampstead Heath, cercano di venire a patti con le loro nuove responsabilità di genitori. Solo a metà romanzo si comincia a vedere qual è la connessione tra le due storie, anche se credo che sia facile farsi un’idea fin da subito. Nonostante questo (e nonostante il narratore, nella storia di Lexie, fin da subito anticipi alcuni eventi della sua vita) la tensione rimane viva fino al finale (estremamente commovente!).

Lexie è una donna intraprendente ed indipendente, che si rifiuta di conformarsi alla società (il motivo principale per cui litiga con la sua famiglia è il suo rifiuto di chiedere formalmente scusa all’università in cui ha studiato, che l’ha espulsa per aver – inavvertitamente – utilizzato una porta riservata agli uomini) e che segue sempre il suo istinto e il suo cuore. Atteggiamento che sicuramente la lancia in un mondo estremamente interessante, anche se non le risparmierà i dolori. Elina e Ted sono due persone più ordinarie, in un certo senso: conviventi da tempo, quando Elina rimane incinta per sbaglio, decidono di tenere il bambino. Dopo un parto particolarmente complicato, durante il quale Elina ha perso moltissimo sangue e ha rischiato di morire, entrambi hanno qualche difficoltà a riassestarsi. Assistono stupefatti al loro stesso mutamento in genitori ossessionati dalla sicurezza del loro bimbo, in coppia – temporaneamente, si spera – incapace di parlare di qualcosa che non sia il bambino e le sue innumerevoli e prosaiche esigenze. Mentre Elina si scontra con la frustrazione di una vita regolata dalle poppate e con l’incapacità di riprendere il suo lavoro di artista, Ted riprende a soffrire di piccoli disturbi alla vista, che aveva sempre da bambino, e – pur nella sua cronica e famosa smemoratezza – comincia a ricordare episodi della sua infanzia che, per quanto nebulosi, sembrano non coincidere con quanto egli razionalmente sa della sua vita e della sua famiglia.

The Hand that First Held Mine è una storia che parla di amore, e soprattutto è una riflessione sulla maternità in differenti declinazioni. E’ anche una storia che parla dello scorrere del tempo, con coinvolgenti paragrafi in cui il narratore ci mostra dei luoghi contemporaneamente nell’ora e nell’allora, come sovrapponendo due fotografie scattate in momenti diversi, raccontando una storia e allo stesso tempo facendoci partecipi della fragilità della vita (o forse dell’insospettata risonanza di tutto ciò che ci circonda).
Margaret O’Farrell riesce ad essere affascinante sia quando racconta un pezzetto di una Londra d’epoca, sia quando apre una finestra sulla frustrazione e sullo smarrimento del diventare madre e padre. Ho trovato i due fili narrativi ugualmente affascinanti e coinvolgenti, per motivi diversi, oltre che per la trama che li unisce, e che coinvolge il sempre promettente argomento dei segreti familiari, nonché la tematica dell’identità personale, e di come i nostri genitori e i nostri figli contribuiscono alla sua definizione.

Giudizio: 5/5

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