292 – The Crowded Street

novembre 14, 2012 § Lascia un commento

Autore: Winifred Holtby
Titolo: The Crowded Street
(Non tradotto in italiano)
Edizione: Virago, 1981 (1924)
Pag.: 288
ISBN: 9780860682080

The Crowded Street

Winifred Holtby è famosa per il suo ultimo romanzo, pubblicato postumo, South Riding (commentato qui) e per la sua amicizia con la scrittrice Vera Brittain. In realtà nella sua epoca (anni Venti e Trenta del secolo scorso) era molto famosa come giornalista, attivista politica e riformatrice sociale (femminista, socialista e pacifista). Nonostante la morte prematura a soli 37 anni riuscì anche a scrivere diversi romanzi e una biografia critica di Virginia Woolf, che ammirava profondamente (ricambiata, evidentemente, nonostante alcune osservazioni piuttosto crude emerse dalle sue lettere, dato che la Woolf le chiese negli Anni Trenta di scrivere una biografia per la sua casa editrice, la Hogarth Press, progetto che la Holtby rifiutò perché era ormai già molto malata e impegnata nella stesura di South Riding).

The Crowded Street è il secondo romanzo di Winifred Holtby. Molto meno corale di South Riding, è la storia di Muriel Hammond nella fittizia Marshington, nella contea dello Yorkshire. La struttura del romanzo, però, rivela che questa storia verrà raccontata tramite il rapporto di Muriel nella vita delle donne che la circondano (la madre, la sorella Connie, l’amica Delia – ispirato a Vera Brittain). Muriel è infatti una protagonista atipicamente passiva e la sua vita è curiosamente priva di avvenimenti (sostiene che ‘men do as they like’ whereas women ‘wait to see what they will do’) . E’ chiaramente una scelta stilistica voluta dall’autrice, una scelta molto coraggiosa perché il romanzo risulta, effettivamente, un po’ piatto, e la passività di Muriel è snervante nella migliore delle ipotesi, anche se sicuramente simpatizzo con lei. Il romanzo affronta in sostanza un periodo, quello di inizio secolo, in cui dalle ragazze ci si aspettava che se ne stessero a casa aspettando di sposarsi (anche se poi fare un buon matrimonio richiedeva un approccio decisamente più attivo di quanto non sembri). Questo è il destino di Muriel e della sorella Connie, e la triste figura della zia nubile, Beatrice, è lì appositamente per ricordare loro l’alternativa.

Fin dall’infanzia Muriel si rivela socialmente inetta: una di quelle persone di buon cuore e ansiose di compiacere, che forse per mancanza di carattere o di una spiccata personalità finiscono con l’essere lasciata perennemente in disparte, anche se non hanno nulla che non va. Guidata dal suo senso del dovere, Muriel rinuncia alle sue velleità intellettuali senza fare una piega e si adegua a tutti i piani e le macchinazioni della madre, la signora Hammond che, proveniente da ottima famiglia, passa la vita a cercare di riscattarsi dall’unico errore sociale della sua vita: l’aver sposato il signor Hammond, un industriale ricco e godereccio ma un po’ grezzo, di cui è innamorata. Muriel non si ribella mai, si adegua, convinta che un giorno arriverà anche per lei il momento del riscatto. Ogni nuova piega della vita viene affrontata con la sicurezza che succederà qualcosa di buono, e ogni delusione è una stilettata.

Non solo il passare degli anni e delle delusioni, ma anche la tragedia che si riversa sulla sorella Connie (e sempre frutto della convenzione sociale per cui l’unica ambizione delle donne deve essere il matrimonio), alla lunga spogliano Muriel della sua convinzione, lasciandola amareggiata e silenziosamente furiosa con le forze nella sua vita che l’hanno spinta e spinta verso un traguardo impossibile.

‘They promise us all sorts of things,’ she said, ‘happiness, success, adventure – don’t you know? Of course you don’t, you’re clever. Bu we listen, we think that we are moving on towards some strange, rich carnival, and follow, follow, follow. Then suddenly we find ourselves left alone in a dull crowded street with no one caring and our lives unneeded, and all the fine things that we meant to do, like toys that a child has laid aside.’ 

Con il progredire della narrazione, e grazie all’intervento di Delia, che ha della vita una visione decisamente più attiva, Muriel riesce non solo a mettere il dito sul problema ma anche a muovere i primi passi per risolverlo. Delia riesce a far capire a Muriel che non deve cedere alle pressioni della società, ma agire attivamente nella ricerca di uno scopo nella sua vita.

‘Clever? who said that we all had to be clever? But we have to have courage. The whole position of woman is what it is today, because so many of us have followed the line of least resistance, and have sat down placidly in a little provincial town, waiting to get married. No wonder that the men have thought that this is all that we are good for.’

La invita a vivere con lei a Londra e Muriel la segue. Il risultato di questo cambiamento è una vita indipendente, in cui Muriel comincia a scoprire i propri punti di forza, a definire il proprio valore e a fare le proprie scelte di vita.

Il messaggio del romanzo è quindi questo: le giovani donne devono avere la possibilità di vivere lontano da casa, di lavorare, di sviluppare le proprie personalità. Ovviamente questo non esclude la possibilità del matrimonio, semplicemente esclude che il matrimonio debba essere l’unico e solo obiettivo della donna. Una prospettiva che è sicuramente insoddisfacente dal punto di vista romantico, così come il finale del romanzo, ma che all’epoca deve essere stata di particolare ispirazione per tutte le donne private della possibilità di un marito dalla guerra e decisamente male equipaggiate per potersi guadagnare da vivere.

Particolarmente apprezzata la parte ambientata a Scarborough durante la guerra: è evidente che l’autrice sapeva di cosa parlava (nel 1918 aveva lasciato Oxford per andare in Francia con la WAAC)

Giudizio: 3/5

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