276 – Arcadia

ottobre 7, 2012 § Lascia un commento

Autore: Lauren Groff
Titolo: Arcadia 
(non tradotto in italiano)
Edizione: Hyperion (Kindle), 2012
Pag.: 290
ASIN: B0072MRGY

Arcadia

Lauren Groff è l’autrice de I mostri di Templeton, romanzo che ho apprezzato molto, in tutta la sua stranezza. E’ anche l’autrice di una raccolta di racconti, che non conosco. Arcadia racconta la storia di Bit, un bambino nato e cresciuto in una comune hippy, negli anni Sessanta, nella parte settentrionale dello stato di New York. Bit è un bambino piccolo per la sua età, e molto osservatore. E’ attraverso i suoi occhi che vediamo il mondo di Arcadia, prima gli occhi di un bambino, poi di un preadolescente. Arcadia parte come progetto utopico, anche se con un leader che nemmeno nei momenti migliori mi è sembrato del tutto convincente. Nonostante la prospettiva sia quella di un bambino, è chiaro fin da subito quali sono i valori positivi di Arcadia e quali sono, invece, i punti deboli che, insieme al progressivo aumento della popolazione di Arcadia, portano al dissenso e alla disgregazione della comunità.
Non sono del tutto convinta che Bit sia un personaggio completamente convincente, ma quello che è certo è che un bambino (e poi un ragazzo, e un uomo) molto buono, pervaso dei valori positivi di Arcadia, non toccato dai difetti e dal dissenso. Proprio per questo ferisce in modo particolare che gli succedano sempre cose negative nella vita, a cominciare dai primi anni in Arcadia, con la madre vittima di attacchi di depressione non sempre ben curati a causa della filosofia della comune. Nonostante Bit da adulto ricordi con profonda nostalgia gli anni in Arcadia, è chiaro che per un bambino non dev’essere stato sempre rose e fiori in un ambiente del genere, e questo viene chiarito anche da Helle, una delle figlie del leader di Arcadia, Handy, di cui Bit è innamorato da sempre. Helle ricorda la sua infanzia come terribile, e per tutta la vita porterà i segni di questa vita non convenzionale, non trovando mai pace.
Arcadia è un libro dal concept davvero interessante. La vita in una comune è sicuramente un ottimo punto di partenza, unito poi ai problemi familiari del protagonista Bit. Eppure proprio quando la comune si disgrega e la sua famiglia decide di tornare nel mondo (specifico che Bit per tutti i suoi quattordici anni non è mai stato fuori dalla Comune, per sua scelta) l’autrice decide di fare un salto temporale: Bit ora è un padre single, abbandonato dalla moglie che non si sa che fine abbia fatto, a New York. Quasi mai viene citato il periodo di assestamento che sarebbe stato così interessante. Il periodo a New York si trascina, fino a quando la malattia della madre di Bit costringe lui e la figlia Grete a tornare ad Arcadia per prendersi cura di lei, sullo sfondo di un mondo futuristico e afflitto da un’enorme e minacciosa pandemia virale.
Nonostante gli ottimi spunti di riflessione, e alcuni tratti del romanzo davvero geniali (specialmente nell’ultima parte) ho trovato il romanzo davvero poco coeso. In parte il problema è una trama con molti salti temporali, una scelta che prima ci nega un approfondimento di quella che pareva la traccia principale del romanzo, poi ci immerge completamente in una seconda trama, che potrebbe essere a tutti gli effetti un altro libro (decisamente migliore, fra l’altro, a mio avviso). In parte il problema è il linguaggio, una specie di flusso di coscienza discontinuo, in cui la differenza tra il pensato e il parlato spesso svanisce, con un sapore onirico e nebbioso. Nel complesso non posso davvero ritenermi soddisfatta di questa lettura anche se Arcadia mi convince del fatto che la Groff sia un’autrice con un grandissimo potenziale, da tenere sicuramente d’occhio.
Giudizio: 3/5
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