Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì di Katherine Pancol

febbraio 19, 2013 § Lascia un commento

Ultimo volume della trilogia di Katherine Pancol (Gli occhi gialli dei coccodrilliIl valzer lento delle tartarughe), Gli scoiattoli di Central Park sono tristi il lunedì ci parla di quanto le persone siano solite impedirsi il raggiungimento della felicità, boicottandosi per tutta una serie di motivi, che vanno dalla paura al dolore al carattere. Gli scoiattoli di Central Park il lunedì non sono tristi perché devono tornare al lavoro, ma perché dopo il weekend i turisti se ne vanno. Eppure gli scoiattoli la domenica non si risparmiano e agguantano tutta la felicità possibile, sotto forma di prelibati bocconcini, senza pensare a cosa succederà il giorno successivo. Josephine, Shirley, Hortense, Josiane e un po’ tutti i personaggi di questa saga familiare si bloccano invece, trovando ogni giorno una scusa buona per impedirsi di godere della vita.

E’ forse per questo che ho trovato questo romanzo un po’ meno avvincente rispetto ai precedenti, insieme a una certa lentezza di trama, cosa non sorprendente dato che stiamo parlando di un libro di ben 762 pagine. Eppure, nonostante una trama spesso confusionaria, in cui la voce narrante perde il filo e inserisce personaggi secondari più o meno interessanti ma che a un certo punto vengono abbandonati a se stessi o comunque non approfonditi a dovere (il piccolo gentiluomo, Becca, Dottie, il nuovo compagno di appartamento di Hortense), nonostante tutti i personaggi si abbandonino all’autocommiserazione e alla passività (e nonostante le 762 pagine) mi è dispiaciuto arrivare alla fine e dover abbandonare tutti. Si sa che questi libri sono romanzetti, ma proprio in quanto tali tengono compagnia in certi momenti della giornata e si fanno apprezzare.

Devo dire che forse la parte meno riuscita è proprio il finale: come fare a chiudere con soddisfazione delle trame così quotidiane e insieme incredibili? Forse era impossibile, ma ho trovato la scelta dell’autrice un po’ un tradimento nei confronti dei suoi personaggi (soprattutto Hortense, per quanto antipatica e assurda). In generale si ha l’impressione che la Pancol abbia scritto le ultime pagine con lo stesso entusiasmo con cui io appaio i calzini: il risultato è davvero banale. Finale a parte, ho trovato un po’ fastidioso Junior, o meglio la scelta di svilupparlo in questo modo ridicolo (ridicolo per lo meno nel contesto in cui è inserito, e anche perché di fatto si tratta solo di una scorciatoia). Devo dire però che questo librone mi ha tenuto compagnia e penso continuerò a leggere questa autrice.

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