North and South di Elizabeth Gaskell

gennaio 27, 2013 § 4 commenti

Non so quante volte ho iniziato questo commento senza mai riuscire a scrivere qualcosa di decente. Di Elizabeth Gaskell ho già letto l’anno scorso Cranford, che mi ha lasciato con una gran voglia di approfondire. Purtroppo (o per fortuna) i libri che richiamano la mia attenzione (a volte imperiosamente) sono talmente tanti che solo questo gennaio sono riuscita a tornare alla Gaskell. I suoi libri sono tutti disponibili su Gutenberg e ho scelto North and South principalmente per poter poi vedere la serie della BBC di cui ho sentito parlare molto bene.

North and SouthNonostante la scrittura piacevole e la profondissima capacità di indagine psicologica riscontrati in Cranford, North and South mi spaventava. Se fosse stato di un’autrice sconosciuta, la trama e l’ambientazione industriale non mi avrebbero mai spinto a leggerlo, e anche il numero di pagine, senza essere di per sé esagerato, è abbastanza lontano dalla deliziosa laconicità di Cranford.

Tutta questa premessa per poter dire che North and South mi ha piacevolissimamente sorpreso. Margaret Hale, che si trasferisce con la famiglia dal rurale e idilliaco Helstone dell’Inghilterra meridionale alla Milton industriale, chiassosa e sporca del Nord (basata su Manchester) è una protagonista non priva di difetti (fra i quali l’alterigia e una buona dose di pregiudizi penso molto condivisi all’epoca) che però strada facendo (e non è una strada semplice, dato che Margaret è davvero sfortunata) scopre di poter fare affidamento sulle proprie forze per affrontare le avversità e approfittarne per crescere e migliorarsi. So che molti la trovano una protagonista poco simpatica, però io fortunatamente non ho avuto questo problema. Se lo sfondo è quello di una città industriale preda degli scontri tra i proprietari dei cotonifici e i loro operai, desiderosi di migliori condizioni di vita, in primo piano c’è la formazione di Margaret e la bellissima storia d’amore (che ricorda spesso Pride and Prejudice) con John Thornton, proprietario industriale che si è fatto da sé dopo che il padre aveva ridotto al lastrico la sua famiglia.

Il romanzo affronta molti argomenti importanti, ma secondo me il suo aspetto più interessante è la contestazione di alcune idee preconcette dell’epoca: che le donne dovessero starsene chiuse in casa, perché a loro apparteneva la sfera domestica mentre quella pubblica era riservata agli uomini; che fosse di cattivo gusto interessarsi al commercio, perché lo sviluppo industriale del Nord non aveva nulla a che vedere con le classi sociali più ricche che vivevano in splendido isolamento dalla realtà al Sud. Ho apprezzato particolarmente la capacità dell’autrice di proporre, nello scontro fra opposti, una soluzione conciliatoria e di creare personaggi e realtà variegate e sfaccettate.

Anche se magari passerà un altro anno prima che riesca a tornare a questa autrice, è una fortuna che abbia scritto così tanto, e che ci siano così tanti libri ancora da scoprire e da assaporare. Nel frattempo approfondirò vedendo la serie della BBC. Per i lettori italiani, segnalo che sembra esistere una traduzione del 2011 (incredibile aver aspettato così tanto) ad opera di una casa editrice minore, la Jo March.

