285 – Guardami negli occhi. Io e la sindrome di Asperger

ottobre 22, 2012 § 4 commenti

Autore: John E. Robison
Titolo: Guardami negli occhi. Io e la sindrome di Asperger
(Titolo originale: Look Me in the Eye: My Life with Asperger’s)
Traduzione: S. Placidi
Edizione: Sperling & Kupfer, 2009 (2007)
Pag.: 307
ISBN: 9788820045371

Sono arrivata a questo libro grazie al memoir Correndo con le forbici in mano di Augusten Burroughs, che è il fratello minore di John E. Robison (ed ha un nome differente perché lo ha cambiato). Entrambi i fratelli hanno condotto vite particolari e hanno condiviso dei genitori particolarmente problematici (anche se Burroughs, nell’introduzione, specifica che lui ha conosciuto i genitori già nella fase di declino, mentre il fratello maggiore era riuscito a goderseli quando erano ancora persone normali).

John E. Robison ha avuto problemi a socializzare per tutta la vita. Le persone gli hanno sempre contestato il suo modo di essere, i suoi comportamenti, le sue reazioni. Gli specialisti ai quali i genitori si sono rivolti per risolvere i suoi problemi lo hanno sempre tacciato di pigrizia. A quarant’anni, dopo aver realizzato molto (un figlio, due matrimoni, un’esperienza come tecnico del suono e addetto effetti speciali per i Kiss, un lavoro come ingegnere e manager – senza nemmeno essere laureato -, un lavoro in proprio come meccanico) un cliente a amico di John gli porge un libro e gli dice che crede possa essere affetto da una sindrome, la sindrome di Asperger. John legge il paragrafo che elenca le caratteristiche salienti della sindrome e chiede all’amico: Come si cura? L’amico risponde: Non si cura. E’ semplicemente un modo di essere.

E’ incredibilmente difficile immaginare cosa si possa provare a sentirsi per tutta la vita dei reietti, dei probabili sociopatici assassini (questo dicevano a John quando era piccolo), dei fuori posto, e poi scoprire che in realtà c’era una ragione, che nessuno ti ha aiutato, e che anzi tutto ciò che hai realizzato è ancora più fantastico di quello che pensavi, ed è solo frutto della tua forza e della tua capacità di affrontare i tuoi problemi. Secondo Burroughs John scrisse questo libro su suo suggerimento, per provare ad affrontare la depressione in cui era caduto a seguito della morte del padre (con il padre aveva avuto un rapporto a dir poco difficile, ma negli ultimi anni aveva realizzato di possedere dei ricordi anche molto positivi della sua infanzia legati al padre).

Nonostante gli incredibili problemi subiti nell’infanzia e adolescenza, in parte a causa della sua sindrome, in parte a causa della sua famiglia, John non cade mai nel melodrammatico, nel pietismo (anche se ne avrebbe tutte le ragioni, intendiamoci). Forse è la sua razionalità, la sua difficoltà ad esprimere visibilmente i suoi sentimenti, che aiuta a mantenere un tono leggero, quasi giocoso. C’è da dire che nonostante i suoi problemi John ha vissuto delle esperienze magnifiche, come ad esempio lavorare per anni accanto ai Kiss (anche se per lui erano persone qualsiasi) o mettere le mani sugli impianti audio dei Pink Floyd. Non pago, ha scritto anche altri due libri, uno sull’esperienza di allevare suo figlio, l’altro più specifico sulle strategie per affrontare la sindrome di Asperger, che non vedo l’ora di leggere.

Giudizio: 4/5

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