268 – Da qualche parte verso la fine

settembre 24, 2012 § Lascia un commento

Autore: Diana Athill
Titolo: Da qualche parte verso la fine
(Titolo originale: Somewhere Towards the End)
Traduzione: Giovanna Scocchera
Edizione: BUR, 201o (2008)
Pag.: 182
ISBN: 9788817041508

Diana Athill è stata una grande protagonista del mondo editoriale anglosassone, nonché scrittrice. All’età di novanta anni suonati, ci delizia con un nuovo memoir, dedicato particolarmente all’esperienza dell’invecchiamento:

[…] siamo riusciti a prolungare a tal punto la fase di decadimento che spesso essa dura di più di quella dello sviluppo, e dunque vale la pena di riflettere su ciò che la contraddistingue e su come gestirla. Sono stati scritti libri su libri sulla giovinezza, e ancora di più sulle complesse e ardue esperienze legate alla procreazione, ma non c’è un granché sull’invecchiamento. E visto che ho imboccato ormai da un po’ quella strada, e carlini e felce arboree lo hanno appena confermato, mi sono detta: “Perché non provarci?”. E quindi ecco, ci provo.

Quando ho chiuso il libro della Athill e ho cominciato a leggere le recensioni su Goodreads, le obiezioni che mi aspettavo di trovare erano quelle relative allo status di privilegiata di Diana Athill (non è ricca, a quanto pare, però anche aver vissuto una vita intellettualmente stimolante e sicuramente più interessante della media è un grandissimo privilegio) o al suo evidente e riconosciuto auto-compiacimento (che effettivamente io ho trovato a tratti disturbante). Invece ho trovato moltissime rimostranze relativamente alla sua scelta di parlare della sua vita sessuale. Intendiamoci, niente di pruriginoso o circostanziato. Semplicemente Diana Athill ammette di aver rinunciato al sesso (o meglio, di non averne più avvertito la necessità, il desiderio) a settanta anni suonati. Ammette di aver vissuto le sue ultime storie non con l’uomo con cui vive e ha scelto (più o meno volontariamente) di condividere l’esistenza, ma con amanti che erano solamente questo: amanti. Ammette di avere fatto sesso senza amore, e che l’esperienza è stata molto piacevole.

Intendiamoci: accetto il fatto che ci siano persone che non amano sentir parlare di questa sfera dell’esistenza, ed è chiaramente un loro diritto. Eppure, non può che venirmi il sospetto che in realtà queste obiezioni non siano, per lo più, che il frutto di una necessità collettiva di sentirci ancora raccontare le fiabe della nostra infanzia, al posto di una realtà vissuta e reale, che ci potrebbe effettivamente aiutare nell’elaborazione della nostra esperienza, nell’allargare i nostri orizzonti. Ci dà fastidio sentire una persona anziana parlare di sesso? O forse ci dà fastidio sentire una persona ammettere che non ha vissuto l’amore della sua vita, ed è stata molto contenta lo stesso? O ammettere che è atea, o che non si pente di aver avuto dei figli? Sì, magari noi siamo diverse da Diana Athill, ma questo non significa che lei è peggiore di noi, o che dobbiamo sentirci minacciate dalle sue esperienze. Io le ho trovate estremamente oneste, significative, fonte di riflessione e anche divertenti, a volte. Sottolineo inoltre che i brani in cui si parla di sesso (e sempre in modo molto elegante) costituiscono solo una piccola parte del libro.

Detto questo, Da qualche parte verso la fine non è un manuale per la terza età, non contiene rivelazioni illuminanti, e sicuramente non si propone come esempio di vita. Semplicemente, aggiunge una prospettiva. E io non posso che sentirmi ammirata nei confronti di una persona che, a novant’anni, invece di farsi gli affari suoi, trova il coraggio di mettersi così a nudo, senza rimaneggiamenti e senza fronzoli, solo per darci un’idea di cosa può significare la vecchiaia. L’esperienza di una singola persona, certo, ma non per questo meno preziosa o significativa.

Giudizio: 4/5

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