288 – Miss Buncle’s Book

ottobre 30, 2012 § Lascia un commento

Autore: D. E. Stevenson
Titolo: Miss Buncle’s Book
(Titolo italiano: Il libro di Miss Buncle)
Serie: Miss Buncle, #1
Edizione: Persephone (Kindle), 2012 (1934)
Pag.: 233
ASIN: B006VOJZL4

Miss Buncle's Book
Questo risguardo è tratto da una creazione di Vanessa Bell, pittrice ed arredatrice nonché sorella maggiore di Virginia Woolf.

La trama di Miss Buncle’s Book è molto semplice: Miss Buncle, una giovane nubile che vive a Silverstream insieme alla cameriera Dorcas, scopre di non poter più vivere dei suoi dividendi. Dopo aver scartato altre alternative (fra cui allevare galline per venderne le uova) Miss Buncle decide di mantenersi scrivendo un libro. Poiché si dichiara totalmente priva di immaginazione, attinge a piene mani dalla vita sociale di Silverstream, che è il classico paesino in cui non succede mai nulla, ma che è popolato da una serie di eccentrici personaggi decisamente interessanti (a me Silverstream ha ricordato molto Cranford).

Ovviamente quando il libro viene – incredibilmente – pubblicato, suscita un grande clamore: Miss Buncle è una fine scrittrice e le sue caratterizzazioni precise, sempre in bilico fra ingenuità e satira, non lasciano spazio ai dubbi nelle menti dei suoi concittadini, che si sentono poco lusingati e decidono di scoprire chi è il vero autore del romanzo per affibbiargli una sonora legnata.

Nel romanzo di Miss Buncle a un certo punto l’autrice utilizza un elemento fantastico per smuovere un po’ le acque (l’unica concessione alla mancante fantasia): un fanciullo d’oro che attraversa Silverstream (o meglio, il suo parallelo romanzato, Copperfield) suonando il suo flauto e stimolando negli abitanti inedite inquietudini e reazioni inaspettate che si traducono in matrimoni, fughe o avventurosi viaggi a Samarcanda. Disturber of the Peace (questo è il titolo del romanzo) a sua volta stimola nei suoi lettori, più o meno consapevolmente, desideri altrettanto sovversivi, anche mentre costoro stanno cercando di boicottare il libro (o meglio, il suo autore)

La narrazione precipita quando gli abitanti di Silverstream credono di aver individuato nella moglie del dottore la reale scrittrice del romanzo e, a fronte della sua negazione, ricorrono a un trucco molto sporco per costringerla a confessare…

Miss Buncle’s Book è il primo Persephone che io abbia mai comprato (il secondo, letto qualche tempo fa, è questo), approfittando della edizione digitale in vendita su Amazon. Un peccato non aver potuto godere della versione cartacea (i libri della casa editrice Persephone sono meravigliosi) anche se la lettura di questo romanzo è stata così piacevole da farmene quasi dimenticare. E d’altra parte c’è sempre la possibilità di acquistare la versione cartacea del seguito: Miss Buncle Married. In realtà esistono anche un terzo (The Two Mrs. Abbotts) e un quarto (The four Graces) volume, ma per il momento non sono stati ripubblicati da Persephone e quindi credo siano di difficile reperibilità. Una volta tanto, però, posso affermare che sia il primo che il secondo volume sono reperibili in italiano grazie alla casa editrice Astoria.

Giudizio: 4/5

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287 – Il fabbricante di eco

ottobre 29, 2012 § Lascia un commento

Autore: Richard Powers
Titolo: Il fabbricante di eco
(Titolo originale: The Echo Maker)
Traduzione: Giovanna Granato
Edizione: Mondadori, 2008 (2006)
Pag.: 576
ISBN: 9788804579786

Il fabbricante di eco

Il fabbricante di eco parla di un operaio del Nebraska, Mark Schluter, che una notte si ribalta con il furgone su un rettilineo e dopo alcuni giorni di coma si sveglia afflitto dalla sindrome di Capgras (apparentemente, una sindrome che impedisce a chi ne è afflitto di riconoscere i propri cari) ed è pertanto convinto che la sorella Karin, arrivata in città per assisterlo, sia solo un’attrice che le somiglia. Karin lascia il lavoro e vende il suo appartamento e si trasferisce in quello del fratello per essergli vicino e prendersi cura di lui. Quando il fratello esce dall’ospedale si trasferisce a casa di un suo ex, un ambientalista, con cui nel frattempo ha ripreso i contatti e con cui sta ricostruendo una storia, nonostante abbia ripreso i contatti anche con il suo ex amante, un burbero e sposato costruttore edilizio. Alle vicende del paranoico Mark e dell’isterica Karin si intrecciano quelle di Gerald Weber, uno scienziato e scrittore alla Oliver Sacks che, contattato di Karin, accetta di vedere Mark, in realtà più per l’interesse aneddotico che il suo caso rappresenta che per la volontà di aiutarlo sul serio.

