307 – Never Hug a Nun

dicembre 23, 2012 § Lascia un commento

Negli ultimi anni il mio modo di acquistare libri è diventato sempre più sofisticato: quasi sempre leggo le anteprime disponibili e scorro le recensioni e tendo a comprare solo libri di autori che già conosco o amo, o di genere consolidato, o raccomandati dalle mie fonti più affidabili. Quando però posso avere dei libri gratuitamente o quasi (in libreria, grazie alle case editrici o in offerta su Amazon) tendo ad essere più superficiale e a farmi trascinare da una buona combinazione copertina/titolo senza realmente leggere il risvolto di copertina e finendo per farmi un’idea del contenuto del libro solitamente molto lontana dalla realtà.

In questo caso ero convinta che
Never Hug a Nun fosse un memoir irlandese umoristico (una specie di Le ceneri di Angela più leggero, o un libro simile a quelli di Agnes Browne, insomma), invece mi sono ritrovata catapultata nella americanissima St. Louis (Missouri), nella storia romanzata dell’infanzia dell’autore Kevin Killeen, oggi cronista radiofonico. Sono gli anni Sessanta, siamo in piena frenesia Beatles, e il protagonista, Patrick Cantwell, scopre di provare ‘the new thing’ per una compagna di classe alla scuola cattolica. Patrick è un ragazzino buono che però si caccia sempre nei guai, un po’ perché sono il momento in cui si sente più vicino al padre, un po’ per sentirsi accettato o per rabbia e frustrazione.

Never Hug a NunNever Hug a Nun non ha una vera e propria trama, si tratta di episodi molto ben legati fra di loro e molto divertenti. Non mancano i momenti dolorosi e toccanti, ma la prospettiva, che è platealmente quella di un bambino (nonostante il narratore onnisciente) aiuta a mantenerli sfumati. Certo il livello di vandalismo di questi ragazzi mi sembra poco credibile, anche se i dialoghi suonano auntentici. In certi punti mi ha ricordato Il corpo (The body) di Stephen King (che forse conoscerete meglio con il titolo del film che ne è stato tratto, Stand by Me), ma senza la drammaticità di King e il suo pregnante racconto di un rito di passaggio. Forse Never Hug a Nun, nonostante i dilemmi morali del protagonista, risulta semplicemente molto meno universale nei suoi temi o forse perde l’occasione di poter dire qualcosa di significativo (a tratti sembra averne l’intenzione, ma poi si perde per strada) e si concentra solo sul resoconto delle varie marachelle infantili, come si farebbe a una cena di classe.  Nel complesso non posso lamentarmi di questa mia scelta azzardata: Never Hug a Nun è un romanzo piacevole, anche se credo che possa risultare molto più significativo per chi condivide con il protagonista il luogo di nascita, l’età o per lo meno il sesso!

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