314 – Paura

dicembre 30, 2012 § Lascia un commento

Paura
Stefan Zweig è un autore austriaco molto famoso, anche se in vita lo è stato ancora di più (parliamo degli anni prima della Seconda Guerra Mondiale – Zweig morì suicida insieme alla moglie proprio a causa della sua disperazione e disillusione nei confronti di un mondo in cui esistono tali orrori). Di lui ho letto solo, qualche anno fa, Novella degli scacchi (Die Schachnovelle), che ho trovato ottima, ed è considerata spesso il suo capolavoro, scritta quando ormai l’autore risiedeva in Brasile, poco prima della sua morte, l’unica in cui affronta il tema del nazismo.

Paura, scritta nel 1910 e pubblicata dieci anni più tardi, è ambientata nella Vienna bene di inizio secolo e racconta la storia di Irene Wagner, sposata da otto anni con un avvocato e madre di due bambini. Irene non è insoddisfatta della sua vita, ma con estrema superficialità se ne sente a tratti vagamente annoiata e per questo accetta di diventare l’amante di un pianista, senza ricavare molto dalla relazione: non è innamorata del pianista, né attratta a dire il vero, aspira solo a quel brivido di paura che prova nel momento in cui lascia il suo appartamento per tornare alla sua vita borghese. Un giorno però all’uscita la attende una sgradita sorpresa: una donna volgare l’accusa di averle sottratto l’amante ed inizia a ricattarla, facendole gustare il vero sapore della paura e precipitandola nel terrore. In questo nuovo regime Irene comincia ad osservare la sua stessa vita con nuovi occhi, realizzando delle realtà che precedentemente le erano sfuggite nel turbinio della sua vita sociale.

Una scena dal film Paura di Rossellini

A inizio secolo questa duplicità, questa distruzione dell’etica della madre di famiglia borghese, erano ancora scioccanti ma non più impensabili, grazie agli influssi di Freud (negli anni Venti fu pubblicato anche Doppio sogno di Arthur Schnitzler, che è sicuramente più onirico ma mi sembra affrontare una tematica simile). Al giorno d’oggi è l’idea di una classe sociale irreprensibile ad essere impensabile, e anche se rimane la bravura di Zweig, mi sembra che questa novella sia invecchiata male, che non abbia più un gran senso per i lettori moderni, al di là del puro esercizio letterario e psicologico.

Paura è un romanzo psicologico (non lo definirei davvero thriller o noir) e l’autore è superbo nel descrivere la crescente angoscia della protagonista, che non sa decidersi fra confessare al marito il misfatto o attendere passivamente l’inevitabile epilogo, dato che la sua ricattatrice si sta dimostrando sempre più esosa. E’ inevitabile condividere i sentimenti di Irene, nonostante la superficialità che la contraddistingue e la rende odiosa. La tensione cresce e cresce fino ad un finale davvero inatteso e ad uno scioglimento rapido, troppo rapido, quasi insipido dopo tanti tremori.

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