Tutta la trama secondaria che lo riguarda è piuttosto confusa: Weber è uno scrittore di successo che, proprio mentre sta uscendo il suo nuovo libro, decide di limitare la sua attività letteraria e concentrarsi sulla ricerca scientifica. Il nuovo libro però, pur essendo sostanzialmente uguale a quelli precedentemente pubblicati, suscita una bufera mediatica di cui egli diviene il capro espiatorio: dileggiato e accusato di essere nient’altro che un parassita che sfrutta i malati, Weber entra in crisi e mette in discussione tutta la sua carriera di scrittore, quella di scienziato e in generale la sua vita. Sull’onda di questa crisi decide di tornare in Nebraska per proporre a Mark una cura farmacologica precedentemente trascurata. Mentre la sorella di Mark e Mark stesso cercano di decidere cosa è meglio fare al riguardo, Weber rivede Barbara Gillespie, un aiuto infermiera che è stata particolarmente vicina a Mark e che ha l’impressione di aver già conosciuto.

Sullo sfondo delle vicende assistiamo alla battaglia tra il gruppo di ecologisti per cui lavora il fidanzato di Karin e un gruppo di costruttori (fra cui figura anche il suo ex amante) che vuole costruire una struttura turistica vicino al fiume locale, già pesantemente minacciato nel suo ecosistema e oggetto delle periodiche migrazioni delle gru, un vero e proprio spettacolo e attrazione turistica. Alle vicende principali si intreccia anche la ricerca spasmodica da parte di Mark del misterioso autore di un biglietto trovato sul comodino da Karin appena arrivata in ospedale, subito dopo l’incidente. Autore che ha evidentemente assistito all’incidente e potrebbe fornire delle spiegazioni al riguardo, soprattutto relativamente alle altre due tracce di pneumatici ritrovate sul luogo dalla polizia e mai associate ai relativi veicoli.

Era da tempo che volevo leggere Powers, ma la lunghezza dei suoi romanzi e un vago sospetto che fosse un autore ‘pesante’ mi scoraggiavano. Dopo quest’esperienza posso affermare che Powers ha una prosa molto scorrevole (o forse è solo merito della traduttrice?) anche se alcuni degli argomenti trattati, specialmente la crisi del neurologo Weber e le relative disquisizioni sul concetto di identità e di percezione, ma anche le parti che parlano delle gru, sono pesanti e sembrano non portare da nessuna parte. Nel complesso Il fabbricante di eco, pur essendo una lettura abbastanza piacevole, ha dei grossi difetti: è esageratamente prolisso e – forse questo secondo è un diretto effetto del primo) non riesce a focalizzare bene i protagonisti, che risultano poco credibili, a volte decisamente incredibili, in generale sviluppati male, privi di una traiettoria o di un’essenza che li identifichi. Sono ancora molto curiosa di leggere The Time of Our Singing, che sembra aver ricevuto recensioni molto più omogeneamente positive di questo.

Giudizio: 3/5

286 – The Diviners

ottobre 24, 2012 § Lascia un commento

Autore: Libba Bray
Titolo: The Diviners
(Titolo italiano: La stella nera di New York)
Serie: The Diviners, #1
Edizione: Little, Brown Books, 2012
Pag.: 592
ISBN: 9780316126113

The Diviners (The Diviners, #1)

Conoscevo già Libba Bray per la trilogia dedicata a Gemma Doyle, che ho apprezzato molto, anche se devo ammettere che in questo periodo non leggo molto fantasy, di nessun genere. Il motivo principale che mi ha convinto a leggere questo libro è l’ambientazione storica: New York negli anni Venti! Evie O’Neill è stata spedita a New York dallo zio Will come punizione per uno dei suoi ennesimi passi falsi, ma è ovviamente esilarata all’idea di ritrovarsi nel bel mezzo della bella vita newyorchese. In realtà una volta installata presso l’appartamento dello zio, Evie viene coinvolta nella caccia a un serial killer, che si rivela essere soprannaturale.

