Life of Pi

marzo 10, 2013 § Lascia un commento

Sono molti anni che sento parlare di Life of Pi (il romanzo è stato pubblicato nel 2001), ma non mi ha mai convinto la storia di un ragazzo che si ritrova nel bel mezzo dell’oceano in una barca con la sola compagnia di una tigre. L’anno scorso dal romanzo è stato tratto un omonimo film che è stato candidato all’Oscar (e ha vinto anche diversi premi) e che rientra nel mio progetto Oscar (vorrei vedere la maggior parte dei film candidati). Prima di vedere il film, ho deciso di leggere il libro.

Life of PiLa prima parte di Life of Pi mi ha sorpreso: racconta l’infanzia di Pi (Piscine), che vive a Pondicherry, situata nella parte dell’India ex colonia francese, insieme al fratello maggiore e ai genitori, che possiedono uno zoo. Pi cresce così a stretto contatto con gli animali e diventa sempre più interessato alla zoologia. Contemporaneamente, anche se la sua famiglia non è religiosa, Pi comincia a seguire ben tre religioni (induista, musulmana, cristiana) contemporaneamente, immerso nel suo amore per Dio.

Poiché la situazione politica in India diventa complicata, quando Pi è adolescente i genitori decidono di emigrare in Canada, e partono con un cargo insieme alla maggior parte dei loro animali, che sono stati venduti a zoo canadesi e americani. Purtroppo il cargo affonda al largo dell’oceano, e Pi si ritrova (dopo diverse tribolazioni) a dover condividere una scialuppa di salvataggio con una tigre di nome Richard Parker, che cerca di addomesticare.

*** E qui, vi avviso, cominciano gli spoiler. ***

La storia diventa sempre più incredibile quando Pi e Richard Parker si imbattono in un’isola che apparentemente fornisce loro cibo ed acqua, ma in realtà di notte diventa carnivora e inghiotte quanto è sulla sua superficie (risparmiando gli animali ed esseri umani che si riparano nella scialuppa oppure sugli alberi). Dopo mesi di navigazione, la scialuppa approda sulla costa sudamericana. La tigre scompare subito nella foresta, mentre Pi viene ricoverato in ospedale.

Life of Pi è un libro estremamente metaletterario: la cornice principale è la storia di uno scrittore canadese che si reca in India per scrivere il suo romanzo, e viene avvicinato da un locale che gli racconta una storia, la storia di Pi. Successivamente torna in Canada, dove ora Pi vive, e lo incontra più volte, facendosi raccontare la sua storia. La storia di Pi è intervallata da brevi incisi in cui lo scrittore lo descrive. Per complicare l’intreccio di storie e di livelli, lo scrittore canadese (ovviamente basato sullo stesso autore del romanzo) riporta la trascrizione di una conversazione avvenuta ancora nell’ospedale sudamericano tra Pi e due inviati della compagnia giapponese proprietaria del cargo, che vorrebbe capire le ragioni dell’affondamento. In questa conversazione, Pi racconta la sua storia, ma, di fronte all’incredulità dei suoi interlocutori, decide di offrire loro una seconda storia, brevemente delineata, una storia ‘senza animali’. Secondo questa versione, Pi si sarebbe trovato nella scialuppa insieme alla madre e a due marinai, e sarebbe rimasto solo in seguito ad una serie di atti efferati, una vera e propria carneficina. La presenza di una seconda storia insinua la possibilità che la storia ‘con gli animali’ di Pi sia solo una sua rivisitazione dovuta alla necessità di accettare gli orribili fatti occorsi (certamente più accettabili se avvenuti tra animali piuttosto che tra esseri umani).

L’insistenza sulle storie si chiarisce quando l’autore, in un’intervista, dice che voleva esplorare l’idea che la vita sia solo un’interpretazione, che tra noi e la realtà c’è la nostra immaginazione, che dà forma alla nostra visione della realtà. In questo contesto, l’autore sostiene che è meglio credere nella storia migliore, anche se non è necessariamente la storia reale. In generale l’autore, attraverso il protagonista Pi, sostiene che una visione della vita con un elemento trascendentale è migliore di una visione della vita puramente materialistica.

La realtà è che l’autore ci tende una trappola: ci racconta la sua storia, in cui un Pi ragazzino ci spiega che gli zoo non solo necessariamente un male, in quanto, se correttamente gestiti, permettono agli animali di vivere sani e in pace, lontani dai rischi di una sopravvalutata libertà. Poi crea un parallelo tra gli animali e la religione, insinuando che gli stessi uomini traggono un effetto positivo dalla presenza di una sovrastruttura forse artificiale quanto uno zoo, ma altrettanto effettiva nel proteggere le persone dai rischi della libertà da un credo religioso. Infine, rende la storia di Pi sempre più incredibile, portandoci pian piano ad abbandonare il raziocinio e la logica. Quando abbiamo ormai accettato l’incredibile storia di Pi, l’autore ci dice che forse, forse quella storia non era reale, ma solo un modo di gestire una situazione orribile, e ci chiede di scegliere quale storia preferiamo. E se noi lettori scegliamo la storia ‘con gli animali’ (forse perché ci abbiamo dedicato qualche ora di lettura, ed è durata trecento pagine, mentre la storia alternativa viene sviluppata in un paio di paginette), allora l’autore, per bocca di Pi, ci informa che abbiamo scelto Dio.

Per quanto in generale io sia d’accordo con l’autore che è meglio dare un senso alla propria esistenza e a quanto ci accade intorno piuttosto che concepire l’esistenza come un arido elenco di fatti, mi sono sentita ingannata da questo espediente non proprio onesto. La concezione che una religione (o di una visione della vita) che ci renda le cose più facili sia preferibile anche quasi moralmente all’agnosticismo o a una visione della vita realistica (non necessariamente arida) è molto presuntuosa.

*** fine spoiler ***

Devo ammettere che il ruolo della religione in Life of Pi è molto particolare: stiamo parlando di una religiosità piuttosto che di una religione in particolare. Pi segue tre religioni, e la mia scena preferita è senza dubbia quella in cui, a passeggio con la sua famiglia, Pi incontra i capi di tutte e tre le chiese che sta frequentando. Quando queste tre persone si rendono conto che Pi sta seguendo in parallelo tre religioni, iniziano a litigare fra di loro, ignorando le proteste di Pi che vuole solo amare Dio. In qualche modo non riesco però a collegare questo ragazzino così tollerante all’adulto quasi santone che non comprende le ragioni degli agnostici, e mi sarebbe piaciuto vedere di più della sua vita, capirlo meglio.

Posso apprezzare Life of Pi perché (anche grazie alle fantastiche discussioni su Goodreads, ci sono interpretazioni che assolutamente non avrei realizzato da sola) mi ha fatto pensare molto a come io vedo la vita e al posto che ha la religione nella mia esistenza, ma rimango dell’idea che un trabocchetto non sia il modo migliore di pubblicizzare un’idea, e che comunque a livello di ‘storia’ Life of Pi risulti, con l’esclusione della prima parte, piuttosto noiosa anche se non quanto temevo.

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