265 – The Brimming Cup

settembre 19, 2012 § Lascia un commento

Autore: Dorothy Canfield Fisher
Titolo: The Brimming Cup
(non tradotto in italiano)
Edizione: Gutenberg Project, 2005 (1987)
Pag.: 319
ISBN: —

The Brimming Cup

The Brimming Cup è la storia di una donna, moglie e madre, che, a un certo punto della sua esistenza, mette in discussione la sua vita e le sue scelte, e attraverso questo confuso e doloroso processo di ripensamento e riflessione raggiunge la sua maturità come essere umano.

Marise e Neale si sono promessi, durante il loro fidanzamento nell’esotica (!) Roma, di essere sempre fedeli a loro stessi e onesti l’un con l’altro. Dopo il matrimonio si sono trasferiti in un paesino montano del Vermont, Ashley, dove Neale ha ereditato una proprietà, e qui hanno avuto tre figli e rimesso in funzione la segheria di famiglia secondo un modello di gestione industriale non predatorio, ma a misura d’uomo. Il primo giorno di scuola del piccolo Mark è anche il primo giorno, dopo molti anni, che Marise trascorre senza avere almeno un bambino alle costole, sensazione che la lascia stranita:

“I have felt very queer indeed, all day. It’s as though… you know, when you have been walking up and up a long flight of stairs, and you go automatically putting one foot up and then the other, and then suddenly… your upraised foot falls back with a jar. You’ve come to the top, and, for an instant, you have a gone feeling without your stairs to climb.” 

Lo stesso giorno, Marise riceve la visita dell’anziano Mr. Welles, il nuovo vicino di casa, e del suo amico il giovane, vitale e affascinante Vincent Marsh. Mr. Welles è un manager industriale in pensione, a cui la ditta ha acquistato una casa in campagna per i servigi resi. Vincent Marsh è il rampollo nullafacente di uno dei fondatori della ditta per cui ha lavorato. Mr Welles è disgustato dal mondo spietato del business e sogna da molti anni di diventare un vecchio inutile e di prendersi cura di un giardino. Il semplice e rurale mondo di Ashley è per lui un vero e proprio paradiso. Vincent Marsh, per contro, che lo accompagnato solo per aiutarlo a sistemarsi, è un dandy cittadino fatto e rifinito, cinico e dissacratore, ma anche vitale e vibrante di energia.

L’inserimento di Vincent Marsh nella routine della famiglia Crittenden costituisce per Marise un invito costante a vedersi con gli occhi di una persona molto diversa da quelle che normalmente frequenta: gli abiti dismessi, i lavori meniali, l’ambiente rustico, la dedizione ai bambini, tutto è poco sofisticato e indice di abbrutimento mentale. L’arrivo di Eugenia, amica di gioventù di Marise, una donna tanto chic quanto algida, sottolinea ancora di più la lontananza di Marise da quel mondo dorato di indolenza e puro godimento della bellezza che si è lasciata alle spalle.

La scelta di vita dei coniugi Crittenden forse non è delle più semplici, specialmente considerando il loro background intellettuale e cosmopolita. Anche Neale ha avuto i suoi dubbi, eppure li ha affrontati e così facendo ha operato una scelta cosciente e libera, ed è tornato alla sua vita con la mente serena e felice.

You could call it smug and safe and bourgeois if you liked. But the plain fact remained that it had more of what really counted for for him than any other life he could see possible. And when he looked at it, hard, with his eyes open, why the tramp-steamer to China sailed out of school-boy theatrical clouds and showed herself for the shabby, sordid little substitute for a life she would have been to him. He’d have liked to have that too, of course. You’d like to have everything! But you can’t. And it is only immature boys who whimper because you can’t have your cake and eat it too. That was all there was to that. What he had dug for was to find his deepest and most permanent desideres, and when he had found them, he’d come home with a happy heart.

Sullo sfondo di quello che potremmo anche chiamare romanzo di formazione, in qualche modo, c’è un mondo rurale, svelato in parte dai bambini di Marise che lo vivono pienamente, in parte dai vicini, in parte dall’incantato Mr. Welles, coinvolgente e descritto magnificamente. La vita di paese è più semplice e onesta ma anche prona alla ricerca e alla contemplazione della bellezza e delle arti. Certo lo stile della Canfield è a tratti esageratamente melodrammatico, e il romanzo contiene diverse lungaggini che ad un orecchio moderno non risultano molto gradite. Eppure questi piccoli difetti non offuscano la bellezza del romanzo (prologo escluso: non fatevi influenzare da quelle pagine, io l’ho trovato orribile). Ho trovato particolarmente affascinanti i capitoli scritti dal punto di vista di altri personaggi (altri rispetto a Marise, che rappresenta il centro focale): alcuni addirittura riprendono l’ultimo evento rileggendolo da un’altra prospettiva (una delle tematiche del romanzo è sicuramente il divario tra ciò che appare e ciò che è, specialmente in riferimento alle persone). Consigliato.

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