The Garden Party and Other Stories di Katherine Mansfield

gennaio 12, 2013 § 6 commenti

Durante le vacanze di Natale ho avuto più tempo, a colazione, di passare un buon tempo su Internet, leggendo qua e là notizie interessanti. Una mattina, sono incappata in questo articolo che, con la scusa di presentare un nuovo romanzo, parla in realtà della vita di Katherine Mansfield, autrice neozelandese piuttosto famosa, morta giovane di tubercolosi e autrice quasi esclusivamente di racconti. Nonostante la curiosità alta, avevo paura di una grossa delusione: come ho già detto spesso, non sono una fan dei racconti, e Katherine Mansfield è stata abbastanza vicina al Bloomsbury Group, pur non facendone parte, da ricordarmi la mia tormentata relazione con Virginia Woolf.

Nonostante tutto questo, ho osato e ho inserito fra le mie letture di gennaio la raccolta The Garden Party and Other Stories, che potrete trovare disponibile online qui. L’ho letto e – che dire? – mi sono innamorata. Katherine Manfield è stata un’esponente del modernismo, e ha vissuto la scena letteraria di Londra di inizio secolo, stringendo amicizia con Virginia Woolf e D. H. Lawrence, fa gli altri, e ha viaggiato parecchio, ma le sue storie si basano fortemente sulle sue origini neozelandesi, non solo nelle trame e ambientazioni, ma anche nel suo peculiare stile descrittivo che utilizza immagini della natura, di fiori, di colori che richiamano la sua terra.

The Garden Party and Other StoriesLe sue furono le prime storie in lingua inglese a rinunciare al concetto di trama tradizionale: si concentrano infatti su singoli momenti, svolte o realizzazioni particolari e si basano sui personaggi e sui loro umori. Anche se i racconti sono spesso ambientati nella Nuova Zelanda, spesso con protagoniste donne, quasi sempre della buona società, i temi affrontati sono molto universali: la solitudine, la differenza tra l’illusione – l’idealismo – e la realtà, la sfida ai ruoli tradizionali dell’uomo e della donna nella società. Sono racconti non particolarmente concisi ma il linguaggio non si permette una parola di troppo: in un inglese preciso, limpido, denso ed estremamente evocativo, Katherine Mansfield dipinge in poche parole i suoi personaggi, rivelandoli tutti in un singolo gesto o pensiero. La descrizione della natura è particolarmente vivida, coinvolgente. I temi della morte e del viaggio sono spesso ricorrenti (probabilmente legati alla vita da nomade della stessa Mansfield, e alla morte in guerra dell’amato fratello) senza essere opprimenti (l’autrice si limita a suggerire, anche grazie all’utilizzo del simbolismo).

The Garden Party and Other Stories è il classico libro che vorrei ricominciare a leggere non appena è finito, tanto sono sicura che scoprirei altri milioni di concetti e pensieri fra le sue pagine. In alternativa, vorrei procurarmi quanto prima questo libro, questo e questo: sembrano meravigliosi, anche perché la vita di Katherine Mansfield è stata particolarmente avventurosa e interessante. Nel caso in cui non vi avessi ancora convinti a leggere qualcosa di suo (online si trova molto), vi lascio con qualche stralcio della sua meravigliosa prosa (dal racconto At the Bay) e con la rivelazione che Virginia Woolf di lei nel suo diario scrisse che la sua era “the only writing I have ever been jealous of” (la sola scrittura di cui sia mai stata invidiosa).

The sun was rising. It was marvellous how quickly the mist thinned, sped away, dissolved from the shallow plain, rolled up from the bush and was gone as if in a hurry to escape; big twists and curls jostled and shouldered each other as the silvery beams broadened. The far-away sky – a bright, pure blue – was reflected in the puddles, and the drops, swimming along the telegraph poles, flashed into points of light. Now the leaping, glittering sea was so bright it made one’s eyes ache to look at it. 

To take things easy, not to fight against the ebb and flow of life, but to give way to it – that was what was needed. It was this tension that was all wrong. To live – to live! And the perfect morning, so fresh and fair, basking in the light, as though laughing at its own beauty, seemed to whisper, “Why not?”

It is lonely living by oneself. Of course, there are relations, friends, heaps of them; but that’s not what she means. She wants some one who will find the Beryl they none of them know, who will expect her to be that Beryl always. She wants a lover. 

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