L’ambientazione di The Diviners è davvero affascinante, con le feste (i famosi ‘rent parties‘), il proibizionismo, le ballerine di fila, le agitazioni sindacali e anche un lato più gotico, con il Museo Americano del Floklore, delle Superstizioni e dell’Occulto (che lo zio Will dirige), cimiteri misteriosi e case infestate. Evie è una protagonista frivola ed egoista, dedita all’alcool e alle feste, anche se dotata, in fin dei conti, di una profonda umanità, e di un grande spirito di iniziativa, che è il motivo principale per cui si ritrova ad aiutare la polizia insieme allo zio, consulente da tempo. Il leit motiv del romanzo è però la presenza di numerosi adolescenti dotati di strani poteri: Evie è una di loro, capace di estrapolare informazioni sulle persone toccando i loro oggetti. Numerosi altri gravitano intorno alla nostra protagonista, a volte entrano in contatto direttamente con lei (come Sam Lloyd, capace di rendersi ‘invisibile’, o Theta, che emana enorme calore dalle mani) o indirettamente attraverso la sua cerchia di amici (come Memphis, guaritore, e il fratellino Isaiah, che prevede il futuro) oppure rimangono direttamente sullo sfondo, come la cameriera di un ristorante cinese che è protagonista di un paio di enigmatiche scene. Nonostante tutti questi poteri sovrannaturali i nostri personaggi rimangono con i piedi per terra, dovendo preoccuparsi di situazioni molto tangibili, come l’affitto, le tasse, i genitori assenti o il lavoro, e questo pragmatismo mi piace molto.

Il romanzo ha anche i suoi difetti: nonostante il forte impegno profuso nella caratterizzazione dei personaggi, che per la maggior parte vengono forniti di un passato impegnativo, gli stessi risultano abbastanza tagliati con l’accetta: Evie è la frivola con il cuore, Mabel la ragazza per bene che arde dal desiderio di essere notata, eccetera eccetera. La narrazione non è lenta, ma la sequenza di eventi si dipana al rallentatore a causa delle mille trame secondarie che si mettono sempre in mezzo: i personaggi infatti sono molti, e ognuno ha la sua storia, a volte già sviluppata, a volte solo abbozzata ma sicuramente suscettibile di evoluzioni. Verrebbe da dire che i personaggi sono davvero troppi, i suggerimenti e le strizzate d’occhio tantissime, tant’è che alla fine del libro scopriamo che la trama principale non è nemmeno quella che pensavamo! Difetti che si fanno perdonare, anche se devo ammettere che inizialmente la lunghezza del romanzo mi ha indisposto e mi ci sono volute più di cento pagine per entrare nella storia.

Giudizio: 3/5

285 – Guardami negli occhi. Io e la sindrome di Asperger

ottobre 22, 2012 § 4 commenti

Autore: John E. Robison
Titolo: Guardami negli occhi. Io e la sindrome di Asperger
(Titolo originale: Look Me in the Eye: My Life with Asperger’s)
Traduzione: S. Placidi
Edizione: Sperling & Kupfer, 2009 (2007)
Pag.: 307
ISBN: 9788820045371

Sono arrivata a questo libro grazie al memoir Correndo con le forbici in mano di Augusten Burroughs, che è il fratello minore di John E. Robison (ed ha un nome differente perché lo ha cambiato). Entrambi i fratelli hanno condotto vite particolari e hanno condiviso dei genitori particolarmente problematici (anche se Burroughs, nell’introduzione, specifica che lui ha conosciuto i genitori già nella fase di declino, mentre il fratello maggiore era riuscito a goderseli quando erano ancora persone normali).

John E. Robison ha avuto problemi a socializzare per tutta la vita. Le persone gli hanno sempre contestato il suo modo di essere, i suoi comportamenti, le sue reazioni. Gli specialisti ai quali i genitori si sono rivolti per risolvere i suoi problemi lo hanno sempre tacciato di pigrizia. A quarant’anni, dopo aver realizzato molto (un figlio, due matrimoni, un’esperienza come tecnico del suono e addetto effetti speciali per i Kiss, un lavoro come ingegnere e manager – senza nemmeno essere laureato -, un lavoro in proprio come meccanico) un cliente a amico di John gli porge un libro e gli dice che crede possa essere affetto da una sindrome, la sindrome di Asperger. John legge il paragrafo che elenca le caratteristiche salienti della sindrome e chiede all’amico: Come si cura? L’amico risponde: Non si cura. E’ semplicemente un modo di essere.