Mrs. Craddock di William Somerset Maugham

gennaio 20, 2013 § Lascia un commento

Mrs Craddock è il racconto di una storia d’amore, o, nelle parole dell’ironica linea d’apertura, ‘this could be called the Triumph of Love’. La giovane Bertha torna in Inghilterra (nel Kent) dopo la morte del padre, con cui ha viaggiato per molti anni in tutta Europa, per vivere con la zia Polly nella proprietà di famiglia, Leys Court. Qui ritrova l’amico d’infanzia Edward Craddock, e se ne innamora. Nonostante la differenza di classe (Bertha appartiene alla landed gentry, la piccola nobiltà di campagna, ed Edward è un tenant della sua proprietà, un fittavolo) Bertha è decisa a sposarlo. Il suo tutore è indignato dalla sua decisione e tenta in tutti i modi (invano) di ostacolarla, mentre zia Polly, conscia del carattere di ferro della nipote e dell’inerente scemenza degli innamorati, decide di tenersi fuori dall’intera faccenda. Quello che segue è una profonda analisi di un matrimonio poco fortunato, anche se il problema non risiede affatto nella differenza sociale, ma in qualcosa di più universale, cioè la mancanza di interessi comuni e la completa dissonanza nella visione della vita.

Mrs. CraddockBertha è una donna cosmopolita, amante dei libri e delle arti, che ha studiato a lunghi negli anni passati sul Continente. La sua mente è vivace e indipendente, e si rifiuta di piegarsi alla visione limitata del suo ruolo del marito e, se è per questo, dell’intera società di Blackstable. Edward è insensibile e completamente privo di immaginazione. Il suo approccio al gentil sesso è del tutto modellato sul mondo animale: “Women are like chickens,” he told a friend. “Give ‘em a good run, properly closed in with stout wire setting so that they can’t get into mischief, and when they cluck and cackle just sit tight and take no notice.” E’ un buontempone, pragmatico e per nulla romantico, e si pregia di essere un uomo giusto, moralmente rigido.

Paradossalmente, mentre Bertha comincia a scoprire che il marito ha gusti volgari e nessuna intenzione di prestarle qualsiasi attenzione, gli abitanti di Blackstable, che ovviamente avevano storto il naso al pensiero di questo matrimonio mal assortito, arrivano ad apprezzarlo e a rispettarlo non solo per il suo lavoro sulla proprietà di Bertha, ma anche socialmente. Mentre Bertha è soffocata dalla mentalità di provincia di una società che non le permette di dare sfogo alla sua mente vivace, Edward si crogiola nell’attenzione che riceve e si atteggia a perfetto signorotto di paese, un rappresentante (acquisito) proprio di quella landed gentry che è già in declino, anche se non se ne rende ancora conto (in realtà la gestione della proprietà di Edward è tipica della nuova middle class, basata su una concezione utilitaristica, mentre Bertha con il suo rispetto per le tradizioni di famiglia, per quanto prive di senso economico, rappresenta in questo caso il passato).

La pubblicazione di Mrs Craddock, inizialmente rifiutato da diversi editori, fu ritardata fino al 1902 a causa degli argomenti scabrosi (ovvero i desideri, anche sessuali, di una donna) ed avvenne solo dopo un’accurata censura di tutti i passaggi che potevano offendere la sensibilità dei lettori (ovvero tutti i passaggi che rivelavano la natura passionale di Bertha, anche quelli in cui questa passione è legittimamente rivolta al marito), censura che non impedì comunque una forte reazione da parte di molti lettori. Dal punto di vista formale Maugham non è uno sperimentatore, ma dal punto di vista del contenuto è decisamente all’avanguardia, spesso sul limite del socialmente accettabile, e a volte oltre. Nel caso di Mrs Craddock non solo Maugham, pur scrivendo in epoca vittoriana, anticipa i temi della successiva era edoardiana* criticando la landed gentry e inserendo un protagonista che si può far rientrare nella nuova middle class, per alcuni aspetti, ma soprattutto analizza le aspirazioni e le necessità di una donna in modo davvero inusuale per la sua epoca (epoca in cui certamente esistevano molte donne che si stavano affermando, socialmente, intellettualmente, sessualmente – mancavano però delle rappresentazioni letterarie positive di queste stesse donne).

