More Baths, Less Talking di Nick Hornby

febbraio 4, 2013 § Lascia un commento

Il titolo di questa raccolta di articoli proviene da un aneddoto da un saggio di Esther Perel, Mating in Captivity: Sex, Lies and Domestic Bliss. L’autrice parla della contemporanea convinzione che l’intimità è intimità verbale, intimidendo così l’uomo (ma io direi anche la donna) che, incapace di parlare, viene accusato di essere incapace di impegnarsi. Perel racconta la storia di una coppia, Eddie e Noriko, che non potevano comunicare perché non condividevano la stessa lingua, e dovevano trovare modi alternativi di dimostrarsi il reciproco amore: cucinando l’uno per l’altro, preparandosi il bagno (da cui more baths, less talking).

More Baths, Less TalkingNick Hornby mi piace molto come romanziere ma trovo che sia ancora più affascinante quando parla di libri in qualità di lettore. E’ come se aprisse una finestra nella sua vita, da una prospettiva in cui i libri e il loro ruolo sono ovviamente privilegiati, ma è possibile anche sbirciare un po’ di più. E’ sempre estremamente avvincente imparare qualcosa sulla vita degli autori che ammiriamo e che illuminano le nostre giornate. Per lo più, però, trovo che gli autori che amo conducano (o abbiano condotto) vite molto, molto lontane dalla mia. Vite nelle quali è davvero difficile immedesimarsi. Nick Hornby sembra invece condurre una vita con cui è più facile relazionarsi, e questo aggiunge fascino a quello che è, a tutti gli effetti, il diario di un lettore, e che rappresenta, fra le altre cose, uno spunto per tutti noi ‘colleghi’.

L’autore ha una voce intelligente ed ironica e ci guida attraverso terreni spesso sconosciuti e spesso anche, direi, poco attraenti (Hornby ha la capacità di scegliere dei saggi e a volte anche dei romanzi dai temi davvero astrusi) senza mai perderci per strada. Non ho ancora capito, dopo aver letto tutte le sue raccolte, qual è l’ingrediente segreto della sua prosa, per cui mi rassegno e, semplicemente, leggo. Conosco alcuni dei libri recensiti (American Rust, Austerity Britain, i libri di Muriel Spark, Brooklyn, ecc.) per averli letti, o comprati, o per averne sentito parlare. Sono contenta che Hornby parli delle pubblicazioni della Mass Observation o di Charles Dickens, ma devo ammettere che la maggior parte dei volumi di cui si occupa è decisamente oscura, e se affrontate questo volume con la penna e il blocco di lato per prendere appunti, temo resterete delusi (anche per la mancanza di traduzione in italiano di molti dei libri citati).

L’approccio alla lettura e ai libri di Hornby è quello che accende il mio entusiasmo: il suo entusiasmo, l’interesse e alcune piccole osservazioni in cui mi riconosco molto (l’acquisto di volumi fatto pensando più a un nostro alter ego più evoluto – o semplicemente diverso – che ai nostri gusti reali, l’entusiasmo per un libro che ci spinge ad acquistarlo _subito_, per poi realizzare che dopo mesi è ancora intonso sui nostri scaffali). Soprattutto, la mancanza di snobismo e di gerarchie fra i libri che il nostro autore acquista e legge: saggi imponenti affiancano thriller, i classici si alternano ai libri per bambini, e, soprattutto, c’è sempre la vita reale che si intreccia alle nostre letture, che si palesi sotto forma di amici o familiari che esigono attenzioni o la stagione calcistica che assorbe tutte le attenzioni…

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