291 – One for the Books

novembre 13, 2012 § 2 commenti

Autore: Joe Queenan
Titolo: One for the Books
(Non tradotto in italiano)
Edizione: Viking, 2012
Pag.: 256
ISBN: 9780670025824

One for the Books

There is nothing I would rather do than read books.

Il mondo della lettura è un mondo estremamente gratificante ma anche estremamente vario. Tutti noi lettori condividiamo l’esperienza della lettura, eppure essa costituisce qualcosa di differente per ognuno di noi. Per non parlare del tipo di libri che scegliamo, di come procediamo nelle nostre letture, e di tutti i particolari più prosaici ma altrettanto piacevoli per gli appassionati: come acquistiamo i libri (o li prendiamo a prestito), come li conserviamo, i tipi di segnalibri che utilizziamo e via dicendo, a seconda del grado di feticismo del singolo lettore. Se parlare di questo con gli amici lettori è estremamente piacevole, ancora di più lo è leggere libri che trattano di questi argomenti, scritti ovviamente da persone che della lettura fanno la loro ragione di vita anche dal punto di vista lavorativo.

Joe Queenan è un giornalista americano, credo mai pubblicato in Italia, il che scusa – forse – la mia ignoranza, dato che non lo avevo mai sentito nominare. Qualche tempo fa ho cominciato a sentir parlare di One for the Books e mi sono incuriosita, grazie al titolo e alla – meravigliosa – copertina che non lasciano dubbi sul tema trattato. L’ho letto quasi in anteprima tramite Netgalley, che ringrazio moltissimo, come ringrazio ovviamente l’editore (Penguin Group USA). One for the Books parla della vita da lettore di Queenan, delle sue abitudini di lettura, del significato che i libri hanno per lui. E’ una lettura ipnotica: ci vuole forse una pagina per entrare in connessione con l’autore e con quello che sta dicendo, e una volta entrati nel libro, ci vuole un bello scossone per uscirne. Peccato che a un certo punto finisce.

Non posso dire di essere sempre d’accordo con Queenan: è contrario con tutte le sue forze ai lettori digitali, che non permettono di vivere le stesse esperienze donate invece dai libri cartacei (parliamo ad esempio della natura evocativa dei libri, del loro ruolo di custodi di ricordi), nozione che non si stanca mai di ripetere. L’autore inoltre è convinto che i grandi lettori siano tali perché cercano un alternativa ad un mondo reale che non amano, che non dà loro soddisfazioni. Anche se non sviluppa particolarmente il concetto, è chiaro che Queenan durante la sua infanzia era un lettore per escapismo: nato in una famiglia povera, visse molti anni in un quartiere popolare e non ha un bel ricordo di quella vita. I libri lo aiutavano ad evadere una realtà dolorosa, difficile, e probabilmente incomprensibile per un ragazzino. Sono assolutamente d’accordo sul potere curativo dei libri, ma non credo che la spinta verso la lettura parta sempre da un istinto di fuga. Sarebbe come dire che l’amore per il cioccolato nasce da una mancanza di affetto. Il cioccolato, come i libri, aiuta molto nei momenti difficili, ma la cosa più probabile è che le persone mangino cioccolato perché il cioccolato è buono e leggano libri perché leggere è bello, e quando le cose si mettono male si rivolgono al cioccolato e a i libri perché tutti, nei momenti di stress, si rivolgono alle cose che li fanno stare bene.

Anche se ci sono molti punti su cui ho un’opinione diversa rispetto all’autore, è in ogni caso esaltante leggere una persona che esprime chiaramente la sua opinione, senza mezze misure, senza preoccuparsi di pestare i piedi a qualche amico, a qualche lettore o a qualche pilastro della letteratura. Sentirsi dire che non tutti i classici sono buoni, che i cattivi libri sono una presenza inevitabile e anzi necessaria nella vita di un lettore, che a un certo punto si può stabilire che determinati libri non li leggeremo mai, senza particolari patemi, anche se sono classici immancabili o successi mondiali, è assolutamente liberatorio (riuscire poi a fare davvero tutte queste cose è un altro paio di maniche, immagino). Joe Queenan è noto per la sua penna caustica, e infatti ne ho trovato molte tracce in One for the Books ma anche quando la rivolge verso qualcosa che amo o vorrei difendere, non posso fare a meno di divertirmi leggendo le sue osservazioni e di rimanere debitamente impressionata dalla bravura e dalla verve di questo autore. Complimenti!

One for the Books is a hypnotic reading: it takes maybe a page to get in connection with the author and what he is saying, and once in the book, it takes a good jolt to get out. The only flaw of this book is that it ends.

I don’t always agree with Queenan: he is against digital readers, not allowing you to live the same experiences paper books offer, a concept he never tires of repeating. The author also believes readers are such for want of a better real world. It is clear that Queenan had a difficult and poor childhood and books were a way out of a grim reality, but I don’t believe this is the same for everyone. I totally agree on the healing power of books, but I do not think that love for books always spring from a flight instinct or from a dissatisfaction with real life.

Even if our ideas are often divergent, it is anyway exhilarating to read someone who clearly expresses his opinions, without half measures, without worrying about stepping on the feet of someone. To be told that not all the classics are good, that bad books are an inevitable and even necessary presence in the life of a reader, that at some point you may decide that you won’t read certain books, it is absolutely liberating. Joe Queenan is known for his caustic pen, but even when the targets something I love or I’d like to defend, I can not help but enjoy reading his comments and remain duly impressed by the skill and verve by this author. Congratulations!

Giudizio: 4/5

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