311 – Offshore

dicembre 28, 2012 § Lascia un commento

OffshorePenelope Fitzgerald è una di quelle autrici che sento l’assoluta necessità di apprezzare ancora prima di aver letto un loro libro, solo per il valore simbolico che hanno. Ovviamente non funziona sempre così. Virginia Woolf e Muriel Spark, ad esempio, sono due autrici molto diverse fra loro ma in entrambi i casi, pur amando moltissimo l’idea di amare i loro romanzi, non sempre ci sono riuscita, e la nostra relazione è altalenante. Nel caso di Penelope Fitzgerald, ho apprezzato i primi due romanzi letti (The Golden Child – Il fanciullo d’oro e The Bookshop – La libreria) ma con riserva. Nel tempo poi i libri sono cresciuti nella mia mente ed ora con Offshore (La casa sull’acqua) penso di avere la conferma definitiva di quanto la Fitzgerald mi piaccia – per fortuna ho già da parte Human Voices (Voci umane), il prossimo in lista, per il 2013.

Offshore parla di alcune persone che vivono, per vari e diversi motivi, presso delle imbarcazioni ormeggiate sul Tamigi, nella zona di Battersea Reach, già all’epoca piuttosto ricercata, anche se la vita sul fiume ovviamente apparteneva a un’altra sfera. E’ la decisione di vivere in una barca che porta alcuni personaggi a condurre una vita al margine, mentre per altri è la loro già presente marginalità a spingerli ad una vita fluviale. Sia come sia, queste persone costituiscono una vera e propria comunità, per quanto bislacca e scalcagnata, che riconosce implicitamente in Richard il loro leader. La protagonista principale però sembra essere Nenna, canadese, che vive insieme alle due figlie ed è stata lasciata dal marito (in realtà la situazione è molto più complessa di così). Altri personaggi sono Willis, un pittore che ormai non riesce più a mantenersi con i suoi quadri e vuole vendere la sua barca per andare a vivere con la sorella e Maurice, una specie di gigolò con un amico che deposita quella che sembra a tutti gli effetti merce rubata nella sua barca.

Whistler Old Battersea Bridge - Offshore di Penelope Fitzgerald

Offshore è un romanzo praticamente privo di trama, il cui scopo sembra essere quello di introdurci nella vita di questa comunità e dei suoi singoli componenti, senza un obiettivo particolare che non sia l’introspezione psicologica di questi personaggi un po’ falliti che l’autrice sembra amorevolmente dileggiare in una narrativa concisa e densissima. E’ stato scioccante scoprire che la reazione principale alla vittoria, con questo romanzo, del Booker Prize del 1979, è stata sgomento e incredulità. Il favorito era Naipaul (A Bend in the River Alla curva del fiume) e sembra che i giudici della commissione, non riuscendo a decidersi fra lui e William Golding, optarono per la seconda scelta di tutti, Offshore. Un aneddoto tristissimo, direi, anche se immagino che la Fitzgerald abbia affrontato la cosa con il consueto asciutto umorismo. Probabilmente è proprio la sua scelta di parlare di vite forse non così comuni ma ordinarie, senza grandi eventi, a negarle i dovuti riconoscimenti, e soprattutto la scelta di farlo con un umorismo talmente pervasivo da negare quella tragicità che forse avrebbe reso i suoi romanzi più appetibili. Personalmente ho trovato solo una pecca, il finale: talmente brusco e in fin dei conti indefinito da farmi controllare per bene la mia copia per essere sicura di non essermi persa per strada qualche pagina…

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