Brooklyn di Colm Tóibín

febbraio 28, 2013 § Lascia un commento

Era da molto che desideravo leggere Brooklyn, una storia di emigrazione ambientata prima nell’Irlanda degli anni Cinquanta, poi nella Brooklyn degli stessi anni. La protagonista è un’adolescente di nome Eilis, per cui la sorella Rose, una bella ragazza estroversa e volitiva, già in possesso di un invidiabile posto di lavoro, organizza, insieme a un prete cattolico, il viaggio verso Brooklyn, dove l’aspettano una stanza in una pensione gestita da una donna irlandese e un lavoro in un grande negozio, con possibilità di fare carriera. Eilis preferirebbe rimanere a casa con la madre e la sorella, ma in Irlanda non riesce a trovare lavoro e anche tutti i suoi fratelli prima di lei sono emigrati (in Inghilterra) per trovare lavoro, per cui non protesta e parte. L’esperienza si rivela difficile già dal viaggio in nave, particolarmente turbolento, ma con il passare del tempo Eilis si ambienta, comincia a studiare contabilità e trova anche un fidanzato, un bravissimo ragazzo italiano di nome Tony. 

BrooklynBrooklyn è un romanzo che unisce due grandi qualità: da una parte, è avvincente, anche se obiettivamente non è che succeda moltissimo, dall’altra il finale, e in generale tutti gli avvenimenti del romanzo, non sono facilmente classificabili e quindi continuano a dare da pensare per molto tempo dopo aver chiuso il libro. Credo che la cosa che mi ha colpito di più sia stata la docilità con cui Eilis si lascia spedire oltreoceano, e in generale la disponibilità delle persone a trasferirsi in un paese diverso o a permettere che i propri familiari lo facciano. Io personalmente la trovo una scelta estremamente coraggiosa e non credo che sarei in grado di farla.

Brooklyn descrive davvero bene l’approccio ad un nuovo posto, gli adattamenti, la difficoltà ad interpretare le persone, i gesti, le situazioni, e soprattutto la nostalgia di Eilis, che mi ricorda tanto la mia quando sono stata sei mesi all’estero per l’Erasmus. Un altro aspetto interessante del romanzo è la descrizione di una Brooklyn d’epoca, anche se attraverso gli occhi di una immigrata europea (manca quasi completamente l’interazione con i ‘nativi’). Ho in particolar modo apprezzato le scene in cui viene descritto il comportamento di Eilis e delle altre commesse quando il negozio per cui lavorano decide di fare pubblicità presso le persone di colore (allestendo un banco dedicato a calze di tonalità adatte alla loro carnagione).

L’aspetto che mi è piaciuto di meno è la generale passività di Eilis. Mi sarebbe piaciuto vederla crescere nell’arco del romanzo, vederla trasformarsi in una persona che decide attivamente il corso della sua esistenza, invece mi sembra che dall’inizio alla fine si lasci trascinare dagli altri, pur non essendo mai pienamente convinta delle cose. Lo si vede molto bene nel suo rapporto con Tony e nelle sue scelte nella seconda parte del romanzo, due atteggiamenti che ho trovato particolarmente antipatici anche se forse, fino a un certo punto, comprensibili, soprattutto dato che Eilis sembra essere davvero giovane.

Un personaggio che mi sarebbe piaciuto approfondire (e che mi è parso troncato piuttosto bruscamente) è il professore ebreo di Eilis alla scuola di contabilità. Ho trovato la scena in cui parlano delle lezioni strana, e mi sarei aspettata di poter sapere qualcosa di più, dopo la breve conversazione di Eilis con il proprietario della libreria dove si reca a comprare i libri che il professore le ha consigliato. Un’occasione persa, o meglio appena accennata.

Riagganciandomi a quanto espresso prima relativamente alla passività di Eilis, non posso dire che il finale mi abbia soddisfatto. Eilis fa la scelta ‘giusta’, moralmente, però questa è una situazione, come dicevo prima, in cui è difficile capire quale è la scelta migliore, forse dipende solo dal carattere. La differenza la fanno le motivazioni della protagonista, e io ho l’impressione che lei si sia trovata a fare una scelta piuttosto che un’altra solo per passività, perché di fatto è stata costretta, perché è la soluzione più semplice. Nonostante questo, Brooklyn è un romanzo davvero bello, interessante, che consiglio.

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