269 – The Third Miss Symons

settembre 25, 2012 § 4 commenti

Autore: Flora Macdonald Mayor
Titolo: The Third Miss Symons
(non tradotto in italiano)
Edizione: Gutenberg Project (1913)

The Third Miss Symons

The Third Miss Symons è la storia di Henrietta (Etta) Symons, dalla nascita fino alla morte, condensata in più o meno centocinquanta pagine, lunghezza che lo colloca più nel reame delle novelle che in quello dei romanzi. Henrietta nasce come terza figlia femmina della famiglia Symons, quinta figlia in generale, e comunque non ultima. Etta non è particolarmente bella, né aggraziata, né dotata di qualità, ma non è nemmeno particolarmente brutta o sgradevole. La sua unica sfortuna è quella di essere nata in una grande famiglia, con dei genitori solo blandamente interessati alla propria prole:

A large family should be such a specially happy community, but it sometimes occurs that there is a girl or a boy who is nothing but a middle one, fitting in nowhere. So it was with Henrietta, till the youngest child was born.

Henrietta non riesce ad inserirsi nel rapporto di complicità che lega le due sorelle più grande, non riesce a diventare la confidente dei fratelli, e sviluppa un legame particolare solo con la sorellina minore Evelyn. Il suo desiderio profondissimo di essere amata la porta a ricercare l’amore in modo ossessivo, e a vivere i piccoli disappunti della vita con enorme intensità, aggravando una naturale tendenza alla rabbia. A scuola il cattivo carattere le impedisce di mantenere le amicizie ma Etta deduce dalle sue letture romantiche che quando entrerà in società un Principe Azzurro si innamorerà di lei e tutto andrà magicamente a posto. Ovviamente non succede nulla del genere, e anzi l’unico pretendente le viene soffiato dalla sorella maggiore, che poi lo scarica, un episodio che inacidisce ancora di più il carattere già non brillante della protagonista.

Le disavventure di Henrietta sembrano quasi il frutto di una serie di avvenimenti casuali su cui la povera ragazza non ha mai avuto un reale potere: esclusa dagli equilibri di una grande famiglia, ignorata dai genitori, snobbata da una società (quella vittoriana di inizio secolo) che considerava il matrimonio come l’unico scopo della donna. Riflettendo però è chiaro che, se Henrietta non ha avuto le migliori carte alla nascita, non si è nemmeno mai data minimamente da fare per migliorare la sua situazione. I suoi rari momenti di consapevolezza vengono subito seppelliti in una routine concepita per far passare il tempo, fra rimbrotti e recriminazioni. Dopo la morte della madre e un breve periodo di interregno nel quale Henrietta non ha molto successo, il padre si risposa e lei si ritrova, sola e non bisognosa di un lavoro, a trovarsi qualcosa da fare. Fra beneficenza, conferenze, letture e viaggi all’estero, non riesce a trovare, nonostante la sua condizione economicamente agiata, nessun interesse e nessuno slancio. Il suo rimane un lasciarsi vivere, accumulare passatempi che portino a fine giornata:

This life corroded her character. She became more bad-tempered and nagging, always up in arms, scenting out liberties, and thinking she was taken advantage of. She was not a character who does well by itself, and under a domineering manner she concealed her weakness, vacillation, and timidity. She was divorced from every duty, every responsibility, every natural tie, with no outlet for her interest or her sympathy. It seems inconceivable that she should willingly have led such an existence. She was however, much more satisfied with herself and with things in general, than she had formerly been.

Nonostante la vita di Henrietta sia molto triste e lei stessa poco piacevole, la lettura di The Third Miss Symons risulta delle più accattivanti (complice anche la brevità, credo). La prosa della Mayor è semplice ma coinvolgente, ed il suo è un romanzo di denuncia sociale, certo, ma anche l’incredibile studio di una singola umanissima persona.

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