In conclusione, nonostante un background sociale sicuramente interessante, Mrs Craddock è prima e soprattutto l’analisi di un matrimonio, e di come una donna (che, nonostante il sesso, ha molto dello stesso autore) facendosi sopraffare dall’emozione finisce con l’essere intrappolata in un legame soffocante. Il finale del romanzo è sia positivo che negativo, portatore di una filosofia di vita poco piacevole – l’intero romanzo, piacevolissimo, narra nondimeno una storia poco piacevole. Il valore del romanzo risiede nell’indagine psicologica di Maugham, che crea personaggi davvero realistici e sfaccettati. Oltrettutto, nonostante la tematica, Mrs Craddock riesce anche ad essere divertente, principalmente grazie a zia Polly e alle sue battute fulminanti (spesso pronunciate solo nella sua testa), come ad esempio questa sua opinione sul matrimonio: “Most people when they get married fancy they’re doing quite an original thing. It never occurs to them that quite a number of persons have committed matrimony since Adam and Eve.” Consigliato!

* Pubblicato nel 1902, tecnicamente Mrs Craddock rientra nella letteratura edoardiana, però in realtà fu scritto molti anni prima, ancora in periodo vittoriano, e soprattutto prima della Guerra Boera, che storicamente rappresenta un punto importantissimo della storia inglese: prima di questa guerra, le classi dirigenti inglesi erano ottimiste e sicure che l’impero, con il suo prestigio e la sua ricchezza, sarebbe inesorabilmente cresciuto. Dopo la guerra, nella quale i Boeri vinsero molto di ciò per cui avevano combattuto, il paese fu scosso dal dubbio e dalla paura che il suo potere imperiale stesse svanendo.

The Garden Party and Other Stories di Katherine Mansfield

gennaio 12, 2013 § 6 commenti

Durante le vacanze di Natale ho avuto più tempo, a colazione, di passare un buon tempo su Internet, leggendo qua e là notizie interessanti. Una mattina, sono incappata in questo articolo che, con la scusa di presentare un nuovo romanzo, parla in realtà della vita di Katherine Mansfield, autrice neozelandese piuttosto famosa, morta giovane di tubercolosi e autrice quasi esclusivamente di racconti. Nonostante la curiosità alta, avevo paura di una grossa delusione: come ho già detto spesso, non sono una fan dei racconti, e Katherine Mansfield è stata abbastanza vicina al Bloomsbury Group, pur non facendone parte, da ricordarmi la mia tormentata relazione con Virginia Woolf.

Nonostante tutto questo, ho osato e ho inserito fra le mie letture di gennaio la raccolta The Garden Party and Other Stories, che potrete trovare disponibile online qui. L’ho letto e – che dire? – mi sono innamorata. Katherine Manfield è stata un’esponente del modernismo, e ha vissuto la scena letteraria di Londra di inizio secolo, stringendo amicizia con Virginia Woolf e D. H. Lawrence, fa gli altri, e ha viaggiato parecchio, ma le sue storie si basano fortemente sulle sue origini neozelandesi, non solo nelle trame e ambientazioni, ma anche nel suo peculiare stile descrittivo che utilizza immagini della natura, di fiori, di colori che richiamano la sua terra.

The Garden Party and Other StoriesLe sue furono le prime storie in lingua inglese a rinunciare al concetto di trama tradizionale: si concentrano infatti su singoli momenti, svolte o realizzazioni particolari e si basano sui personaggi e sui loro umori. Anche se i racconti sono spesso ambientati nella Nuova Zelanda, spesso con protagoniste donne, quasi sempre della buona società, i temi affrontati sono molto universali: la solitudine, la differenza tra l’illusione – l’idealismo – e la realtà, la sfida ai ruoli tradizionali dell’uomo e della donna nella società. Sono racconti non particolarmente concisi ma il linguaggio non si permette una parola di troppo: in un inglese preciso, limpido, denso ed estremamente evocativo, Katherine Mansfield dipinge in poche parole i suoi personaggi, rivelandoli tutti in un singolo gesto o pensiero. La descrizione della natura è particolarmente vivida, coinvolgente. I temi della morte e del viaggio sono spesso ricorrenti (probabilmente legati alla vita da nomade della stessa Mansfield, e alla morte in guerra dell’amato fratello) senza essere opprimenti (l’autrice si limita a suggerire, anche grazie all’utilizzo del simbolismo).

