272 – E’ stato il figlio

settembre 30, 2012 § Lascia un commento

Autore: Roberto Alajmo
Titolo: E’ stato il figlio
Edizione: Mondadori, 2006 (2005)
Pag.: 234
ISBN: 9788804553571

È stato il figlio

Da tempo cercavo questo romanzo che ora è di nuovo in libreria grazie al film di Daniele Ciprì ora al cinema. E’ stato il figlio sembra un giallo, ma parte regalando al lettore un delitto, un colpevole, dei testimoni e un movente. Il delitto: l’omicidio di Nicola Ciraulo con tre colpi di pistola; il colpevole: Tancredi Ciraulo, il figlio; i testimoni: i genitori (Rosa e Fonzio) e la moglie (Loredana) del de cuius; movente: un graffio sulla lucente carrozzeria della splendida Volvo di famiglia.

Una Volvo che è poco coerente con l’appartamento di tre stanze (pulitissimo, questo sì) situato nel quartiere della Kalsa di Palermo, un quartiere povero e poco raccomandabile. E infatti l’omicidio di Nicola Ciraulo è un’occasione per raccontare tramite flashback come la famiglia Ciraulo entrò in possesso dell’auto: acquistandola con i soldi (piccioli) ricevuti come risarcimento per la morte della piccola Serenella, morta grazie ad una pallottola vagante durante una sparatoria tra mafiosi.

E’ un vero studio dell’umanità osservare questa famiglia (che non rappresenta, nel romanzo di Alajmo, un’anomalia, bensì rispecchia la morale e le attitudini di un intero quartiere, se non di una città) reagire alla prospettiva di ricevere trecento milioni di lire (poi passati a duecentoventi). Nel giro di sei mesi, dalla conferma del risarcimento al versamento vero e proprio, i Ciraulo riescono a indebitarsi così bene (seppur poi nemmeno ricordando con quali spese) da dover ricorrere ben due volte allo strozzino di quartiere Pino, e una terza per negoziare il prestito necessario a saldare i primi due debiti. Una volta saldati i debiti, dei soldi del risarcimento rimane poco meno della metà, quello che serve, insomma, ad acquistare una Volvo nuova di zecca e super accessoriata.

E’ stato il figlio è un romanzo estremamente cinico, ma contemporaneamente immerso in una quotidianità familiare e straniante: Fonzio è il classico nonno che non vuole mai sbilanciarsi, sullo sfondo della rivalità tra la moglie Rosa e la nuora Loredana. Nicola è il capofamiglia, colui che porta il pane a casa, seppur in modo discontinuo e precario: è un LSU (Lavoratore Socialmente Utile) che si arrabatta tra lavoretti precari e lavoretti in nero, più per scelta che per necessità. Tancredi, l’erede, è un ventenne svagato privo sia dell’onestà che della furbizia che potrebbero, in un modo o nell’altro, dare una svolta alla sua esistenza. Una realtà familiare quasi banale che, osservata al microscopio, rivela una serie di sconcertanti caratteristiche.

Giudizio: 4/5

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