306 – One Pair of Feet

dicembre 22, 2012 § Lascia un commento

Pronipote del grande Charles Dickens, Monica Dickens nacque in una famiglia agiata. Disillusa dal mondo in cui era cresciuta, decise di entrare a servizio (nonostante l’assenza di qualsiasi necessità economica) come sguattera e cuoca, raccontando poi la sua esperienza, con una buona dose di autoironia e l’esplicita intenzione di divertire, in One Pair of Hands, già recensito qui.

One Pair of Feet inizia quando Monica decide di diventare infermiera all’inizio della seconda guerra mondiale, spinta dai costanti inviti governativi ad aiutare lo sforzo bellico inglese in ogni modo. Nonostante affermi di amare molto il lavoro e di trovarlo molto gratificante, in realtà l’autrice smonta l’immagine romantica dell’infermiera e svela un mondo fatto di duro e incessante lavoro e irritante struttura gerarchica. Glissando sui momenti dolorosi ed eroici, affronta le avventure di una novella infermiera e le storie delle infermiere, dei medici e dei pazienti con inesauribile brio ed ironia.

Anche se non si può certo dire che questo memoir ci fornisca impagabili riflessioni sulla professione di infermiera o sulla guerra (e bisogna accettare che non era questa infatti l’intenzione dell’autrice), ci apre però una porta su un mondo che spesso conosciamo solo tramite i resoconti ufficiali, i libri di storia o racconti influenzati dall’ideologica. La voce decisamente fresca di un individuo che in mezzo alla follia della guerra cerca di sopravvivere e di dare un senso alla propria vita senza per questo essere una santa è decisamente illuminante.

Ho trovato particolarmente interessante la riflessione sulla tendenza delle infermiere (Monica Dickens lavorò in un solo ospedale, per cui la sua osservazione ha una rilevanza statistica relativa, immagino) a non interessarsi al mondo esterno, a vivere in una specie di ‘bolla’ portandola con sé anche nei rari momenti di vacanza al di fuori dell’ospedale, atteggiamento che anche l’autrice subì pian piano, pur non avendone nessun desiderio, scoprendosi ben presto inadatta alla vita sociale.

I don’t know whether the nurses at Redwood were typical of the whole profession, but most of them had no interest in anything that happened a yard outside the iron railings. They never read a paper, except the Nursing times, and only turned on the Common Room wireless when the nine o’clock news was safely over. They were only interested in the war as far as it affected them personally – shortage of Dettol and cotton-wool perhaps, or jam for tea only once a week.

E’ strano pensare che in un momento così storicamente rilevante (e credo che anche allora, senza la nostra prospettiva, ci si rendesse conto di vivere un momento particolare) ci fossero persone disinteressate alla guerra. E’ anche un peccato perché i resoconti dell’autrice proprio per questo motivo riportano molto poco sulla guerra e su come venisse vissuta dalle persone normali giorno per giorno, anche se ignorarla, immagino, si può comunque considerare, in qualche modo, una reazione. Nonostante la sua leggerezza, One Pair of Feet riesce a trasmettere molte riflessioni interessanti, soprattutto sui vari tipi di umanità fra i pazienti dell’ospedale ma anche fra i dipendenti.

Rimane sempre il dubbio di un certo paternalismo da parte dell’autrice, che era una outsider sia nel mondo delle infermiere che nel mondo delle cuoche descritto in One Pair of Hands: con una famiglia benestante alle spalle e un’istruzione superiore alla media, sembra chiaro che avesse molta più scelta delle persone con cui condivise solo temporaneamente un’occupazione. Il suo approccio ironico e divertente (‘My aim is to entertain rather than instruct,’ she wrote. ‘I want readers to recognise life in my books.’ fonte) sembra confermarlo (sembra quasi di vederla annotare di nascosto i comportamenti e i tic che avrebbe poi messo alla berlina nei suoi libri, anche se, per amore di verità, bisogna ammettere che prendeva di mira spesso e volentieri anche sé stessa), anche se potrebbe trattarsi solo di una proiezione da parte dei lettori che al giorno d’oggi sanno bene che ebbe una prolifica e affermata carriera letteraria. Può anche essere che all’epoca Monica Dickens avesse un’idea molto più incerta di quanto pensiamo su quella che sarebbe stata la sua vita e che le sue possibilità non fossero così chiare come le vediamo noi adesso, per cui penso che la cosa migliore sia concederle il beneficio del dubbio e godersi il risultato delle sue incredibili capacità di osservazione.

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