The Garden Party and Other Stories è il classico libro che vorrei ricominciare a leggere non appena è finito, tanto sono sicura che scoprirei altri milioni di concetti e pensieri fra le sue pagine. In alternativa, vorrei procurarmi quanto prima questo libro, questo e questo: sembrano meravigliosi, anche perché la vita di Katherine Mansfield è stata particolarmente avventurosa e interessante. Nel caso in cui non vi avessi ancora convinti a leggere qualcosa di suo (online si trova molto), vi lascio con qualche stralcio della sua meravigliosa prosa (dal racconto At the Bay) e con la rivelazione che Virginia Woolf di lei nel suo diario scrisse che la sua era “the only writing I have ever been jealous of” (la sola scrittura di cui sia mai stata invidiosa).

The sun was rising. It was marvellous how quickly the mist thinned, sped away, dissolved from the shallow plain, rolled up from the bush and was gone as if in a hurry to escape; big twists and curls jostled and shouldered each other as the silvery beams broadened. The far-away sky – a bright, pure blue – was reflected in the puddles, and the drops, swimming along the telegraph poles, flashed into points of light. Now the leaping, glittering sea was so bright it made one’s eyes ache to look at it. 

To take things easy, not to fight against the ebb and flow of life, but to give way to it – that was what was needed. It was this tension that was all wrong. To live – to live! And the perfect morning, so fresh and fair, basking in the light, as though laughing at its own beauty, seemed to whisper, “Why not?”

It is lonely living by oneself. Of course, there are relations, friends, heaps of them; but that’s not what she means. She wants some one who will find the Beryl they none of them know, who will expect her to be that Beryl always. She wants a lover. 

The Sisters Mortland di Sally Beauman

gennaio 7, 2013 § 2 commenti

The Sisters Mortland

The Sisters Mortland (titolo originale The Landscape of Love, apparentemente una citazione da Rilke, titolo italiano Ritratto di ragazza) ricorda vagamente I Capture the Castle: una famiglia di origini nobili e ricche, impoverita ed eccentrica, risiede in un ex convento decisamente bisognoso di riparazioni. Le citazioni presenti in questo romanzo sono molteplici, però l’atmosfera è decisamente originale.

La bella e vanesia Julia, l’intellettuale Finn e l’eccentrica, intensa piccola Maisie sono le tre sorelle Mortland e il passionale Dan (il figlio della donna delle pulizie, di origini rom), l’affidabile Nick (il figlio del medico del paese, a sua volta avviato alla professione medica) e l’arido Lucas (pittore di talento destinato alla fama) sono i protagonisti di un’estate intensa, quella del 1967, un’estate che però finirà in tragedia e che conosciamo solo attraverso gli occhi di Maisie.

Sono gli anni Novanta, e gli avvenimenti di quell’estate ritornano a galla grazie ad una retrospettiva dedicata a Lucas, ormai famoso, e al posto d’onore che viene riservato al dipinto delle tre sorelle Mortland, un dipinto che non manca di suscitare l’interesse morboso del pubblico. Dan viene risucchiato negli avvenimenti del passato, e ci propone la sua versione dei fatti, ma non manca di far notare che interpretare il passato con il senno di poi è un processo pericoloso e inaffidabile. L’intero romanzo è strutturato utilizzando alcune carte dei tarocchi, che sono notoriamente suscettibili di varie interpretazioni. Anche Julia avrà la possibilità di esprimere il suo punto di vista, nella terza e ultima parte, ma ormai sappiamo già che ognuna di queste persone conosce solo una parte della storia, e tutte queste parti unite non costituiscono un intero: rimangono misteri, interrogativi, zone d’ombre, e il finale, per quanto chiarificatore, rimane parzialmente aperto.

