304 – Jane and Prudence

dicembre 16, 2012 § Lascia un commento

Jane And Prudence

Barbara Pym è un’autrice facilmente fraintendibile: i suoi romanzi chiedono di essere letti con attenzione, assaporando ogni frase, percependo l’ironia e la profonda intelligenza della sua caratterizzazione. Se affrontato con superficialità, Jane and Prudence può sembrare solo l’ennesima sbiadita commedia di maniere. In realtà io credo che questa autrice sia in grado di raccontare in modo davvero sagace una realtà che ha senso e importanza ancora oggi.
La copertina qui a sinistra è dell’edizione Virago, del 2007. In realtà io possiedo un omnibus (questo), un tipo di pubblicazione molto comodo nel momento dell’acquisto, un po’ meno quando va inserito in Goodreads o aNobii (e ancora meno quando si legge a letto, è un tomo dalle dimensioni pericolose). Qui potete trovare l’introduzione all’edizione Virago.
Jane and Prudence racconta la storia di due amiche improbabili. Jane è un’accademica che dopo il matrimonio torna per due anni ad Oxford come insegnante e successivamente rimane amica della sua allieva Prudence. Moglie di un prete recentemente trasferito in una parrocchia di campagna, Jane è svagata, vestita male e pettinata peggio, cita versi del Seicento e le sue osservazioni sono costantemente fuori luogo, per l’imbarazzo della figlia e la costernazione del marito. Prudence, al contrario, è sempre perfettamente vestita e truccata, schizzinosa, viziata da se stessa e in possesso di un appartamento talmente perfetto da non poterci immaginare un marito. 

Jane and Prudence riesce a mettere in discussione tutta una serie di strutture sociali senza essere minimamente pesante o velenosa (eppure lei stessa soffrì in prima persona tutta una serie di delusioni che avrebbero ben giustificato un po’ di acidità), anzi, riuscendo ad imprimere a tutto il romanzo una preziosissima ironia e a rappresentare i mondi delle due donne in modo realistico e ben lontano dal sentimentale. Entrambe, pur scegliendo stili di vita molto diversi, non hanno trovato quella soddisfazione a cui aspiravano: Jane, che si aspettava una vita simile a quella dei romanzi di Trollope, trova i parrocchiani deludenti e si rende conto di essere lei stessa inadeguata al suo ruolo e inadatta ai suoi doveri. Prudence colleziona storie d’amore (nei suoi ricordi appassionate, ma probabilmente molto ordinarie) che non portano da nessuna parte ed ha ora raggiunto un’età (ventinove anni) ‘often rather desperate for a woman who has not yet married’ senza avere nemmeno un lavoro interessante e coinvolgente che la renda realizzata agli occhi della società.
Quando Jane fa la conoscenza dell’affascinante vedovo Fabian Driver, lo classifica subito come adatto a diventare il marito di Prudence, e si affretta ad organizzarne l’incontro, con risultati solo inizialmente brillanti. Alla fine del romanzo, anche se nessun cambiamento significativo è avvenuto, sia Jane che Prudence sono riconciliate con la loro vita e con le apparentemente infinite possibilità che questa presenta. 
Jane and Prudence è ambientato negli anni Cinquanta, e per quanto la capacità di osservazione rende questo romanzo universale, il periodo e il luogo di ambientazione forniscono un tocco affascinante: il mondo parrocchiale di Jane, l’anacronistico ufficio di Prudence, la cerimonia dell’ora del te e la classica Ovomaltina. Di questa autrice ho già recensito Donne Eccellenti e Some Tame Gazelle.

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