E’ incredibilmente difficile immaginare cosa si possa provare a sentirsi per tutta la vita dei reietti, dei probabili sociopatici assassini (questo dicevano a John quando era piccolo), dei fuori posto, e poi scoprire che in realtà c’era una ragione, che nessuno ti ha aiutato, e che anzi tutto ciò che hai realizzato è ancora più fantastico di quello che pensavi, ed è solo frutto della tua forza e della tua capacità di affrontare i tuoi problemi. Secondo Burroughs John scrisse questo libro su suo suggerimento, per provare ad affrontare la depressione in cui era caduto a seguito della morte del padre (con il padre aveva avuto un rapporto a dir poco difficile, ma negli ultimi anni aveva realizzato di possedere dei ricordi anche molto positivi della sua infanzia legati al padre).

Nonostante gli incredibili problemi subiti nell’infanzia e adolescenza, in parte a causa della sua sindrome, in parte a causa della sua famiglia, John non cade mai nel melodrammatico, nel pietismo (anche se ne avrebbe tutte le ragioni, intendiamoci). Forse è la sua razionalità, la sua difficoltà ad esprimere visibilmente i suoi sentimenti, che aiuta a mantenere un tono leggero, quasi giocoso. C’è da dire che nonostante i suoi problemi John ha vissuto delle esperienze magnifiche, come ad esempio lavorare per anni accanto ai Kiss (anche se per lui erano persone qualsiasi) o mettere le mani sugli impianti audio dei Pink Floyd. Non pago, ha scritto anche altri due libri, uno sull’esperienza di allevare suo figlio, l’altro più specifico sulle strategie per affrontare la sindrome di Asperger, che non vedo l’ora di leggere.

Giudizio: 4/5

284 – Climbing the Stairs

ottobre 18, 2012 § Lascia un commento

Autore: Margaret Powell
Titolo: Climbing the Stairs
(non tradotto in italiano)
Edizione: Pan Books, 2011 (1971)
Formato: ebook per Kindle
Pag.: 288
ASIN: B005NAG6NW

Climbing the Stairs: Further Tales of a 1920s Kitchen Maid
Ricordate Below Stairs, il libro che è stato _fra altri_ di ispirazione a Fellowes per la creazione della bellissima serie Downton Abbey e che ho letto e recensito a marzo di quest’anno? Climbing the Stairs è il seguito. Margaret continua a raccontare la sua storia: dall’arrivo a Londra con i primi appuntamenti al matrimonio con Albert, passando per tutta una serie di notevoli episodi, come i suoi ricoveri in ospedale (il secondo del quale per cancro), l’iscrizione alla scuola per ottenere il diploma, le prime vacanze all’estero.
Rispetto a Below Stairs mi sembra manchi qualcosa in questo memoir, forse è il fatto che Margaret non si concentra più tanto sulle avventure e disavventure di una vita a servizio, ma più che altro sulla spasmodica ricerca di un marito. Ricerca a tratti talmente surreale da provocare fastidio, nonostante la consapevolezza che all’epoca ragazze non istruite e senza soldi schiavizzate da un lavoro pesantissimo e da numerosissime relative limitazioni alla loro libertà personale, non potessero che sognare una vita da casalinga, di fatto l’unica chance che avessero. Per contro mi ha fatto molto ridere l’approccio no-nonsense di Margaret agli uomini e alla vita di coppia, nonché la candida ammissione di non essere mai stata un granché, consapevolezza che non le ha mai impedite di pretendere un suo standard di vita. Forse mi ha intristito l’inizio del matrimonio con Albert, così privo di passione e sentimento (ma dobbiamo davvero crederci?) che però d’altra parte sembra aver avuto un gran successo.
La voce di Margaret è davvero impagabile: onesta e pragmatica, non si tira indietro davanti a niente. Forse in qualche caso, la sua assertività diventa un tantino eccessiva, al punto che mi è venuto il dubbio fosse ironia (il dubbio mi è rimasto). Al di là di questo è davvero interessante leggere il resoconto in prima persona (e apparentemente per nulla edulcorato) di una vita davvero diversa e lontana dalla mia. 
Giudizio: 4/5

283 – Neve in agosto

ottobre 17, 2012 § Lascia un commento

Autore: Pete Hamill
Titolo: Neve in agosto
(Titolo originale: Snow in August)
Traduzione: Marina Astrologo e Massimo Birattari
Edizione: Salani, 1999 (1997)
Pag.: 297
ISBN: 9788877826855

Neve in agosto


Neve in agosto racconta la storia di Michael, un ragazzino di origini irlandesi che vive a Brooklyn con la madre (il padre è morto in battaglia) nel secondo dopoguerra. Il quartiere (e il palazzo) in cui vivono non è dei migliori, ma Michael è un bravo ragazzo – aiuta la madre, è chierichetto – e si diverte dividendo con gli amici i fumetti, i dolci e i pomeriggi al cinema. La sua è la classica infanzia dell’epoca (almeno per quello che posso dedurre dai film e dai libri), completa di bulli del quartiere, che nello specifico fanno capo al famigerato diciassettenne Frankie.