Forse non è bello quanto Dark Angel (ho letto anche Rebecca’s Tale (Il segreto di Rebecca), ma ormai così tanti anni fa da riservarmi di rileggerlo prossimamente) ma sicuramente ci va vicino, ed è una lettura assolutamente compulsiva. Piuttosto trovo incomprensibile che Sally Beauman sia anche l’autrice di Destiny, che ho trovato esageratamente soap-operesco e molto, molto inferiore rispetto agli altri.

Riepilogo di dicembre

gennaio 3, 2013 § Lascia un commento

Dicembre è stato un mese di letture indulgenti: ho scelto quasi solo libri/autori che sapevo non mi avrebbero deluso. Anche quelli più a rischio mi hanno stupito piacevolmente (Never Hug a Nun e La quasi luna) e anche se c’è solo un cinque pieno questo mese (A Christmas Carol, versione audiolibro), ci sono state molte letture particolarmente soddisfacenti, e forse solo una delusione, Paura, che però non mi impedirà di leggere altri romanzi dello stesso autore, Stefan Zweig (anche se la mancanza di tempo forse lo farà).
Friday Nights by Deborah DeWit
Friday Nights by Deborah DeWit

Questo mese c’è stata quindi una maggioranza di autori (ehm, autrici più che altro) collaudati e che ho già in progetto di continuare a leggere. Le eccezioni sono:

– Kevin Killeen, un esordiente con il suo Never Hug a Nun, gentilmente anticipato dalla casa editrice per una recensione. Pensavo di rimanere davvero delusa e invece mi sono divertita, anche se con il senno di poi posso affermare che è una lettura evitabile (nel contesto delle mie letture e dei miei gusti, ovviamente – obiettivamente è un bel memoir) e non credo cercherò mai i prossimi libri dell’autore;

– Kate Summerscale. Temevo che il suo Omicidio a Road Hill House fosse un mattone, invece si è rivelato appassionante, cosa positiva visto che mi interessava anche il suo libro successivo, Mrs. Robinson’s Disgrace.

– Kenneth Grahame. The Wind in the Willows è un classico per l’infanzia inglese e per questo mi ha sempre incuriosito e sono contenta di averlo letto, anche se non mi ha detto poi così tanto. Non credo che leggerò altri libri di Grahame.

– Jane Harris. Le osservazioni è un altro libro che ha fatto sicuramente molto parlare di sé. Fin da subito lo avevo adocchiato ma poi è rimasto molto tempo nella mia libreria, forse perché temevo una delusione. Leggere le prime pagine e appassionarsi è stato invece un tutt’uno. Ottimo anche perché già possiedo Gillespie and I e spero di leggerlo presto.

Sono quindi molto soddisfatta sia delle vecchie conoscenze che delle nuove. Qui sotto l’elenco completo delle letture di dicembre con i link ai singoli post.

Muriel Spark – The Comforters 4/5
Charles Dickens – A Christmas Carol 5/5 (rilettura)
Jasper Fforde – One of Our Thursdays is Missing 4/5
Barbara Pym – Jane and Prudence 4/5
Alexander McCall Smith – The Full Cupboard of Life 3/5
Monica Dickens – One Pair of Feet 4/5
Kevin Killeen – Never Hug a Nun 3/5
Kate Summerscale – Omicidio a Road Hill House 4/5
Kenneth Grahame – The Wind in the Willows 3/5
Betty Smith – Joy in the Morning 4/5
Penelope Fitzgerald – Offshore 4/5
Alice Sebold – La quasi luna 3/5
Roald Dahl – Boy 3/5
Stefan Zweig – Paura 3/5
Jane Harris – Le osservazioni 4/5

Buone letture a tutti!

Buon Anno!

gennaio 1, 2013 § 2 commenti

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