La vita di Michael cambia quando conosce il rabbino del suo quartiere, Rabbi Hirsch. Il loro rapporto inizia come uno scambio di favori ma diventa ben presto un’amicizia speciale, in cui Michael fornisce al rabbino le coordinate linguistiche e culturali per interpretare l’America, la terra della libertà, il suo baseball, la sua musica, e Rabbi Hirsch per contro insegna a Michael la sua lingua, la storia del suo popolo e della sua città, L’amicizia con il rabbino e i dissensi nati dalla decisione di una squadra di baseball di ingaggiare un giocatore di colore spingono Michael a riflettere sui motivi del razzismo. Altri interrogativi morali sorgono quando, dopo aver assistito al pestaggio di un negoziante ad opera di Frankie, deve decidere se testimoniare contro di lui – assicurandosi sicure rappresaglie e l’onta di diventare agli occhi dell’intero quartiere una spia – oppure stare zitto – mettendo al sicuro se stesso e la madre ma rinunciando a fare la cosa giusta.

Neve in agosto è un romanzo davvero bello, la formazione di un ragazzo con cui è immediato simpatizzare. Le scelte che deve fare non sono semplici, così come non è facile farsi guidare solo dalla morale. Potrebbe quasi sembrare un romanzo per ragazzi, se non fosse così profondamente pessimista. Il coraggio di Michael e della madre e l’entusiasmo del Rabbi Hirsch si infrangono contro un mondo duro e crudo: un mondo di pestaggi, di persone che vengono ostracizzate per futili motivi, di amici che voltano le spalle e signorotti locali del crimine che spadroneggiano (senza contare una polizia che non sembra tanto meglio del crimine che combatte). Per creare un ‘lieto’ fine l’autore deve pescare a piene mani nel mondo della fantasia, con un finale davvero rappezzato e che forse ha solo il merito di mostrarci quanta poca fiducia nel genere umano egli abbia. Nonostante questo brutto finale e una certa ‘pesantezza’ in alcuni capitoli molto raccontati, la lettura di questo romanzo è stata entusiasmante e lo consiglierei di certo.

Giudizio: 4/5

282 – L’ultima sorpresa

ottobre 16, 2012 § Lascia un commento

Autore: Lisa Kleypas
Titolo: L’ultima sorpresa
(Titolo originale: A Wallflower Christmas)
Traduzione: —
Edizione: I Romanzi Mondadori, 2010 (2008)
Pag.: 178
ISBN: —

Il genere romance è davvero adatto ad un pomeriggio piovoso di ozio sul divano, magari mangiucchiando una patata americana arrostita, come è capitato a me nello scorso weekend! Il problema è trovare dei buoni romance ma Lisa Kleypas per me è quasi una sicurezza, e lo è sicuramente questa serie, Wallflowers in inglese, Audaci zitelle nella traduzione italiana. Si tratta di una serie storica, ambientata nell’Inghilterra vittoriana. Annabelle Peyton, Evangeline Jenner e Lillian e Daisy Bowman sono ‘ragazze da parete’ ai balli della società londinese. Un po’ per evadere la noia di serate trascorse senza un singolo invito al ballo, un po’ per riuscire nel loro primario intento, quello di trovare un marito, le quattro ragazze stringono un’alleanza e decidono di darsi man forte l’una con l’altra, partendo proprio da Annabelle.

Dopo quattro volumi tutte le nostre eroine sono felicemente accasate. E’ Natale e Rafe Bowman arriva dall’America, ospite della sorella Lillian, per incontrare la sua futura sposa, scelta dal padre come condizione irrinunciabile per farlo entrare nella sua società. Rafe non considera inaccettabile un matrimonio d’interesse, considerando che Natalie è bella, simpatica e anche leggermente spregiudicata. Il corteggiamento sembra andare più che bene fino a quando Rafe non realizza di essersi innamorato, e della persona decisamente sbagliata. Come sempre nella serie, l’amicizia tra le quattro zitelle è molto presente nel romanzo e aggiunge un sapore in più. Il romanzo non ha una trama innovativa (i romance hanno strutture molto tradizionali per definizione) e la love story tra i due protagonisti procede fluidamente e velocemente, anche grazie al fatto che questo, più che un romanzo vero e proprio, è una novella. Un punto in più per le deliziose sedute di lettura de Il canto di Natale di Dickens!
Giudizio: 4/5

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